Stress da caldo sul lavoro

L’emergenza climatica spinge i sindacati europei verso una tutela specifica dei lavoratori
Abstract
Lo stress da caldo è un rischio strutturale per il lavoro europeo. ETUI ed ETUC chiedono una direttiva Ue con soglie di sicurezza, valutazioni del rischio e misure preventive vincolanti. Il tema investe salute, produttività e qualità dell’occupazione.
L’ILO osserva che l’esposizione a calore eccessivo può causare esaurimento da calore, colpi di calore, patologie croniche e morte. Le tutele, in molti ordinamenti, restano generiche. In Europa e Asia centrale l’esposizione al caldo eccessivo è cresciuta del 17,3% tra 2000 e 2020 e riguarda circa 130 milioni di lavoratori, pari al 28,9% del totale.
Tabella 1 – Quadro del rischio
Indicatore | Valore |
Lavoratori esposti | 130 mln |
Quota sul totale | 28,9% |
Aumento 2000-2020 | 17,3% |
Perdite 2020 | €5,4 mld/giorno |
Grafico 1 – Produttività
Sud ██████████ 20%
Centro ███████ 10-15%
Nord ███ 3-9%
Secondo il rapporto ETUI richiamato dalla stampa europea, il caldo può ridurre la produttività fino al 20% nell’Europa meridionale, tra il 10 e il 15% in quella centrale e tra il 3 e il 9% nel Nord. Le perdite economiche sono stimate in 5,4 miliardi di euro al giorno nel 2020 e in 26,1 miliardi al giorno nel 2060. Per le imprese ciò significa più errori e più incidenti; per i lavoratori, un peggioramento delle condizioni di sicurezza.[5]
Sul piano giuridico, il quadro di base resta la direttiva 89/391/CEE, che disciplina in via generale la salute e la sicurezza sul lavoro. ETUC ed ETUI la ritengono però insufficiente rispetto al rischio termico. Nella risoluzione del marzo 2025 il sindacalismo europeo chiede una disciplina ad hoc con temperature massime vincolanti, valutazioni obbligatorie del rischio, uso dell’indice WBGT, piani aziendali per le ondate di calore, acqua, ombra, ventilazione, pause e sospensione del lavoro quando la prevenzione non basta.
Tabella 2 – Contenuti della direttiva
Misura | Effetto |
Soglie massime | Limite all’esposizione |
Valutazione WBGT | Misura del rischio |
Piani caldo | Turni e pause |
Stop attività | Tutela estrema |
Grafico 2 – Tutele richieste
Valutazione █████████
Prevenzione ████████
Adattamento orari ███████
Sospensione ████
Alcuni Stati hanno già previsto strumenti più specifici. In Spagna sono ammessi permessi retribuiti in presenza di condizioni meteo avverse. In Belgio le imprese devono adottare misure tecniche di raffrescamento al superamento di determinate soglie. A Cipro il lavoro può essere sospeso. L’eterogeneità delle risposte conferma che il mercato del lavoro europeo affronta lo stesso rischio con protezioni diseguali.
Tabella 3 – Esperienze nazionali
Paese | Misura |
Spagna | Permessi retribuiti |
Belgio | Raffrescamento obbligatorio |
Cipro | Sospensione del lavoro |
Grafico 3 – Settori esposti
Cantieri █████████
Agricoltura ████████
Logistica ██████
Indoor caldi █████
I comparti più esposti restano edilizia, agricoltura, logistica e attività indoor con forte carico termico, dove la combinazione tra sforzo fisico, umidità e tempi rigidi di esecuzione rende decisiva una prevenzione calibrata sull’organizzazione concreta del lavoro.
La Commissione europea segnala che l’85% dei cittadini considera il cambiamento climatico un problema serio e che l’83% ritiene utile prepararsi meglio ai suoi effetti. Lo stress da caldo diventa così un banco di prova della capacità istituzionale europea: adattare il lavoro al clima che cambia significa proteggere la persona e la continuità produttiva.
Note
[1] ILO, Heat at work, 2024.
[2] ETUC, Resolution on occupational heat risks, 2025.
[3] Direttiva 89/391/CEE, 12 giugno 1989.
[4] Commissione europea, Eurobarometer 565, 2025.
[5] B. Romano, Il Sole 24 Ore.






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