G20, Putin e Iran: la diplomazia entra nella strategia delle sanzioni
- Luca Baj

- 3 ore fa
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Washington valuta il ritorno del presidente russo mentre intensifica la pressione finanziaria su Teheran e cerca il coinvolgimento di Pechino
Il possibile ritorno di Vladimir Putin al G20 diventa una variabile della strategia economica americana contro l’Iran. Secondo informazioni raccolte dal Corriere della Sera, Donald Trump starebbe valutando un invito al presidente russo al prossimo vertice dei leader e avrebbe mantenuto informata anche la Cina, senza che sia stata ancora assunta una decisione definitiva. L’ipotesi arriva dopo il rientro della Russia ai lavori ministeriali del G20 ospitati dagli Stati Uniti.
La scelta avrebbe un significato che va oltre il protocollo diplomatico. Washington sta intensificando la pressione finanziaria su Teheran e il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato una sequenza di nuove sanzioni rivolte a banche e soggetti che facilitano i flussi economici iraniani. Tra i comparti potenzialmente interessati figurano anche trasporto aereo, attività marittime e asset digitali, con l’obiettivo dichiarato di restringere ulteriormente l’accesso dell’Iran al sistema finanziario internazionale.
La riuscita di questa strategia dipende da Cina e Russia. Pechino resta un interlocutore essenziale per i flussi energetici iraniani e per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, mentre Mosca mantiene rapporti politici con Teheran e ha criticato la pressione americana. Un canale diretto con entrambi i Paesi può quindi servire a ridurre gli spazi attraverso i quali l’Iran può compensare le restrizioni occidentali.
Il dossier crea però tensioni con diversi governi europei, già contrari alla normalizzazione della presenza russa nei consessi internazionali mentre continua la guerra in Ucraina. Per imprese, banche e operatori logistici il punto più rilevante resta l’ampliamento del rischio sanzionatorio: nuove misure statunitensi possono colpire non soltanto soggetti iraniani, ma anche intermediari esteri accusati di facilitare transazioni, trasporti o conversione dei proventi energetici. Il rischio può estendersi anche alle controparti europee attive sulle rotte commerciali dell’area.


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