Data center europei, l’energia sposta gli investimenti verso Milano
- Luca Baj

- 31 ago
- Tempo di lettura: 2 min
I limiti delle reti nei grandi hub aprono spazio a nuovi mercati, ma la potenza disponibile resta il vero discrimine
Nel mercato europeo dei data center la domanda continua a crescere, ma la capacità di trasformare i progetti in impianti operativi dipende sempre più dall’accesso all’elettricità. Il rapporto EMEA Data Centre Markets H1 2026 di Colliers rileva 12,5 gigawatt di capacità già attiva nell’area, circa 7 gigawatt in costruzione o in pianificazione avanzata e ben 78 gigawatt di iniziative ancora in fase preliminare.
La distanza tra progetti annunciati e capacità concretamente realizzabile misura il principale rischio del settore. Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino restano i maggiori poli europei, ma devono affrontare congestione delle reti, tempi lunghi per le connessioni, scarsità di terreni e vincoli urbanistici e ambientali. La disponibilità di capitale e la domanda di servizi cloud, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali sovrane non bastano quando manca una fornitura elettrica certa.
Questo squilibrio amplia il raggio d’azione degli investitori verso mercati in crescita, tra cui Milano, Madrid, Lisbona, Helsinki e alcune città dell’Europa centro-orientale. Il capoluogo lombardo beneficia della posizione economica, della connettività e della concentrazione di imprese, ma l’ingresso nei radar internazionali non equivale automaticamente alla realizzazione degli impianti. Ogni progetto deve dimostrare la disponibilità di potenza, la sostenibilità dei tempi autorizzativi e la capacità della rete locale di assorbire carichi elevati e continuativi.
Per il real estate si tratta di asset ad alta intensità di capitale, nei quali il valore dell’area dipende meno dalla sola localizzazione e sempre più dalla vicinanza a sottostazioni, dorsali in fibra e infrastrutture energetiche affidabili. Una connessione già assicurata può diventare un vantaggio competitivo decisivo; una previsione di allaccio non sufficientemente solida può invece rinviare l’entrata in esercizio e alterare rendimento e finanziabilità dell’operazione.





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