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Borse in attesa della Fed, Asia positiva mentre il petrolio arretra e il gas continua a salire

4 ore fa
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I mercati finanziari internazionali si muovono all'insegna della prudenza, con gli investitori concentrati sulle decisioni della Federal Reserve e sulle persistenti tensioni che attraversano i mercati energetici. Le Borse asiatiche hanno registrato una seduta prevalentemente positiva: Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,78%, mentre Hong Kong, Shanghai, Shenzhen, Seul e Sydney hanno mostrato progressi più contenuti. A sostenere gli acquisti contribuiscono sia le aspettative sulle prossime mosse della banca centrale americana sia alcuni segnali positivi provenienti dall'economia giapponese, dove le esportazioni hanno beneficiato della domanda di semiconduttori collegati all'intelligenza artificiale.


Il principale appuntamento della giornata resta la riunione della Fed. I mercati si preparano a una possibile stretta monetaria di 25 punti base, che rappresenterebbe il primo rialzo dei tassi statunitensi dal 2023. L'attenzione non riguarda soltanto la decisione sul costo del denaro, ma soprattutto le indicazioni che arriveranno sulla traiettoria futura della politica monetaria. La nuova pressione sui prezzi dell'energia ha infatti complicato lo scenario inflazionistico e ridotto gli spazi di manovra della banca centrale. I rendimenti dei Treasury decennali si mantengono appena sotto il 5%, livelli che testimoniano la cautela degli investitori di fronte al rischio che l'inflazione rimanga elevata più a lungo del previsto.


A offrire temporaneamente un po' di sollievo è il petrolio, che dopo il forte rialzo della seduta precedente ha registrato una correzione. Nelle prime ore della giornata il Brent è tornato nell'area dei 108 dollari al barile, mentre il Wti è sceso verso i 104-105 dollari. Il movimento rappresenta tuttavia soltanto un parziale ritracciamento rispetto alla forte crescita accumulata nelle ultime settimane. Le tensioni geopolitiche e le difficoltà che interessano alcune infrastrutture strategiche continuano infatti a mantenere elevato il premio per il rischio incorporato nelle quotazioni. Per imprese e famiglie europee, la permanenza del greggio su livelli così elevati rappresenta un elemento potenzialmente negativo per i costi di produzione, i trasporti e l'andamento generale dei prezzi.


La situazione appare ancora più delicata sul fronte del gas naturale europeo. I future Ttf scambiati ad Amsterdam hanno superato nuovamente gli 82 euro per megawattora, con un rialzo superiore al 2% nelle prime contrattazioni. L'aumento conferma la forte volatilità del mercato energetico europeo, particolarmente sensibile agli sviluppi geopolitici e alle prospettive sulle forniture. Prezzi persistentemente elevati del gas possono avere conseguenze dirette sulla competitività dell'industria europea, soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica, e rappresentano contemporaneamente un fattore di pressione sull'inflazione proprio mentre le banche centrali cercano di riportare stabilmente la crescita dei prezzi verso i propri obiettivi.


In Europa i listini hanno comunque mostrato una moderata capacità di tenuta. Milano è arrivata a guadagnare circa lo 0,5%, con progressi anche per Londra, Parigi e Francoforte, mentre i future su Wall Street indicavano un'apertura positiva. A Piazza Affari si sono messi in evidenza titoli come Prysmian, Stm, Tenaris, Saipem e Inwit, mentre Stellantis ha subito vendite dopo una revisione al ribasso del giudizio da parte degli analisti. Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Btp decennale è rimasto poco sopra il 4,4%, con lo spread rispetto al Bund tedesco nell'area degli 88 punti base.


La combinazione tra energia costosa e tassi elevati costituisce il principale nodo con cui devono confrontarsi i mercati. Un aumento dei tassi americani può sostenere il dollaro e rendere più onerose le condizioni finanziarie globali, mentre petrolio e gas su livelli elevati rischiano contemporaneamente di alimentare nuove pressioni sui prezzi. Per le Borse significa dover valutare due forze contrapposte: da una parte la capacità dell'economia di mantenere una crescita sufficiente a sostenere gli utili societari, dall'altra il rischio che la lotta all'inflazione imponga condizioni monetarie restrittive più a lungo.


Il quadro rimane quindi particolarmente sensibile alle indicazioni provenienti dalle banche centrali e dai mercati delle materie prime. La tenuta delle Borse asiatiche mostra che gli investitori non stanno abbandonando gli asset rischiosi, ma l'elevato livello dei rendimenti obbligazionari segnala una maggiore richiesta di remunerazione per detenere debito a lunga scadenza. Con il Brent ancora vicino ai 108 dollari e il gas europeo nuovamente sopra gli 80 euro, energia e politica monetaria restano strettamente intrecciate e continueranno a condizionare le strategie degli investitori e le prospettive dell'economia internazionale.

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