Monti-Vannacci, a Cernobbio si scontrano due idee d’Europa
- Luca Baj

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Il confronto tra Mario Monti e Roberto Vannacci al Forum TEHA di Cernobbio ha messo in scena due idee opposte dell’Europa. Da una parte l’ex presidente del Consiglio, convinto che l’integrazione resti la risposta alle fragilità dei singoli Stati. Dall’altra il leader di Futuro Nazionale, che chiede una profonda revisione dell’Unione, più centralità agli interessi nazionali e il mantenimento dell’unanimità nelle decisioni più sensibili.
Vannacci ha impostato il suo intervento sulla necessità di cambiare rotta. Secondo l’eurodeputato, l’Unione soffrirebbe di eccessiva rigidità istituzionale e tenderebbe a spingere verso un’integrazione che non tutti i Paesi desiderano allo stesso modo. Ha citato il Regno Unito, uscito dall’Ue, e gli Stati che hanno scelto di restarne fuori. Da qui la difesa dell’unanimità, descritta non come un ostacolo ma come una garanzia contro la possibilità che una maggioranza imponga le proprie scelte a un singolo Paese.
Il passaggio economico è stato uno dei più forti. Vannacci ha sostenuto che il peso dell’eurozona nell’economia mondiale si sia ridotto fino a circa il 15% e ha parlato di “desertificazione industriale”. Il dato finale è sostanzialmente compatibile con le statistiche internazionali: nel 2025 il Pil dell’area euro, misurato in dollari correnti, valeva poco più del 15% del Pil mondiale. Più discutibile è il riferimento a una precedente quota del 30%: le serie della Banca Mondiale collocano l’area euro nel 2008 attorno al 22% del prodotto mondiale, pur confermando una significativa perdita di peso relativo.
Al centro del confronto è entrata anche la demografia. Vannacci ha indicato un tasso di fertilità pari a 1,41, collegandolo alla difficoltà dell’Italia di garantire un ricambio generazionale e contrapponendo simbolicamente a “ReArm Europe” l’idea di una “Reborn Europe”. Sul punto, però, il dato più aggiornato richiede una correzione: l’Istat stima per il 2025 una fecondità di 1,14 figli per donna, in calo rispetto a 1,18 del 2024. La diagnosi sulla denatalità è quindi confermata, ma il valore citato non coincide con quello ufficiale più recente.
Un altro terreno di scontro è stato quello della difesa europea. Vannacci si è detto contrario alla prospettiva di un esercito unico sottoposto a un comando politico sovranazionale, rivendicando invece cooperazione tra eserciti nazionali e interoperabilità. La sovranità militare, nella sua visione, resta un attributo essenziale dello Stato. Ha poi evocato l’ipotesi di vedere le proprie figlie mandate in battaglia sotto un comando europeo, immagine usata per contestare una difesa comune costruita oltre il controllo diretto dei governi nazionali.
Vannacci ha accusato l’Unione di incoerenza nei rapporti con la Russia: sostegno all’Ucraina da un lato, acquisti di gas russo dall’altro. I dati europei confermano che nel primo trimestre 2026 la Russia restava un fornitore importante, con il 17,3% delle importazioni Ue di gas naturale liquefatto e il 9,8% di quelle di gas allo stato gassoso. Il quadro è però quello di una forte riduzione della dipendenza: nel 2025 il gas russo rappresentava circa il 12-13% delle importazioni complessive dell’Unione, molto meno rispetto al 2021, mentre è avviato il percorso per l’uscita dagli acquisti russi entro il 2027.
La replica di Monti ha spostato il confronto dal merito delle politiche alla natura del progetto di Futuro Nazionale. L’ex premier ha sostenuto che diversi punti del programma siano incompatibili con principi costituzionali e con il sistema europeo dei diritti, arrivando ad affermare che una loro applicazione porterebbe rapidamente l’Italia fuori dall’Unione e dall’euro. Vannacci ha respinto l’accusa, ricordando che la Costituzione è stata più volte modificata e sostenendo che anche la Carta fondamentale può essere adattata ai cambiamenti della società.
Il momento più duro è arrivato quando Monti ha accusato Vannacci di ricostruire non il Partito fascista, ma una retorica e uno spirito riconducibili al fascismo. L’ex presidente del Consiglio ha contestato l’idea di una presunta superiorità nazionale e il rischio di alimentare un sentimento secondo cui l’Italia sarebbe sistematicamente sottovalutata dagli altri. Ha richiamato Albert Camus e la frase “amo troppo il mio Paese per essere nazionalista”, oltre all’ammonimento di François Mitterrand secondo cui “il nazionalismo è la guerra”. Vannacci ha giudicato ridicole le accuse, distinguendo tra difesa dell’interesse nazionale e nostalgia autoritaria.
Monti ha inoltre attaccato alcuni riferimenti culturali e programmatici di Futuro Nazionale, citando precedenti dichiarazioni di Lorenzo Gasperini, indicato come uno degli estensori della base ideologica del movimento. La distanza è rimasta netta: per Vannacci la priorità è restituire capacità decisionale agli Stati; per Monti il rischio è che il richiamo alla sovranità diventi il veicolo di una regressione politica e culturale che l’Europa del dopoguerra aveva cercato di superare.


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