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La sfida della fusione nucleare parte da Frascati: nasce il Divertor Tokamak Test

Nel Centro ENEA di Frascati ha preso ufficialmente il via una delle più importanti sfide scientifiche ed energetiche a livello europeo: la realizzazione del DTT, il Divertor Tokamak Test, un impianto sperimentale dedicato alla fusione nucleare controllata. Si tratta di un progetto ambizioso, con un investimento complessivo di oltre 600 milioni di euro, che punta a portare l’Italia al centro del futuro energetico mondiale attraverso la ricerca su una tecnologia potenzialmente in grado di garantire energia pulita, sicura e illimitata.


Il DTT sarà uno degli impianti di riferimento a livello internazionale per lo studio e la gestione del plasma ad altissime temperature, come quello necessario per replicare sulla Terra le reazioni che avvengono all’interno del Sole. La struttura del tokamak – il dispositivo dalla forma toroidale che confina il plasma tramite potenti campi magnetici – sarà il cuore dell’infrastruttura, progettata per testare soluzioni tecnologiche innovative nella gestione del calore generato dal processo di fusione.


Uno degli obiettivi principali del DTT sarà studiare il cosiddetto “divertore”, il componente incaricato di smaltire le immense quantità di calore e particelle prodotte durante il funzionamento dell’impianto. Si tratta di una delle sfide più complesse che i ricercatori devono affrontare per poter rendere la fusione nucleare una realtà commerciale. I risultati ottenuti a Frascati saranno fondamentali anche per il programma ITER in corso in Francia e per il successivo reattore dimostrativo DEMO, destinato a essere il primo impianto capace di produrre energia elettrica da fusione su larga scala.


La costruzione del DTT prevede il completamento di una struttura colossale: la Tokamak Hall, un edificio cubico di oltre 35 metri di lato che ospiterà il reattore, sarà terminata entro il 2025. I lavori sono già in fase avanzata, e alcune delle componenti più sofisticate – come i magneti superconduttori necessari a generare i campi magnetici – sono in fase di test presso strutture dedicate. Ogni magnete ha un’altezza di oltre 6 metri, pesa 16 tonnellate e viene costruito con materiali avanzati per resistere a condizioni estreme di temperatura e forza elettromagnetica.


Alla guida del progetto c’è l’ENEA, in qualità di capofila scientifico e tecnologico, con la partecipazione attiva di una rete industriale e universitaria che coinvolge numerose eccellenze italiane. Tra i partner figurano grandi gruppi privati, piccole e medie imprese altamente specializzate, atenei e istituti di ricerca. Questo modello di collaborazione pubblico-privato non solo potenzia la capacità scientifica nazionale, ma garantisce anche importanti ricadute industriali e occupazionali.

Il territorio dei Castelli Romani beneficerà direttamente della presenza del DTT, sia in termini di posti di lavoro che di indotto. Sono previsti circa 1.500 occupati tra diretti e indiretti, con un impatto economico stimato in oltre 2 miliardi di euro. Ma al di là dei numeri, il DTT rappresenta un’opportunità per l’Italia di consolidare il proprio ruolo nella corsa globale alla fusione, settore in cui è presente da decenni ma che ora può vedere un’accelerazione decisiva.


La fusione nucleare, a differenza della fissione, non produce scorie radioattive a lunga durata e non comporta rischi di incidenti gravi. L’idrogeno, combustibile utilizzato nei processi di fusione, è abbondante e distribuito ovunque. Tuttavia, portare a maturazione tecnologica questa fonte richiede anni di sperimentazione, infrastrutture all’avanguardia e risorse finanziarie ingenti. Il DTT è stato pensato proprio per colmare il divario tra la ricerca teorica e la realizzazione industriale di reattori a fusione.


Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la sua natura modulare e flessibile: il DTT è progettato per essere aggiornato e adattato in base all’evoluzione delle conoscenze e delle tecnologie. Il reattore potrà operare in sinergia con altri laboratori europei e internazionali, ospitare esperimenti multidisciplinari e testare materiali innovativi, incluso l’utilizzo di leghe resistenti al calore e alle radiazioni. I ricercatori potranno monitorare in tempo reale il comportamento del plasma, sperimentare nuove configurazioni magnetiche e simulare condizioni operative future.


Il primo passo concreto è stato rappresentato dalla realizzazione del Frascati Coil Cold Test Facility, un laboratorio che consente di collaudare i magneti superconduttori in condizioni operative. Questa struttura ha permesso di certificare le prestazioni delle prime bobine e di avviare la produzione in serie degli elementi necessari al tokamak. Il trasporto delle componenti avviene con mezzi speciali, vista la loro dimensione e complessità.


Anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale, il cantiere del DTT è stato progettato secondo criteri di efficienza energetica e ridotto impatto ambientale. Tutte le fasi della costruzione sono state accompagnate da un attento monitoraggio ambientale, con particolare attenzione alla tutela del suolo, dell’aria e delle risorse idriche locali. L’area è stata inoltre dotata di nuovi sistemi infrastrutturali e collegamenti logistici che garantiranno anche in futuro una piena accessibilità e operatività del sito.


La tempistica del progetto prevede il completamento della macchina entro il 2026, con i primi esperimenti previsti nei mesi successivi. Entro il 2028 si punta ad avere i primi risultati significativi. I dati raccolti alimenteranno le simulazioni per ITER e saranno trasferiti anche a livello europeo per la progettazione del reattore DEMO. Grazie a questo contributo, l’Italia si conferma uno dei Paesi chiave nella roadmap della fusione, e Frascati si afferma come centro strategico europeo per la transizione energetica.

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