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Il mondo oltre il duello tra Stati Uniti e Cina

Nel panel sui nuovi protagonisti internazionali è emersa una geografia economica più frammentata, in cui contano medie potenze, demografia e tecnologia.


L’incontro “Nuovi protagonisti sullo scacchiere internazionale, chi avanza e chi rimane indietro” ha riunito Abdulla Ali Ateeq Obaid Alsubousi, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Adriana Castagnoli, storica dell’economia, Marcello Signorelli dell’Università di Perugia, Yang Yao della Shanghai University of Finance and Economics ed Enrico Franco del Corriere della Sera. Il confronto ha spostato l’attenzione oltre il tradizionale braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina, mettendo in evidenza l’ascesa di soggetti capaci di occupare spazi autonomi nella frammentazione dell’ordine globale.


Marcello Signorelli ha richiamato il peso della Cina come prima potenza economica se misurata a parità di potere d’acquisto e ha collegato questa forza alle proiezioni di crescita del prodotto mondiale. Yang Yao ha portato la prospettiva cinese, utile a leggere non solo la dimensione produttiva di Pechino, ma anche la sua capacità di costruire influenza attraverso tecnologia, finanza e relazioni commerciali. Adriana Castagnoli ha evidenziato il ruolo delle medie potenze, cioè Paesi che non dominano l’ordine mondiale ma lo condizionano negoziando con più blocchi.


In questa chiave si collocano la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e l’India. L’ambasciatore Alsubousi ha rappresentato il modello emiratino, fondato su diplomazia economica, investimenti, logistica, energia e finanza. L’India, richiamata nel dibattito come potenza demografica destinata a pesare sempre di più, mostra come il numero degli abitanti possa trasformarsi in mercato interno, forza lavoro e capacità negoziale. Enrico Franco ha guidato il confronto verso le ricadute politiche di questo scenario, nel quale nessun attore può più ragionare come se l’ordine internazionale fosse stabile.


Per imprese e istituzioni europee il messaggio è netto. La globalizzazione frammentata impone di presidiare più mercati, diversificare le catene di fornitura e valutare il rischio geopolitico come componente ordinaria delle decisioni economiche. Non basta più scegliere tra Washington e Pechino. Occorre comprendere come energia, materie prime, tecnologia, demografia e finanza stiano generando nuovi centri di potere, spesso più mobili e pragmatici delle tradizionali alleanze politiche.

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