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Ex Ilva, l’indotto apre le procedure per oltre 2.500 lavoratori

Ex Ilva, l’indotto apre le procedure per oltre 2.500 lavoratori

Ventotto imprese avviano i licenziamenti collettivi mentre lo stop dell’area a caldo mette sotto pressione l’intera filiera siderurgica


La crisi dell’indotto dell’ex Ilva compie un salto di scala. Ventotto imprese associate ad Aigi hanno trasmesso ai sindacati le comunicazioni per l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo che coinvolgono oltre 2.500 lavoratori, mentre la prospettiva dello stop dell’area a caldo di Taranto continua a comprimere commesse, liquidità e capacità di programmazione delle aziende dell’appalto.


Il passaggio è più grave degli allarmi emersi nelle settimane precedenti, quando si parlava soprattutto di cassa integrazione e di un rischio occupazionale nell’ordine di un migliaio di addetti. Le procedure non equivalgono a licenziamenti già perfezionati, ma aprono formalmente il confronto previsto per le riduzioni collettive di personale e rendono immediata la necessità di una soluzione industriale.


Aigi collega l’iniziativa alla mancanza di prospettive certe sul futuro produttivo dello stabilimento e alla decisione della Corte d’Appello di Milano che, salvo nuovi sviluppi giudiziari, impone lo stop dell’area a caldo entro la fine di ottobre. L’8 settembre è previsto un nuovo confronto a Palazzo Chigi, mentre il giorno precedente la Corte dovrà esaminare l’istanza di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva.


Il rischio economico supera i confini dello stabilimento. Manutenzioni, trasporti, servizi industriali, impiantistica e forniture specialistiche dipendono in misura rilevante dalla continuità del ciclo siderurgico. Una perdita rapida di personale e competenze nell’indotto può ridurre la capacità di riavviare gli impianti anche qualora venga definito un nuovo assetto proprietario. Sul dossier resta inoltre aperta la ricerca di un investitore, con la cordata italiana promossa da Federacciai tra i soggetti interessati agli asset del gruppo. Lo spegnimento degli impianti richiede inoltre tempi tecnici e attività di sicurezza, rendendo più rischiosa una rapida perdita delle imprese specializzate presenti nel sito.

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