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Intelligenza artificiale, i nuovi imperi digitali incidono sulle decisioni

Il dialogo tra Sabino Cassese e Paolo Benanti ha mostrato che l’intelligenza artificiale non è soltanto tecnologia produttiva, ma una nuova architettura del potere economico e regolatorio.


Nell’incontro dedicato agli “imperi digitali” sono intervenuti Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, e Paolo Benanti, docente alla LUISS Guido Carli. Il programma ufficiale del Festival indica tra i protagonisti anche Luca Salvioli, giornalista del Sole 24 Ore e coordinatore di Lab24. Il tema discusso è stato l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla nuova globalizzazione, con un potere che si concentra tra Stati Uniti, Cina e grandi imprese detentrici di dati, infrastrutture e capacità tecnologiche.


Il confronto ha messo in evidenza che la globalizzazione digitale non replica i modelli tradizionali del commercio internazionale. Le piattaforme, i data center, i sistemi di calcolo e gli algoritmi producono regole di fatto, perché orientano accesso alle informazioni, organizzazione del lavoro, consumo, credito, sicurezza e decisioni pubbliche. Cassese ha portato nel dibattito il profilo istituzionale: quando soggetti privati globali assumono funzioni para-regolatorie, il diritto pubblico deve interrogarsi sulla propria capacità di controllo. Benanti ha richiamato la dimensione etica e antropologica dell’innovazione, sottolineando che l’algoritmo incide sulla persona quando partecipa alla formazione delle scelte.


Il punto giuridico è la responsabilità. Se una decisione automatizzata produce effetti economici o sociali, occorre comprendere chi risponde dell’esito: sviluppatore, utilizzatore, impresa, pubblica amministrazione o piattaforma. La trasparenza algoritmica diventa condizione minima per evitare che l’efficienza tecnologica si trasformi in opacità decisionale. Il tema non riguarda soltanto l’applicazione dell’intelligenza artificiale nel lavoro, ma la quotidianità: selezione delle notizie, profilazione, accesso a servizi, valutazione dei rischi e distribuzione delle opportunità.


L’incontro ha mostrato che la nuova globalizzazione è anche una competizione di sovranità regolatoria. Gli Stati devono governare poteri privati che operano oltre i confini, mentre le imprese tecnologiche definiscono standard, tempi e infrastrutture dell’economia digitale. La questione non è frenare l’innovazione, ma impedire che l’innovazione diventi potere non controllato.

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