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Tessile europeo sotto pressione: EURATEX chiede all’UE misure immediate sulla competitività

14 minuti fa
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La confederazione del settore sollecita interventi su commercio, burocrazia e autonomia industriale dopo il discorso sullo Stato dell’Unione.

EURATEX, la confederazione europea del tessile e dell’abbigliamento, ha chiesto alla Commissione europea e agli Stati membri di accelerare le misure a sostegno della competitività industriale del settore. L’intervento è arrivato dopo il discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, apprezzando i richiami alla riduzione degli squilibri commerciali, alla semplificazione normativa e all’autonomia strategica, ma giudicando insufficiente l’urgenza attribuita alla manifattura.

Il settore rappresentato da EURATEX conta nell’Unione circa 166 miliardi di euro di fatturato, 1,2 milioni di occupati e quasi 200.000 imprese. La struttura produttiva è composta in larga parte da piccole e medie aziende, esposte a costi energetici, oneri regolatori e importazioni a basso prezzo. Nel primo trimestre 2026 il fatturato è diminuito del 3% nel tessile e del 4,2% nell’abbigliamento rispetto all’anno precedente, mentre la produzione è scesa rispettivamente del 4,2% e del 5,1%. Il deterioramento investe quindi l’intera base industriale europea.

EURATEX richiama l’attenzione sul crescente squilibrio commerciale dell’Unione e chiede controlli doganali più efficaci, monitoraggio delle importazioni e strumenti di difesa commerciale applicabili anche ai prodotti tessili. Il problema cresce con l’aumento dei pacchi di basso valore legati all’e-commerce, che secondo la confederazione esercitano ulteriore pressione sui produttori europei soggetti agli standard ambientali, sociali e di sicurezza dell’UE.

L’altra area critica è la regolazione. Le imprese del comparto devono gestire norme europee complesse e, in alcuni casi, applicazioni nazionali non uniformi. Per questo EURATEX sostiene una reale semplificazione e un contrasto al cosiddetto gold-plating, cioè l’introduzione a livello nazionale di obblighi ulteriori rispetto a quelli richiesti dalla disciplina europea. Per aziende di dimensioni ridotte, la frammentazione può tradursi in costi amministrativi rilevanti e ridurre le risorse disponibili per investimenti e innovazione.

La richiesta della filiera riguarda quindi condizioni nelle quali decarbonizzazione, digitalizzazione e produzione europea possano coesistere. Per il sistema moda, la questione tocca direttamente sovranità produttiva, occupazione e capacità di investimento, in una fase in cui la competitività dei fornitori europei è diventata parte integrante della strategia dei marchi e della resilienza delle catene del valore.

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