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Dolce & Gabbana, tregua sui covenant: ora il nodo è la liquidità

Le banche sospendono i test finanziari fino al 2028, mentre il gruppo deve ridurre la leva e rafforzare la capacità di generare cassa.


Dolce & Gabbana ha ottenuto dal pool di banche finanziatrici una deroga rispetto alla violazione di alcuni covenant, accompagnata dalla sospensione dei test sui parametri finanziari fino al 31 marzo 2028. L’intesa interviene dopo un esercizio chiuso con ricavi di gruppo in calo del 2%, a circa 1,86 miliardi di euro, una perdita operativa superiore a 100 milioni e un indebitamento finanziario netto salito a 464,5 milioni, rispetto ai 379,6 milioni dell’anno precedente. Il dato centrale è quindi la combinazione tra pressione sulla redditività e incremento della leva finanziaria.


La rinegoziazione non equivale a una remissione del debito. Le banche hanno rinunciato, per il periodo concordato, ad attivare i rimedi connessi alla violazione dei covenant, mentre la maison si è impegnata a rafforzare la liquidità attraverso operazioni di finanza straordinaria e a riportare entro il 2028 il rapporto tra debito netto ed Ebitda sotto quota 3. Tra le opzioni considerate rientrano operazioni su asset e altre iniziative capaci di generare cassa. Il gruppo ha inoltre già raccolto 150 milioni di euro mediante l’estensione fino al 2050 dell’accordo di licenza eyewear con EssilorLuxottica.


La situazione segnala una fase di riequilibrio nella quale il valore del marchio e la capacità commerciale devono tradursi in una maggiore generazione di cassa. La crescita del beauty ha compensato solo parzialmente la debolezza del core business moda, esposto al rallentamento della domanda internazionale e a un contesto segnato da tensioni geopolitiche e dazi. Per Dolce & Gabbana la priorità finanziaria diventa quindi ridurre la leva senza comprimere gli investimenti strategici, preservando al tempo stesso continuità operativa, rete distributiva e posizionamento nel lusso globale. Anche la struttura delle licenze assume rilievo, perché può trasformare attività a basso assorbimento di capitale in fonti immediate di liquidità, senza alterare il controllo creativo e commerciale del marchio.

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