La Corte Suprema Usa blocca la stretta di Trump sul voto per posta: regole invariate per le elezioni di midterm

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo dell'amministrazione di Donald Trump di introdurre nuove restrizioni sul voto per posta in vista delle elezioni di midterm del 2026, lasciando in vigore le procedure utilizzate finora dai singoli Stati. La decisione rappresenta una battuta d'arresto significativa per la Casa Bianca, che aveva chiesto ai giudici di consentire l'applicazione immediata delle nuove regole mentre in alcune aree del Paese le operazioni elettorali erano già iniziate. Il voto postale conserva un peso rilevante nel sistema americano: quasi un terzo degli elettori utilizza questa modalità, con percentuali ancora più elevate negli Stati che inviano automaticamente le schede agli aventi diritto.
Il provvedimento contestato attribuiva un ruolo molto più incisivo allo United States Postal Service, il servizio postale federale, nella gestione delle schede. Tra le misure previste figuravano l'introduzione di requisiti uniformi per le buste elettorali e la trasmissione di informazioni sugli elettori attraverso un portale federale. Gli Stati che non si fossero adeguati alle nuove prescrizioni avrebbero rischiato difficoltà nella distribuzione e nel trattamento delle schede postali. Le autorità elettorali locali avevano contestato soprattutto i tempi dell'operazione, sostenendo che modificare procedure ormai avviate a poche settimane dalle elezioni avrebbe potuto creare disfunzioni e impedire il conteggio di voti regolarmente espressi.
Prima dell'intervento della Corte Suprema, la stretta era già stata fermata da giudici federali. Tra questi, la giudice Indira Talwani del Massachusetts aveva impedito l'applicazione delle nuove disposizioni, mentre il giudice federale Carl J. Nichols a Washington aveva adottato un analogo provvedimento cautelare. Secondo quest'ultimo, l'entrata in vigore delle nuove regole avrebbe aumentato il rischio che un numero significativo di schede postali altrimenti valide non venisse conteggiato. L'amministrazione Trump aveva quindi chiesto alla Corte Suprema di intervenire d'urgenza e rimuovere i blocchi imposti dai tribunali inferiori, consentendo l'applicazione delle misure già per le consultazioni di novembre.
La maggioranza della Corte Suprema non ha accolto la richiesta, indicando che il tentativo dell'amministrazione appare destinato con ogni probabilità a non prevalere nel successivo esame giudiziario. L'ordine adottato in sede d'urgenza non contiene una lunga motivazione sul merito della controversia, ma mantiene sostanzialmente lo status quo. I giudici Samuel Alito e Clarence Thomas hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso. Il giudice Brett Kavanaugh ha invece lasciato aperta la possibilità di valutare diversamente alcune delle questioni giuridiche in futuro, quando la Corte potrà eventualmente affrontarle senza la pressione determinata dall'imminenza di una consultazione nazionale.
La controversia investe un problema costituzionale più ampio: il rapporto tra i poteri del governo federale e quelli attribuiti agli Stati nell'organizzazione delle elezioni. L'amministrazione ha sostenuto di poter utilizzare le competenze federali sul servizio postale per garantire maggiore uniformità e sicurezza nel trattamento delle schede. I ricorrenti e numerose autorità statali hanno invece contestato questa interpretazione, sostenendo che il governo non possa servirsi dello United States Postal Service per modificare indirettamente procedure elettorali stabilite a livello statale. Il confronto giudiziario potrebbe quindi proseguire anche dopo le elezioni di novembre, indipendentemente dal blocco deciso per il voto del 2026.
Trump ha fatto della battaglia contro il voto per posta uno dei temi ricorrenti della propria agenda elettorale, sostenendo da anni che questa modalità possa aumentare il rischio di irregolarità. Le verifiche effettuate dopo precedenti consultazioni non hanno tuttavia evidenziato fenomeni di frode su una scala tale da alterare i risultati nazionali. Il confronto rimane comunque fortemente politico, soprattutto perché il voto postale è particolarmente diffuso in Stati decisivi e può incidere sull'organizzazione delle campagne, sui tempi dello scrutinio e sulle modalità con cui democratici e repubblicani mobilitano i rispettivi elettorati.
La decisione della Corte elimina intanto una fonte immediata di incertezza per le amministrazioni locali. Stati come California, Oregon, Washington, Nevada e Utah, nei quali il voto postale riveste un'importanza centrale, potranno continuare a utilizzare le procedure già predisposte senza dover modificare in corsa sistemi, modulistica e distribuzione delle schede. Con le elezioni di midterm destinate a ridisegnare gli equilibri del Congresso, la battaglia sulle regole elettorali resta però aperta: il pronunciamento dei giudici impedisce la stretta nell'immediato, senza chiudere il confronto politico e costituzionale sui poteri federali e sulle modalità di voto negli Stati Uniti.





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