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Calenda e l’Europa dei giovani, la politica economica cerca una nuova legittimazione

Nel dialogo con Emilia Patta, il leader di Azione ha collegato energia, difesa, sanità e istruzione alla capacità europea di offrire futuro e dignità alle nuove generazioni.


L’intervento di Carlo Calenda, senatore e segretario di Azione, ha inserito il tema dei giovani dentro una cornice di politica economica europea. Il titolo dell’incontro, dedicato all’ultima chiamata per l’Europa, non ha avuto un significato retorico, ma istituzionale: il futuro delle nuove generazioni dipende dalla capacità dell’Unione di assumere decisioni comuni nei settori che determinano autonomia strategica, crescita e coesione sociale. In dialogo con Emilia Patta del Sole 24 Ore, Calenda ha attraversato energia, difesa, sanità e istruzione come capitoli di un’unica questione: senza poteri effettivi e investimenti condivisi, l’Europa rischia di restare uno spazio regolatorio forte ma politicamente insufficiente.


Il punto centrale riguarda il rapporto tra dignità della persona e competitività. In un mercato globale segnato da poteri tecnologici, tensioni geopolitiche e transizioni industriali, la promessa europea non può limitarsi alla tutela formale dei diritti, ma deve garantire condizioni materiali di partecipazione. Energia accessibile, sistemi sanitari sostenibili, formazione adeguata e difesa comune non sono ambiti separati; costituiscono la base economica entro cui i giovani possono progettare vita, lavoro e impresa.


La Sala di Rappresentanza del Palazzo della Regione, incapace di contenere tutto il pubblico interessato, ha reso visibile la domanda di confronto su una crisi di fiducia che investe la politica europea. La posizione europeista richiamata da Calenda presuppone infatti un salto di qualità: non più un’Europa percepita come vincolo esterno, ma come ordinamento capace di protezione attiva. Ciò implica scelte di bilancio, priorità industriali e responsabilità politiche più chiare.


Il profilo giuridico è altrettanto rilevante. Le competenze europee, se frammentate o esercitate con eccessiva lentezza, non bastano a fronteggiare mercati globali nei quali Stati Uniti, Cina e grandi piattaforme digitali agiscono con capacità decisionale concentrata. L’ultima chiamata evocata nel confronto riguarda dunque la trasformazione dell’Unione da spazio di regole a soggetto politico-economico. Per i giovani, questa trasformazione vale come garanzia di futuro; per le imprese, come condizione di stabilità; per gli Stati membri, come prova di maturità istituzionale.


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