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Sanzioni privacy, il termine dei 120 giorni resta al centro del confronto

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Sanzioni privacy, il termine dei 120 giorni resta al centro del confronto

Le sentenze 24861 e 24862/2026 riaprono il confronto sul termine di 120 giorni nei procedimenti sanzionatori.


Il termine di 120 giorni nei procedimenti sanzionatori del Garante privacy torna al centro dell’attenzione dopo le sentenze della Cassazione civile, Prima Sezione, nn. 24861 e 24862 del 31 agosto 2026, pronunciate all’esito dell’udienza pubblica del 24 giugno. Le decisioni intervengono su un punto rilevante: quando inizia a decorrere il termine e quale atto deve essere compiuto entro la sua scadenza.

Secondo la lettura resa pubblica dal Garante, il termine previsto dalla tabella B, punto 2, del regolamento n. 2/2019 decorre dal definitivo accertamento della violazione e riguarda la notifica della contestazione, non l’adozione dell’ordinanza-ingiunzione finale. L’accertamento definitivo non coincide con la prima notizia dell’illecito: occorre che l’Autorità disponga degli elementi necessari per valutare compiutamente la condotta, anche attraverso il contraddittorio con il soggetto interessato.

La sentenza n. 24861 distingue inoltre il procedimento sul reclamo dal successivo procedimento correttivo e sanzionatorio, richiamando l’articolo 166, comma 5, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Per il provvedimento finale opera, nella ricostruzione del Garante, il limite della prescrizione quinquennale previsto dall’articolo 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Sul significato complessivo delle pronunce resta però un dibattito interpretativo. Alcuni commentatori sottolineano che la sentenza n. 24862 richiama precedenti nei quali i 120 giorni sono qualificati come termine perentorio della fase sanzionatoria e ritengono quindi non definitivamente risolta la questione del suo esatto perimetro.

Per imprese e titolari del trattamento il dato pratico è che dies a quo, contestazione e sviluppo dell’istruttoria devono essere ricostruiti con precisione. Nei giudizi di opposizione alla sanzione, la cronologia dell’accertamento può diventare decisiva quanto il merito della violazione.

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