
Caro energia, il rischio corre lungo scorte e capitale circolante

Scorte e capitale circolante amplificano il caro energia: elettronica, tessile, automotive, metalli e carta tra i più esposti.
Il nuovo shock di petrolio e gas non colpisce allo stesso modo tutte le imprese. A fare la differenza non è soltanto l’intensità energetica della produzione, ma anche la quantità di capitale immobilizzata nelle scorte e il tempo necessario a trasformare gli esborsi operativi in ricavi. È il tema evidenziato dall’analisi di Allianz Trade richiamata da Ludovic Subran, capo economista del gruppo.
L’indicatore chiave è il cash conversion cycle, cioè il numero di giorni impiegati dall’impresa per recuperare attraverso le vendite il capitale assorbito dal ciclo operativo. A livello globale l’indicatore è salito a circa 67 giorni di fatturato, tre in più rispetto alla media dell’ultimo decennio e vicino al picco di 68 giorni registrato nel 2023. Un quarto dei settori analizzati supera oggi i 107 giorni.
La trasformazione delle catene di fornitura spiega una parte del fenomeno. Dopo anni dominati dal modello “just in time”, molte aziende stanno aumentando le scorte per proteggersi da interruzioni logistiche, tensioni geopolitiche e frammentazione commerciale. La maggiore resilienza, però, ha un prezzo: cresce il fabbisogno di capitale circolante proprio mentre energia e costo del denaro restano elevati.
Tra i comparti più esposti figurano elettronica, farmaceutica, tessile, componentistica automotive, metalli e carta. Sono settori con magazzini rilevanti e cicli di conversione lunghi, quindi con minori margini per assorbire ulteriori rincari senza tensioni finanziarie. Trasporti, computer, telecomunicazioni ed energia mostrano invece una dinamica più favorevole del ciclo di cassa.
Per le imprese industriali il rischio energetico diventa così anche un rischio finanziario: scorte, liquidità e capacità di trasferire i costi sui prezzi assumono un peso crescente nelle decisioni su produzione, investimenti e continuità delle forniture.






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