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Deficit italiano al 3,1 per cento nel 2025

53 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

La revisione dei conti nazionali conferma il disavanzo e ridefinisce crescita e pressione fiscale
La revisione dei conti nazionali conferma il disavanzo e ridefinisce crescita e pressione fiscale


Abstract

Il report esamina i conti pubblici italiani del 2025 alla luce della revisione del 22 settembre 2026. Il deficit al 3,1% del PIL segnala un miglioramento rispetto al 2024, ma resta superiore al riferimento europeo. La crescita reale viene rivalutata allo 0,6%; l’aumento della pressione fiscale e il peso degli interessi circoscrivono i margini della politica di bilancio [1].


Sintesi esecutiva

Il consolidamento prosegue senza consentire l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il saldo primario positivo indica che le entrate superano le spese al netto degli interessi; non equivale al pareggio complessivo. Inoltre, una revisione al rialzo del PIL può migliorare i rapporti contabili senza generare nuove risorse disponibili.


1. Il disavanzo e il saldo primario

Il disavanzo scende dal 3,4% al 3,1% del PIL, con una riduzione di 0,3 punti percentuali. L’avanzo primario sale dallo 0,5% allo 0,8%. Gli interessi assorbono l’avanzo primario e mantengono negativo il saldo finale. Nella revisione, le entrate aumentano di 1.991 milioni e le uscite di 2.346 milioni: il deficit nominale peggiora quindi di 355 milioni, pur restando invariato il rapporto arrotondato al PIL [2].

Indicatore sul PIL

2024

2025

Disavanzo

3,4%

3,1%

Saldo primario

+0,5%

+0,8%

Tabella 1. Saldi delle amministrazioni pubbliche

Voce

Profilo

%

2024

█████████████████

3,4

2025

███████████████▌

3,1

Grafico 1. Disavanzo in valore assoluto, percentuale del PIL


2. La crescita e la revisione statistica

Il PIL nominale del 2025 raggiunge 2.265.003 milioni di euro, 6.954 milioni oltre la stima di marzo. La crescita in volume passa dallo 0,5% allo 0,6%; quella del 2024 viene rivista all’1,1%. Gli investimenti crescono più dei consumi e le importazioni più delle esportazioni. Questi tassi misurano variazioni dei singoli aggregati: non sono contributi direttamente sommabili alla crescita complessiva [3].

Aggregato

Variazione reale 2025

PIL

+0,6%

Consumi nazionali

+1,0%

Investimenti fissi lordi

+3,9%

Esportazioni

+1,7%

Importazioni

+4,2%

Tabella 2. Variazioni rispetto al 2024

Voce

Profilo

%

PIL

███

0,6

Consumi

█████

1,0

Investimenti

███████████████████▌

3,9

Esportazioni

████████▌

1,7

Importazioni

█████████████████████

4,2

Grafico 2. Dinamica reale degli aggregati nel 2025


3. Pressione fiscale e interpretazione del gettito

La pressione fiscale raggiunge il 42,9%, contro il 42,2% del 2024. L’incremento è di 0,7 punti percentuali: non significa che ogni contribuente abbia subito un identico aumento di aliquota. L’indicatore rapporta al PIL imposte e contributi sociali e risente delle basi imponibili, dell’occupazione e della composizione del reddito. Per valutare la distribuzione dell’onere servono dati distinti per famiglie, imprese e tipologie di prelievo [4].

Anno

Pressione fiscale sul PIL

2024

42,2%

2025

42,9%

Tabella 3. Incidenza del prelievo complessivo

Voce

Profilo

%

2024

████████



4. Il vincolo europeo e le scelte di bilancio

Il riferimento del 3% mantiene rilievo per la procedura europea, la cui chiusura richiede una valutazione istituzionale della correzione. Il Consiglio dell’Unione europea ha indicato il 2026 come termine per correggere il disavanzo eccessivo. La conferma dei dati del 2025 impedisce l’uscita anticipata auspicata dal Governo; un’eventuale chiusura nel 2027 resta subordinata ai risultati e alle decisioni europee. L’analisi suggerisce quindi di valutare nuove misure attraverso coperture durevoli e coerenza con il percorso della spesa netta [5]. La valutazione deve considerare anche la qualità della spesa: interventi temporanei e impegni permanenti hanno effetti diversi sul saldo futuro. La copertura iniziale va distinta dalla sostenibilità negli anni.


5. Perché deficit e debito seguono dinamiche diverse

Il deficit è un flusso annuale, il debito uno stock accumulato. La loro relazione risente anche di operazioni finanziarie e differenze temporali fra registrazione contabile e pagamenti. I crediti fiscali edilizi possono incidere sul fabbisogno quando vengono utilizzati, dopo aver già pesato sui deficit precedenti. Per questo un avanzo primario non garantisce da solo la diminuzione del debito sul PIL: contano interessi, crescita nominale e aggiustamenti fra flussi e consistenze [6].


Note

[1] Dati aggiornati ripresi dalle agenzie del 22 settembre 2026. [2] Revisioni nominali: LaPresse. [3] Tassi in volume: ANSA. [4] Variazioni in punti percentuali. [5] L’uscita non è automatica. [6] Distinzione contabile richiamata dalla Commissione europea.


Fonti esaminate

ANSA, lanci su deficit, PIL e pressione fiscale, 22 settembre 2026. LaPresse, Conti pubblici, 22 settembre 2026. Istat, PIL e indebitamento AP, 2 marzo 2026. Consiglio UE, procedura per disavanzo eccessivo e comunicato del 21 gennaio 2025. Commissione europea, Economic forecast for Italy, primavera 2026.

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