Mirafiori si ferma ancora: la crisi dei volumi investe anche l’indotto
- Luca Baj

- 2 ore fa
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Stellantis aggiunge nuove giornate di stop alla Carrozzeria: carenza di componenti, fornitori in cassa e personale interinale sotto pressione
La ripartenza di Mirafiori torna a interrompersi. Stellantis ha comunicato alle rappresentanze sindacali altri due giorni di fermata produttiva, il 7 e l’8 settembre, alla Carrozzeria dello stabilimento torinese, dopo lo stop già disposto dal 2 al 4 settembre. L’azienda ha indicato ancora una volta la carenza di componenti legati ai motori della Fiat 500 Hybrid come causa immediata della sospensione.
La sequenza di fermate rende più fragile un rilancio che avrebbe dovuto sostenere i volumi del polo automobilistico. All’inizio del mese Stellantis aveva spiegato che la richiesta di vetture ibride risultava superiore alla disponibilità di componenti prodotti dalla filiera motoristica, con un collo di bottiglia che interessava in particolare Teksid. I sindacati contestano però che il problema possa essere letto soltanto come difficoltà di approvvigionamento e chiedono nuovi modelli per saturare gli impianti.
La Fiom di Torino teme che le interruzioni possano estendersi ad altri reparti, come le Presse, e segnala ripercussioni già visibili sulle aziende dell’indotto, costrette a ricorrere alla cassa integrazione o a non confermare personale temporaneo. Particolare attenzione riguarda i circa 400 interinali entrati a gennaio, la cui permanenza diventa più incerta se il calendario produttivo continua a ridursi.
Il quadro locale si inserisce nella più ampia difficoltà dell’automotive europeo. Una parte consistente della componentistica piemontese lavora anche per costruttori tedeschi e risente quindi contemporaneamente della ristrutturazione di Volkswagen e delle discontinuità di Stellantis. Per Mirafiori il nodo resta la capacità di ottenere volumi stabili e nuovi modelli, perché la sola 500, nelle versioni elettrica e ibrida, non appare sufficiente a garantire continuità produttiva a una struttura che dipende ancora dagli ammortizzatori sociali. Ogni nuova fermata riduce ricavi e visibilità sugli ordini dei fornitori, aggravando la pressione sull’intera filiera.





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