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Hormuz, scontro tra Usa e Iran sulla petroliera in fiamme: Centcom accusa Teheran

42 minuti fa
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Nuovo fronte di tensione nello Stretto di Hormuz, dove Stati Uniti e Iran forniscono versioni opposte sull'incendio che ha coinvolto una petroliera battente bandiera panamense. Secondo i Guardiani della Rivoluzione, la nave avrebbe urtato una mina navale mentre attraversava una zona sottoposta a restrizioni, provocando un'esplosione e un vasto incendio. Il Centcom, il Comando centrale delle forze armate statunitensi, ha però respinto questa ricostruzione, sostenendo che l'imbarcazione sarebbe stata colpita da un drone iraniano. L'episodio alimenta ulteriormente lo scontro tra Washington e Teheran in uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo, già al centro delle operazioni militari e delle tensioni che nelle ultime settimane hanno coinvolto navi commerciali e unità militari.


La petroliera è stata identificata come El Gaia, nave lunga circa 180 metri e con una portata nell'ordine delle 48 mila tonnellate. Nella ricostruzione iraniana, l'imbarcazione avrebbe tentato di attraversare un'area che Teheran considera interdetta alla navigazione, nonostante gli avvertimenti precedentemente diramati. I Pasdaran hanno quindi attribuito l'esplosione alla collisione con una mina e ribadito il proprio controllo sullo Stretto. La versione americana è radicalmente diversa: secondo il Centcom, la petroliera era già stata colpita e resa inoperabile dall'Iran il mese precedente e sarebbe stata nuovamente attaccata durante il fine settimana con un drone mentre si trovava nelle acque costiere dell'Oman.


Il Comando statunitense ha definito falsa la ricostruzione diffusa dalle autorità iraniane, accusando i Guardiani della Rivoluzione di utilizzare l'incidente per sostenere la propria narrativa sul controllo della navigazione attraverso Hormuz. La contrapposizione sulle responsabilità assume un peso che va ben oltre il singolo episodio. Nelle ultime settimane le acque della regione sono state teatro di una serie di attacchi e rappresaglie. Il 5 settembre le forze americane hanno dichiarato di aver reso inutilizzabili tre petroliere iraniane dopo tentativi di attacco con missili balistici contro una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi. Pochi giorni più tardi Washington ha annunciato la distruzione di altre cinque petroliere riconducibili, secondo gli Stati Uniti, a una rete utilizzata per finanziare le attività dei Pasdaran e dei gruppi alleati di Teheran.


La crescente militarizzazione dello Stretto di Hormuz rappresenta un fattore di rischio anche per l'economia mondiale. Il passaggio collega il Golfo Persico con il Golfo dell'Oman e costituisce una delle arterie fondamentali per le esportazioni energetiche dei produttori mediorientali. Ogni attacco a una nave commerciale, così come la presenza di mine o droni nelle rotte di navigazione, aumenta il rischio operativo per armatori ed equipaggi e può tradursi in maggiori costi assicurativi e logistici. La possibilità di una prolungata limitazione dei traffici continua inoltre a mantenere alta l'attenzione sui mercati energetici, perché un'interruzione significativa dei flussi potrebbe avere conseguenze sui prezzi del petrolio e del gas e, indirettamente, sull'inflazione internazionale.


La vicenda della El Gaia mostra anche quanto sia diventato difficile verificare rapidamente le informazioni provenienti dall'area di conflitto. Le due versioni disponibili attribuiscono infatti la responsabilità dell'incendio a cause completamente differenti: una mina navale, secondo Teheran, oppure un attacco iraniano con drone, secondo Washington. In assenza di una verifica indipendente conclusiva, l'origine dell'esplosione rimane quindi oggetto di una contrapposizione tra le parti. Proprio questa incertezza contribuisce ad aumentare la tensione, perché ogni incidente può essere utilizzato come giustificazione per nuove operazioni militari o per ulteriori restrizioni alla navigazione commerciale.


Il confronto nello Stretto si inserisce in un quadro già segnato dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Washington sostiene di voler proteggere le proprie forze e la libertà di navigazione, mentre Teheran considera le operazioni americane una minaccia diretta alla propria sicurezza e rivendica la capacità di controllare il passaggio marittimo. La sequenza di attacchi contro petroliere e unità militari aumenta il rischio che un singolo episodio produca una nuova escalation, trasformando le rotte energetiche in uno dei principali terreni dello scontro. Per compagnie di navigazione, produttori di petrolio e governi importatori, la sicurezza di Hormuz diventa così una variabile sempre più determinante nelle decisioni economiche e strategiche.

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