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Pearl Global guarda al Nord Africa: la moda ridisegna la supply chain

Il fornitore di Zara, Levi’s e Gap valuta nuovi impianti più vicini all’Europa per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.


Pearl Global Industries sta valutando nuove capacità produttive nel Nord Africa e in Paesi come la Giordania con l’obiettivo di servire più rapidamente i clienti europei e ridurre la dipendenza dal mercato statunitense. Il gruppo indiano, fornitore di marchi internazionali tra cui Zara, Levi’s e Gap, dispone già di impianti in India, Bangladesh, Vietnam, Indonesia e Guatemala. La possibile espansione verso l’area mediterranea segnala una nuova fase di regionalizzazione della supply chain dell’abbigliamento.


Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno progressivamente ridotto il loro peso sul fatturato di Pearl Global: dal livello superiore all’85% registrato nell’esercizio 2021 a circa il 50% attuale. Parallelamente il gruppo ha rafforzato la presenza commerciale in Spagna, Regno Unito, Giappone e Australia, mentre l’Unione europea rappresenta ormai circa il 16-17% dei ricavi. La logica industriale è chiara: avvicinare parte della produzione ai mercati finali, contenere i tempi di trasporto e limitare l’esposizione a shock tariffari o logistici.


La strategia riflette un fenomeno più ampio. I produttori asiatici di abbigliamento stanno ripensando la geografia delle fabbriche per gestire dazi, rischi geopolitici, volatilità dei noli e richieste dei brand sulla velocità di consegna. Nord Africa e Giordania possono offrire un vantaggio di prossimità rispetto all’Europa, mantenendo al tempo stesso una struttura dei costi competitiva.


Per i committenti occidentali il cambiamento può tradursi in maggiore diversificazione e minore concentrazione del rischio. Per Pearl Global, invece, il progetto comporta investimenti, selezione di partner e gestione di nuovi standard operativi. La competitività non dipenderà più soltanto dal costo unitario del capo, ma dalla capacità di offrire tempi, flessibilità e resilienza lungo l’intera catena di fornitura. La vicinanza produttiva diventa un fattore negoziale nei rapporti con i brand, per collezioni con cicli più brevi e rischio di invenduto.

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