Lombardia, la sfida hi-tech corre su grafene e data center
- Luca Baj

- 24 giu
- Tempo di lettura: 2 min
La regione rafforza la strategia per attrarre capitali esteri e trasformarli in filiere industriali, energia recuperata e occupazione qualificata
La Lombardia accelera nell’attrarre investimenti ad alto valore aggiunto e sposta il baricentro della crescita industriale verso tecnologie strategiche: grafene, data center, energia e servizi avanzati. Il caso CamGraPhIC è il segnale più evidente. Il progetto per ricetrasmettitori ottici fotonici basati sul grafene, sostenuto da 211 milioni di euro pubblici, punta a realizzare in Lombardia una fase produttiva legata alla trasmissione dei dati attraverso la luce, con applicazioni in telecomunicazioni, automotive, aerospazio e difesa.
L’operazione supera il singolo impianto. La fotonica può ridurre i limiti dei chip tradizionali, aumentare velocità ed efficienza nel trasferimento dati e rafforzare la sovranità tecnologica in una filiera, quella dei semiconduttori, decisiva per competitività e autonomia produttiva. Per il territorio, la ricaduta attesa riguarda occupazione qualificata, università, ricerca, brevetti e servizi.
Il quadro si inserisce nella nuova strategia regionale di attrazione degli investimenti. Invest in Lombardy viene rafforzato come punto di accesso unico per gli operatori esteri, con il coinvolgimento del sistema camerale. L’obiettivo non è soltanto intercettare capitali, ma selezionare progetti capaci di integrarsi con le filiere locali di Pmi, start up, manifattura avanzata, scienze della vita, clean tech e Ict. Nel 2025 sono stati avviati o annunciati 34 progetti, con un impatto stimato vicino ai 2,8 miliardi di euro e migliaia di nuovi posti di lavoro.
Una direttrice rilevante è quella dei data center. La domanda di calcolo, cloud e intelligenza artificiale rende il Nord Italia un mercato sempre più appetibile per grandi operatori internazionali. Ntt Data ha annunciato un investimento superiore al miliardo per un nuovo centro in provincia di Milano, su un terreno di oltre 200mila metri quadrati e con potenza prevista di 128 megawatt. Altri operatori del cloud guardano all’hinterland milanese, attratti da connettività, competenze e prossimità ai clienti.
La crescita dei data center pone però un tema di sostenibilità. Sono infrastrutture energivore, che richiedono reti robuste, pianificazione urbanistica e recupero termico. In questo senso diventa significativo il modello Qarnot-A2A: il calore prodotto dai server può essere immesso nelle reti di teleriscaldamento e trasformato in energia utile per abitazioni e servizi. La tecnologia consente di leggere i data center non solo come consumatori di energia, ma come nodi integrati della transizione energetica urbana.
Accanto alla tecnologia emerge il capitale umano. L’arrivo di scuole internazionali e percorsi bilingui rafforza l’ecosistema necessario ad attrarre manager, tecnici e famiglie straniere. La competitività lombarda dipende dalla combinazione fra infrastrutture digitali, ricerca, logistica, finanza, formazione e servizi. Il passaggio decisivo sarà trasformare l’interesse degli investitori in insediamenti stabili, capaci di generare filiere locali, occupazione e innovazione.






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