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Al-Aqsa, perché la moschea di Gerusalemme è così importante per musulmani ed ebrei

1 giorno fa
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Nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme esiste un luogo nel quale religione, storia e politica si sovrappongono come in pochi altri punti del pianeta. È il complesso conosciuto dai musulmani come Haram al-Sharif, il Nobile Santuario, e dagli ebrei come Monte del Tempio. Al suo interno si trovano la moschea di Al-Aqsa e la Cupola della Roccia, monumenti centrali della tradizione islamica, mentre per l'ebraismo la stessa area coincide con il luogo nel quale sorgevano il Primo e il Secondo Tempio. Questa duplice sacralità spiega perché qualsiasi cambiamento nelle modalità di accesso, nella presenza delle forze di sicurezza o nelle pratiche religiose possa trasformarsi rapidamente in una questione politica capace di produrre tensioni ben oltre Gerusalemme.


Per l'Islam, Al-Aqsa rappresenta uno dei luoghi più sacri dopo la Grande Moschea della Mecca e la Moschea del Profeta a Medina. La tradizione musulmana collega il sito al viaggio notturno del profeta Maometto, ricordato nel Corano, e alla successiva ascensione al cielo. Gerusalemme fu inoltre la prima direzione verso la quale i musulmani si rivolgevano durante la preghiera, prima che la qibla venisse orientata verso la Mecca. Nel corso dei secoli il complesso è quindi diventato un riferimento religioso e identitario per l'intero mondo islamico, assumendo una rilevanza particolarmente forte per i palestinesi. Quando si parla di Al-Aqsa, inoltre, il nome viene frequentemente utilizzato in senso più ampio per indicare l'intera spianata e non soltanto l'edificio della moschea con la cupola argentata.


Per l'ebraismo, la stessa altura possiede un significato altrettanto profondo. La tradizione identifica il Monte del Tempio come il luogo sul quale sorgevano i due grandi Templi di Gerusalemme, centro della vita religiosa ebraica nell'antichità. Il Primo Tempio, tradizionalmente associato al re Salomone, fu distrutto dai Babilonesi nel VI secolo avanti Cristo; il Secondo, successivamente ricostruito e ampliato, venne distrutto dai Romani nel 70 dopo Cristo. Del complesso antico il Muro Occidentale, conosciuto anche come Muro del Pianto, costituisce il principale luogo di preghiera accessibile agli ebrei e si trova immediatamente ai piedi della spianata. Il Monte del Tempio resta però, sul piano religioso e storico, il luogo più sacro dell'ebraismo.


La gestione di questo spazio è resa particolarmente delicata dal cosiddetto status quo, un insieme di consuetudini sviluppatesi nel tempo e consolidate dopo il 1967, quando Israele conquistò Gerusalemme Est durante la Guerra dei Sei Giorni. Israele mantiene il controllo della sicurezza e degli accessi, mentre l'amministrazione religiosa islamica è affidata al Waqf di Gerusalemme, legato alla Giordania. In base all'assetto tradizionale, i musulmani possono pregare nel complesso, mentre i non musulmani possono visitarlo in giorni e orari stabiliti ma non dovrebbero svolgervi preghiere. Proprio l'interpretazione e l'applicazione di queste regole sono diventate negli anni una delle questioni più controverse.


Una parte crescente del movimento nazional-religioso israeliano chiede infatti maggiori possibilità di preghiera ebraica sul Monte del Tempio, mentre per palestinesi, Giordania e numerosi Paesi musulmani simili iniziative rappresentano il rischio di una modifica dello status quo. Anche semplici visite di esponenti politici israeliani possono assumere una forte valenza simbolica. Il timore palestinese è che una graduale normalizzazione della preghiera ebraica possa costituire il primo passo verso una trasformazione degli equilibri esistenti. Sul versante israeliano, invece, i sostenitori dell'accesso rivendicano il diritto degli ebrei a pregare nel luogo considerato più sacro dalla propria religione. Due letture incompatibili che rendono ogni episodio potenzialmente esplosivo.


La questione assume una dimensione ancora maggiore perché Gerusalemme Est è al centro del conflitto israelo-palestinese. Israele considera Gerusalemme la propria capitale indivisa, mentre i palestinesi rivendicano la parte orientale della città come capitale di un futuro Stato. La comunità internazionale non riconosce generalmente l'annessione israeliana di Gerusalemme Est. Il complesso di Al-Aqsa diventa così contemporaneamente luogo religioso, simbolo nazionale e terreno della disputa sulla sovranità. Le tensioni sulla spianata hanno ripetutamente contribuito ad alimentare proteste, scontri e crisi più ampie tra israeliani e palestinesi.


È questa sovrapposizione a rendere Al-Aqsa molto più di una moschea e il Monte del Tempio molto più di un sito archeologico. Ogni gesto compiuto nell'area viene interpretato attraverso secoli di memoria religiosa e decenni di conflitto politico. Per milioni di musulmani la difesa di Al-Aqsa riguarda uno dei santuari fondamentali dell'Islam; per milioni di ebrei la stessa altura custodisce il centro spirituale dell'antica Gerusalemme. La gestione degli accessi e delle preghiere diventa quindi una questione capace di incidere direttamente sugli equilibri tra Israele, palestinesi, Giordania e mondo islamico, facendo di pochi ettari della Città Vecchia uno dei luoghi geopoliticamente più sensibili del Medio Oriente.

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