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Delta-Aeromexico, il giudice impone coerenza all’Antitrust dei cieli

La revoca dell’ordine del Dipartimento dei Trasporti riporta al centro motivazione, parità di trattamento e analisi del mercato rilevante.


La controversia sulla joint venture tra Delta Air Lines e Aeromexico ha superato il confine del trasporto aereo per diventare un caso sulla qualità dell’azione regolatoria. La Corte d’appello federale dell’Undicesimo Circuito ha annullato l’ordine con cui il Dipartimento dei Trasporti statunitense aveva disposto la cessazione dell’accordo e della relativa immunità antitrust. Il provvedimento amministrativo era stato adottato dopo contestazioni riguardanti l’assetto degli slot e le condizioni del mercato tra Stati Uniti e Messico, ma il giudice ha ritenuto insufficiente la motivazione utilizzata per giustificare il cambio di indirizzo.


Il punto non è l’esistenza di un diritto acquisito alla cooperazione tra vettori. Le norme statunitensi consentono al Dipartimento di approvare accordi internazionali e concedere l’immunità soltanto quando l’operazione non sia contraria all’interesse pubblico, produca benefici sufficienti e non esistano alternative ragionevolmente disponibili e sostanzialmente meno restrittive della concorrenza. L’amministrazione conserva quindi un potere valutativo ampio, ma deve individuare il mercato rilevante, misurare gli effetti su prezzi, capacità e accesso alle rotte, esaminare i rimedi e spiegare perché le condizioni precedentemente imposte non siano più adeguate.


La Corte ha censurato soprattutto l’uso di un’analisi concentrata su un solo aeroporto, in contrasto con la precedente prassi di esaminare coppie di Paesi e di città, oltre alla disparità rispetto al trattamento riservato ad alcune alleanze riguardanti il Giappone. È il nucleo del sindacato contro le decisioni arbitrarie o irragionevoli: il regolatore può mutare politica, ma deve riconoscere il mutamento, confrontarsi con i dati e applicare criteri coerenti a situazioni comparabili. La concorrenza non viene tutelata da un risultato predeterminato, bensì da un procedimento verificabile.


L’annullamento non attribuisce alle compagnie un’immunità definitiva e non impedisce una nuova decisione. Il Dipartimento potrà riesaminare l’accordo, ampliare l’istruttoria e motivare diversamente, anche giungendo a una soluzione restrittiva. Nel frattempo, aeroporti, imprese e passeggeri restano esposti agli effetti di una regolazione instabile. Per le alleanze aeree il precedente valorizza la certezza del diritto: investimenti, programmazione delle rotte e integrazione commerciale possono essere subordinati a controlli rigorosi, ma non a criteri opachi o applicati in modo diseguale.

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