Europa sempre più esposta a Wall Street: metà dei portafogli guarda agli Usa
- Luca Baj

- 1 giorno fa
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Il Mes segnala la crescita degli investimenti americani: fondi e assicurazioni sono il punto più vulnerabile in caso di brusca correzione
L’area dell’euro è sempre più esposta ai mercati finanziari statunitensi. Alla fine del 2025 gli Stati Uniti rappresentavano quasi metà degli investimenti di portafoglio: il 59% delle posizioni azionarie e il 36% di quelle obbligazionarie, contro circa un terzo nel 2013. Rapportata al Pil dell’area, l’esposizione verso azioni e titoli di debito Usa è salita al 46%, dal 18% registrato dodici anni prima.
A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Meccanismo europeo di stabilità nel suo Euro Area Stability Watch 2026. Il Mes considera una brusca correzione degli asset americani uno dei principali rischi esterni per l’economia europea, perché le perdite potrebbero propagarsi attraverso credito più restrittivo, minore liquidità e una riduzione della propensione al rischio.
Le banche dell’area euro risultano meno esposte: il rischio di credito verso gli Stati Uniti vale circa il 4,9% del rischio di credito complessivo, mentre i titoli di Stato americani rappresentano circa l’1,2% delle attività. La vulnerabilità maggiore si concentra nel settore finanziario non bancario. Assicurazioni e fondi pensione aziendali detengono circa 710 miliardi di euro di attività statunitensi, pari al 7% degli investimenti, soprattutto azioni e obbligazioni societarie.
Ancora più rilevante è il peso degli Stati Uniti nei fondi. I fondi obbligazionari e monetari dell’area euro hanno investito circa 1.000 miliardi di euro in obbligazioni emesse negli Usa; circa il 37% è costituito da Treasury. I fondi azionari hanno visto il patrimonio gestito crescere di oltre sette volte dal 2009, fino a 6.100 miliardi di euro a fine 2025, mentre la quota investita in attività statunitensi è passata dal 19% a quasi il 45%.
Il Mes ha simulato l’effetto di una correzione del 25% delle azioni statunitensi: il valore patrimoniale netto dei fondi azionari dell’area euro potrebbe ridursi di circa il 14%. Lo shock non resterebbe confinato ai mercati: minore ricchezza finanziaria delle famiglie, maggior costo del capitale per le imprese e riduzione del valore delle garanzie potrebbero irrigidire il credito bancario.
Sul quadro pesano inoltre valutazioni elevate dei titoli tecnologici, sostenute dalle aspettative sugli utili legati all’intelligenza artificiale, l’incertezza politica statunitense e i dubbi sulla traiettoria del debito pubblico federale. Rolf Strauch, capo economista del Mes, ha ricordato che l’integrazione finanziaria con gli Stati Uniti è insieme un punto di forza e una vulnerabilità e che i governi europei devono ricostituire margini fiscali e preservare la credibilità delle proprie politiche.
Il rapporto del Mes mette infine in relazione il rischio finanziario americano con quello geopolitico ed energetico. In uno scenario avverso che combina una forte correzione degli asset Usa con una nuova escalation delle tensioni in Medio Oriente, l’area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione e l’inflazione annuale potrebbe salire verso il 5%, in assenza di risposte monetarie o fiscali.





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