Cina, crisi del sistema bancario: oltre 670 chiusure e credito in rallentamento

Il sistema bancario cinese attraversa una fase di profonda trasformazione, segnata da un numero record di chiusure, difficoltà finanziarie e segnali di rallentamento dell’economia. Nel corso dell’ultimo anno, in Cina hanno cessato l’attività oltre 670 istituti bancari, concentrati prevalentemente nelle aree rurali del Paese. Un dato senza precedenti che evidenzia le crescenti fragilità del settore finanziario della seconda economia mondiale. Secondo uno studio dell’agenzia di rating Fitch, riportato dal Financial Times, tra il 2021 e il 2025 il numero complessivo delle banche cinesi si è ridotto del 23%, una contrazione riconducibile sia al processo di riorganizzazione e consolidamento del sistema creditizio sia all’indebolimento della domanda interna di finanziamenti. Il settore bancario cinese, dominato da sei grandi gruppi statali ma caratterizzato anche dalla presenza di migliaia di piccoli istituti locali, risente infatti di una situazione economica sempre più complessa. A pesare sui bilanci sono soprattutto le conseguenze della crisi immobiliare esplosa nel 2021, di cui il crollo del colosso Evergrande è diventato il simbolo, insieme alla persistente pressione sui tassi di interesse e alla deflazione, fattori che hanno progressivamente ridotto la redditività degli istituti. Le maggiori criticità riguardano le banche rurali e regionali, considerate da Fitch l’anello più debole del sistema a causa della scarsa qualità degli attivi, della limitata disponibilità di capitale e delle carenze nella gestione, soprattutto nelle zone economicamente meno sviluppate. Si tratta di una componente tutt’altro che marginale, poiché questi istituti detengono complessivamente oltre un quarto degli asset bancari nazionali. Tuttavia, le difficoltà non risparmiano neppure i principali colossi finanziari del Paese, alle prese con una progressiva riduzione dei margini di interesse, ossia della differenza tra quanto incassano sui prestiti e quanto corrispondono ai risparmiatori sui depositi. Per rafforzare la stabilità del settore, le autorità di Pechino hanno annunciato a settembre un intervento di ricapitalizzazione da 54 miliardi di dollari destinato ad alcune compagnie assicurative e a due importanti istituti, la Industrial and Commercial Bank of China e la Agricultural Bank of China. La misura si aggiunge a una precedente operazione che aveva consentito di raccogliere quasi 70 miliardi di dollari attraverso la vendita di azioni di altre quattro grandi banche statali. Nel frattempo, i dati diffusi dalla Banca popolare cinese mostrano che il credito complessivo, comprensivo dei titoli di Stato, continua ad aumentare, ma con un ritmo inferiore rispetto al passato. Un andamento che, insieme alla drastica riduzione del numero degli istituti bancari, alimenta interrogativi sulla capacità dell’economia cinese di ritrovare una crescita sostenuta. La sfida per Pechino sarà dunque rafforzare la solidità del sistema finanziario senza compromettere l’accesso al credito, soprattutto nelle aree rurali e nelle regioni meno sviluppate, dove la scomparsa delle piccole banche rischia di accentuare ulteriormente le difficoltà economiche.





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