top of page

Export italiano, il sistema Paese cerca una regia unica

Tajani e gli operatori economici indicano nell’internazionalizzazione coordinata la leva per difendere crescita, imprese e manifattura


L’export resta uno dei pilastri dell’economia italiana, ma il contesto nel quale le imprese si muovono è profondamente mutato. Al Festival dell’Economia, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, intervistato da Adriana Cerretelli, ha collegato la crescita sui mercati esteri alla stabilità geopolitica, alla sicurezza delle rotte commerciali e alla capacità dello Stato di accompagnare le imprese nei Paesi strategici.


Il punto giuridico-economico è chiaro: l’internazionalizzazione non dipende più soltanto dalla qualità del prodotto, ma anche dalla capacità di leggere dazi, standard tecnici, certificazioni, regole doganali, rischi politici, strumenti assicurativi e finanziari. Per questo Tajani ha rivendicato il ruolo della Farnesina come sede di coordinamento della diplomazia economica, con ambasciate, camere di commercio, Simest, Sace e Agenzia ICE chiamate a operare come rete unitaria.


Il tema è stato ripreso anche nel panel dedicato alla sfida dell’export italiano, moderato da Nicoletta Picchio, con Fulvio Giorgi, Ruggero Lensi, Federico Silvestri, Maurizio Tarquini, Mario Vattani e Matteo Zoppas. Dal confronto è emersa una linea comune: la concorrenza internazionale non si affronta con iniziative isolate, ma con una strategia di sistema Paese.


La frammentazione dimensionale delle imprese italiane rimane una criticità. Per esportare stabilmente servono capitale, continuità produttiva, conoscenza regolatoria e capacità di presidiare mercati lontani. In questo senso, certificazioni di qualità, standard condivisi e strumenti digitali di analisi dei dati diventano veri presidi competitivi.


L’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro la fine del 2027 assume quindi una valenza non solo quantitativa, ma ordinamentale. Richiede coordinamento tra politica estera, politica industriale, finanza agevolata e tutela del Made in Italy. La qualità italiana rimane un vantaggio, ma va difesa con regole, investimenti e una presenza istituzionale stabile nei mercati più complessi.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page