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Tecnologie critiche del XXI secolo: tra Stati Uniti, Cina ed Europa si definiscono le nuove sfere d’influenza globale

Nel XXI secolo il baricentro delle sfide globali si è spostato sempre più verso il controllo delle tecnologie critiche, vero motore della crescita economica, dell’indipendenza strategica e della sicurezza nazionale. Settori come semiconduttori, intelligenza artificiale, biotecnologie, comunicazioni quantistiche, spazio e supercalcolo sono diventati terreno di confronto geopolitico tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Il dominio su queste aree non determina solo la leadership industriale, ma influenza anche la capacità di difesa, la resilienza delle filiere e il peso politico degli attori globali. Oggi, le tre grandi potenze si trovano su traiettorie differenti, con obiettivi comuni ma approcci divergenti che riflettono le rispettive strutture economiche, regimi politici e priorità strategiche.


Gli Stati Uniti, grazie a decenni di investimenti in ricerca pubblica e privata, conservano la leadership in diversi segmenti ad alta intensità tecnologica. Silicon Valley continua a essere il cuore pulsante dell’innovazione mondiale, con aziende come Nvidia, Intel, AMD, Google, Amazon e Microsoft che dominano l’ecosistema dei semiconduttori, del cloud computing e dell’intelligenza artificiale. Il CHIPS and Science Act varato nel 2022, con oltre 50 miliardi di dollari stanziati, rappresenta il tentativo più concreto dell’amministrazione americana di riportare sul suolo nazionale parte della produzione di chip avanzati, riducendo la dipendenza dalle catene di fornitura asiatiche e, in particolare, taiwanesi. A questo si aggiunge la massiccia espansione delle capacità di calcolo, fondamentale per l’addestramento dei modelli di AI generativa, con data center sempre più energivori e sofisticati.


Nel campo dell’intelligenza artificiale, gli Stati Uniti vantano anche un vantaggio in termini di capitale umano, università di eccellenza, brevetti registrati e accesso ai dati. Ma le tensioni normative cominciano a farsi sentire: il dibattito sull’intelligenza artificiale responsabile, le regole sulla privacy, l’impatto occupazionale e i rischi sistemici impongono oggi una riflessione su come coniugare libertà d’innovazione e tutela dell’interesse pubblico. L’assenza di una cornice normativa federale, a differenza di quanto sta avvenendo in Europa, resta un nodo irrisolto.


La Cina, dal canto suo, sta conducendo una marcia accelerata verso l’autosufficienza tecnologica, alimentata da un piano industriale centralizzato e da una mobilitazione massiccia di risorse pubbliche. Il programma “Made in China 2025”, sebbene ridimensionato nella sua visibilità dopo le tensioni commerciali con Washington, continua a guidare lo sviluppo di settori come l’elettronica di potenza, le batterie per veicoli elettrici, le reti 5G, le comunicazioni quantistiche e l’intelligenza artificiale. La Cina ha già assunto una posizione dominante nella produzione globale di materiali critici e componenti per batterie, oltre a essere il più grande produttore mondiale di pannelli solari, turbine eoliche e auto elettriche.


Tuttavia, restano significativi ritardi in ambiti chiave come la produzione di semiconduttori avanzati. Le restrizioni imposte dagli Stati Uniti all’export di chip e macchinari per la litografia verso Pechino hanno colpito duramente aziende come Huawei e SMIC, costrette a rivedere i piani industriali. Malgrado ciò, la Cina ha intensificato gli investimenti per sviluppare una supply chain interamente nazionale, con il supporto di un fondo sovrano da oltre 40 miliardi di dollari per il settore chip. Anche nel campo dell’intelligenza artificiale, pur con limitazioni all’accesso a GPU avanzate, le big tech cinesi come Baidu, Tencent e Alibaba stanno accelerando i loro progetti, puntando su modelli linguistici e applicazioni verticali in ambito sanitario, sicurezza e manifattura.


L’Europa, invece, occupa una posizione intermedia, caratterizzata da eccellenze industriali ma da una minore coesione strategica. Con l’European Chips Act, Bruxelles mira a raddoppiare la quota di mercato globale dell’UE nei semiconduttori entro il 2030, portandola al 20%, puntando su campioni nazionali come ASML, STMicroelectronics e Infineon. Tuttavia, l’assenza di un vero ecosistema di progettazione e produzione di chip di fascia alta e la dipendenza da fornitori esterni (soprattutto asiatici) restano limiti strutturali. L’Europa può però contare su una leadership normativa, come dimostra il recente AI Act, primo quadro regolatorio al mondo sull’intelligenza artificiale, che potrebbe diventare uno standard internazionale.


Sul piano delle biotecnologie, alcuni Paesi europei — tra cui Germania, Francia e Italia — si distinguono per ricerca avanzata e presenza di aziende farmaceutiche e biomedicali, ma il continente soffre di una frammentazione del mercato e della mancanza di una visione industriale comune. Analogamente, nello spazio, l’Europa può vantare una tradizione consolidata con l’ESA e partnership importanti con NASA e agenzie private, ma non ha ancora sviluppato un ecosistema comparabile a quello statunitense o cinese per il lancio e la gestione autonoma di satelliti e infrastrutture spaziali.


In tema di supercalcolo, l’Europa ha mosso passi decisivi con la creazione della rete EuroHPC e la messa in funzione del supercomputer Leonardo a Bologna, tra i più potenti al mondo. Tuttavia, senza una strategia industriale che colleghi direttamente ricerca, manifattura e applicazioni economiche concrete, il rischio è quello di rimanere innovatori frammentati in un contesto sempre più dominato da economie di scala e dalla concentrazione del potere tecnologico.


Il confronto globale tra Stati Uniti, Cina ed Europa nel controllo delle tecnologie critiche non riguarda solo la crescita economica, ma ridefinisce le alleanze politiche, i modelli di governance e le capacità di resilienza in un mondo sempre più multipolare. La sfida, per ciascun blocco, è coniugare sovranità tecnologica e apertura strategica, innovazione e regolazione, sicurezza e cooperazione. In questo equilibrio precario si gioca il futuro degli equilibri globali.

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