top of page

Dal Chicago Plan all’euro digitale: il ritorno della moneta pubblica nell’economia digitale

25 set
Tempo di lettura: 2 min

Quasi un secolo dopo la Grande Depressione, il dibattito sul controllo e sulla creazione della moneta torna d’attualità con il progetto dell’euro digitale della Banca centrale europea. Negli anni Trenta, di fronte alla grave crisi bancaria che tra il 1930 e il 1933 portò al fallimento di migliaia di istituti negli Stati Uniti, alcuni economisti dell’Università di Chicago, tra cui Henry Simons, insieme a Irving Fisher, proposero il cosiddetto Chicago Plan. Il progetto prevedeva che i depositi a vista fossero integralmente coperti da riserve della banca centrale, separando così la creazione della moneta dall’attività di concessione del credito. Le banche commerciali avrebbero continuato a finanziare famiglie e imprese, ma utilizzando risorse effettivamente raccolte, con l’obiettivo di ridurre il rischio di crisi sistemiche e corse agli sportelli. L’euro digitale oggi allo studio della Bce nasce in un contesto completamente diverso e non rappresenta una riproposizione di quel modello, ma presenta un punto di contatto significativo: il rafforzamento del ruolo della moneta pubblica nell’economia. La nuova valuta consentirebbe infatti ai cittadini di utilizzare anche in formato elettronico moneta emessa direttamente dalla banca centrale, affiancandola al contante e agli strumenti bancari tradizionali. Il progetto europeo ha compiuto diversi passi avanti: dopo la fase preparatoria avviata nel novembre 2023 e conclusa nell’ottobre 2025, i lavori sono proseguiti sul piano tecnico, con un progetto pilota previsto a partire dal 2027 e la prospettiva di una possibile prima emissione nel 2029, subordinata al completamento del quadro legislativo europeo. La questione non riguarda però soltanto l’innovazione finanziaria. L’euro digitale assume anche una rilevanza strategica in un mercato dei pagamenti nel quale l’Europa dipende in misura significativa da operatori internazionali, mentre parallelamente cresce il peso delle stablecoin e delle grandi piattaforme tecnologiche. Una moneta digitale della banca centrale potrebbe quindi contribuire a rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti, limitando la dipendenza da infrastrutture esterne e aumentando la resilienza del sistema finanziario. Ciò non significherebbe ridimensionare il ruolo delle banche commerciali, che continuerebbero a essere fondamentali nell’erogazione del credito, nella selezione degli investimenti e nella gestione dei rischi, ma ridefinire il rapporto tra moneta pubblica e moneta bancaria sfruttando le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Se il Chicago Plan nacque come risposta alle fragilità emerse durante la Grande Depressione, l’euro digitale prende forma in un mondo caratterizzato dalla competizione tecnologica, dalla diffusione dei pagamenti elettronici e dall’espansione delle valute digitali private. Le condizioni storiche sono profondamente cambiate, ma resta attuale la questione di fondo: quale equilibrio dovrà esistere, nell’economia digitale, tra la moneta creata dal sistema bancario e quella emessa direttamente dalle banche centrali?

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page