Kehinde Wiley rimosso dall’ambasciata USA: l’arte pubblica entra nel terreno della dismissione
- Luca Baj

- 19 ore fa
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Il Dipartimento di Stato valuta se vendere il dipinto commissionato per Santo Domingo: al centro titolarità, autonomia curatoriale e politiche culturali.
La rimozione dall’ambasciata degli Stati Uniti a Santo Domingo di Young Artists After Siamesas 1960, dipinto di Kehinde Wiley commissionato dal programma federale Art in Embassies, apre un caso che supera la dimensione curatoriale. L’opera, installata nel 2015 e realizzata con giovani creativi dominicani, era stata concepita come strumento di diplomazia culturale. Ora il Dipartimento di Stato sta verificando se sia possibile procedere anche alla sua vendita.
La decisione è stata sostenuta dall’ambasciatrice Leah Campos, che ha presentato la rimozione come parte di un diverso indirizzo simbolico dell’ambasciata. Il caso assume rilievo perché Wiley non è un autore marginale nel programma: nel 2015 ricevette la Medal of Art del Dipartimento di Stato per il contributo ad Art in Embassies e alla diplomazia culturale americana. La sua notorietà crebbe con il ritratto ufficiale di Barack Obama per la National Portrait Gallery.
Sul piano istituzionale, il nodo più delicato riguarda lo status dell’opera pubblica commissionata per una sede diplomatica. Un’eventuale dismissione non è assimilabile alla semplice sostituzione di un arredo: occorre stabilire titolarità, vincoli contrattuali, poteri di alienazione e destinazione del ricavato. Per questo il Dipartimento di Stato ha indicato di essere ancora nella fase di verifica della praticabilità giuridica della vendita.
Il passaggio mette inoltre in evidenza quanto i programmi di arte pubblica siano esposti al mutamento delle politiche culturali. Art in Embassies, attivo in forma istituzionale dal 1963, utilizza opere nelle rappresentanze diplomatiche come strumenti di relazione e immagine internazionale. Quando cambia il criterio con cui viene definito ciò che rappresenta il Paese, cambia anche il valore attribuito alle opere selezionate. Il caso Wiley diventa così un precedente rilevante per il rapporto tra committenza pubblica, autonomia curatoriale, patrimonio, conservazione e indirizzo politico nelle istituzioni federali.





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