Missione segreta a Mosca: il capo della CIA riapre il canale con il Cremlino
- Luca Baj

- 58 minuti fa
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Il viaggio non annunciato di John Ratcliffe rivela il ruolo dell’intelligence nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, tra guerra in Ucraina, Iran e scambi di detenuti
Un volo militare statunitense, una sosta in Lettonia e poche ore a Mosca: sono gli elementi visibili di una missione coperta dal riserbo. Secondo diverse testate americane, a bordo del C-17 partito dalla base di Joint Base Andrews si trovava John Ratcliffe, direttore della CIA, giunto nella capitale russa per una visita non annunciata. Né la Casa Bianca né l’Agenzia hanno chiarito ufficialmente finalità e interlocutori del viaggio.
La presenza del capo dell’intelligence americana assume un peso particolare perché avviene mentre i negoziati promossi dagli Stati Uniti per fermare la guerra in Ucraina attraversano una fase di stallo. La diplomazia tradizionale sembra così affiancata da un canale più discreto, capace di trasmettere avvertimenti, verificare le intenzioni dell’avversario e preparare eventuali intese senza l’esposizione di un vertice politico.
Durante la permanenza di Ratcliffe, Washington avrebbe chiesto a Kyiv di sospendere gli attacchi a lungo raggio contro le città russe. Il collegamento tra le due circostanze non è stato spiegato, ma la cautela operativa rafforza l’ipotesi di contatti delicati. Tra i dossier possibili figurano il conflitto ucraino, la tutela delle infrastrutture energetiche e lo scambio di detenuti: un terreno sul quale i servizi dei due Paesi hanno già mantenuto forme di cooperazione anche nei momenti di maggiore tensione.
Sul tavolo potrebbe esserci anche l’Iran. Mosca conserva stretti rapporti con Teheran, mentre l’amministrazione Trump tenta di aumentarne l’isolamento economico. La missione potrebbe quindi aver riguardato più crisi contemporaneamente o essere servita a consegnare un messaggio diretto sulle mosse russe. In assenza di conferme, queste restano ipotesi e non fatti accertati.
Il viaggio mostra comunque che, dietro il confronto pubblico fra Russia e Stati Uniti, sopravvive una diplomazia delle spie. È un dialogo privo di cerimoniale e comunicati, utilizzato quando l’urgenza richiede riservatezza e rapidità.


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