Money muling e cybercrime, le Sos diventano più mirate
- piscitellidaniel
- 10 giu
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La UIF rafforza gli indicatori per intercettare frodi digitali e riciclaggio tecnologico
La UIF ha pubblicato la Comunicazione dell’8 giugno 2026 dedicata all’operatività connessa con truffe, frodi agevolate dalla tecnologia, money muling e altri reati informatici. Il documento aggiorna il quadro degli strumenti a disposizione dei soggetti obbligati e conferma che il cybercrime finanziario non è più soltanto un problema di sicurezza informatica, ma un indicatore centrale di rischio antiriciclaggio.
Il fenomeno del money muling consiste nell’utilizzo di soggetti, spesso reclutati online, per ricevere e trasferire somme provenienti da frodi digitali. Conti correnti, carte prepagate, strumenti di pagamento e cripto-attività diventano canali di transito del denaro illecito. La difficoltà investigativa nasce dalla frammentazione delle operazioni, dalla velocità dei trasferimenti e dall’apparente normalità dei rapporti bancari utilizzati.
Il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 impone ai soggetti obbligati di presidiare il rischio di riciclaggio attraverso adeguata verifica, conservazione dei dati e segnalazioni di operazioni sospette. In questo contesto, gli indicatori e gli schemi elaborati dalla UIF non hanno valore tassativo, ma servono a orientare una valutazione complessiva fondata su comportamenti, sequenze operative, profilo economico del cliente e coerenza delle transazioni.
La crescita delle Sos conferma la centralità del presidio. Secondo la UIF, nel 2025 sono state ricevute 162.058 segnalazioni di operazioni sospette, il numero più alto mai registrato, con un incremento dell’11,5 per cento rispetto all’anno precedente. L’aumento rende ancora più importante la qualità delle segnalazioni: non basta intercettare anomalie quantitative, occorre riconoscere schemi digitali, conti dormienti riattivati, bonifici frazionati, improvvisi flussi in entrata e immediati trasferimenti verso terzi.
Per banche, intermediari e professionisti, la prevenzione del riciclaggio digitale richiede procedure di monitoraggio evolute, formazione del personale e integrazione tra controlli antiriciclaggio, antifrode e sicurezza informatica.




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