Acque e bibite italiane corrono negli USA mentre il beverage alcolico arretra
- Luca Baj

- 19 ore fa
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Nel 2025 il comparto analcolico cresce dell’11,1% sul mercato statunitense, in netta controtendenza rispetto a vino, birra e distillati.
Nel quadro complesso dell’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti emerge un dato in controtendenza: acque minerali e bevande analcoliche hanno chiuso il 2025 con una crescita dell’11,1%. La dinamica, riportata da Beverfood sulla base del Report sull’Economia Agroalimentare di BPER Banca, si distingue nettamente dal calo registrato da alcune delle principali categorie del beverage alcolico. Nello stesso mercato la birra italiana ha segnato -71%, i distillati -14,9% e il vino -9,2%, mentre il valore complessivo delle esportazioni agroalimentari italiane negli Stati Uniti è sceso a circa 7,4 miliardi di euro.
Il dato non va letto come un semplice spostamento dei consumi. Il segmento delle acque e dei soft drink beneficia di un posizionamento premium che può ridurre la sensibilità al prezzo e valorizzare origine, immagine e qualità percepita del prodotto italiano. È un modello rilevante quando dazi e costi logistici comprimono i margini delle imprese esportatrici. La capacità di trasferire parte dei maggiori costi sul prezzo finale dipende infatti dalla forza del marchio e dalla sostituibilità del prodotto: quanto più l’offerta è differenziata, tanto minore può essere la pressione concorrenziale esclusivamente sul prezzo.
Per le aziende italiane il mercato statunitense resta però un terreno ad alta complessità. La crescita di una categoria non elimina il rischio connesso a politiche commerciali, cambio, distribuzione e struttura dei costi. Al contrario, rende più evidente la necessità di strategie selettive: presidio dei canali ad alto valore, controllo delle condizioni contrattuali con importatori e distributori, tutela del marchio e attenzione alla composizione del prezzo finale. La performance delle bevande analcoliche mostra che il Made in Italy può conservare capacità espansiva anche in un mercato difficile, ma soprattutto quando la competizione non si riduce al costo unitario e viene sostenuta da identità, reputazione e riconoscibilità del prodotto.





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