Mediobanca, compensi 2024-25: a Nagel 4,5 milioni e un “tesoretto” da decine di milioni
- piscitellidaniel
- 26 set
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L’uscita di scena di Alberto Nagel da amministratore delegato di Mediobanca porta con sé un bilancio personale che attira attenzione quasi quanto la fine della sua lunga stagione al vertice. Per l’anno 2024-2025, il compenso annunciato per Nagel si aggira intorno a 4,5 milioni di euro. Ma quella somma — già alta di per sé nel panorama bancario italiano — è solo una parte del quadro: Nagel porta con sé piani incentivanti pluriennali, azioni accumulate nel corso degli anni e bonus differiti che, messi insieme, erodono il confine tra stipendio e patrimonio personale legato al ruolo in Mediobanca.
Il valore delle azioni maturate da Nagel negli anni ha contribuito in modo decisivo alla creazione di un “tesoretto”. In base ai calcoli finora emersi, Nagel avrebbe maturato diritto a ricevere circa 3,2 milioni di azioni Mediobanca. Di queste, una parte è già stata venduta per incassare decine di milioni, ma rimane in portafoglio una quota che esprime valore residuo. Al netto di remunerazione ordinaria, bonus e piani azionari, il complessivo delle ricompense legate alla sua gestione varia — a seconda del momento in cui valutare il capitale residuo — attorno a cifre che nei media nazionali sono state stimate anche sopra i 70-75 milioni in totale.
Il contesto finanziario e patrimoniale del gruppo fa da sfondo a questa situazione personale. Mediobanca ha chiuso l’esercizio al 30 giugno 2025 con risultati robusti: il gruppo ha registrato un utile netto consolidato pari a 1,33 miliardi di euro, in crescita del 4,5 % rispetto all’anno precedente. A fronte di questa performance, il rinnovo del consiglio e del vertice atteso per l’assemblea del 28 ottobre acquisisce un significato ancora più forte: non è solo un cambio dirigenziale, ma una ridefinizione della distribuzione di valore e della struttura strategica della banca.
L’addio di Nagel è stato comunicato con dimissioni congiunte del consiglio, ad eccezione del consigliere Sandro Panizza, e con tempistica che lascia a Nagel la carica fino all’assemblea del 28 ottobre, momento in cui si plasmeranno le nuove leadership. Le vendite di azioni da parte sua — e da altri dirigenti come il direttore generale Francesco Saverio Vinci e il presidente Renato Pagliaro — testimoniano come fin dall’interno si stia muovendo il trasferimento di valore sotto l’egida del mutato assetto societario.
La cifra di 4,5 milioni come compenso per il 2024-25 assume valore doppio se collocata nel panorama della banca italiana, dove i manager bancari più noti raramente superano soglie tanto alte, salvo casi di grandi gruppi con presenza internazionale. Al tempo stesso, quel compenso appare contenuto rispetto al montepremi complessivo che Nagel ha accumulato: stipendio, bonus, piani pluriennali e capital gain sulle azioni fanno convergere verso un potenziale valore decine di volte superiore.
Dietro queste cifre non c’è solo un fatto economico, ma un simbolo: la partenza di Nagel coincide con la conclusione di un’era in Mediobanca, un periodo di espansione, di ristrutturazione e di affermazione del modello “banca del risparmio gestito + investment banking”. Il nuovo corso atteso dovrà misurarsi con le eredità lasciate, con il mercato del credito e con la concorrenza nel wealth management, rispettando al contempo le richieste di trasparenza e governabilità dettate dal nuovo controllo azionario.
Il compenso 2024-25 di Nagel è dunque solo la punta visibile di un castello finanziario ben più complesso: da una parte la remunerazione manageriale diretta; dall’altra gli strumenti incentivanti che legano rendimento di lungo periodo, performance di mercato e fedeltà societaria. In un contesto in cui il mercato e gli stakeholder osservano con interesse, il modo in cui verrà gestita la transizione e la valorizzazione del patrimonio individuato sarà tanto importante quanto le cifre stesse.

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