Bonus colonnine domestiche, contributi fino a 8mila euro: chi può ottenerli e quali spese sono ammesse

Il bonus colonnine domestiche rappresenta uno degli strumenti utilizzati per sostenere la diffusione della mobilità elettrica e agevolare l'installazione di infrastrutture di ricarica nelle abitazioni e negli edifici condominiali. La misura prevede un contributo in conto capitale pari all'80% delle spese ammissibili sostenute per acquistare e installare wall box e colonnine destinate alla ricarica dei veicoli elettrici. Il beneficio può raggiungere un massimo di 1.500 euro per le persone fisiche e salire fino a 8.000 euro per i condomìni, quando l'infrastruttura viene installata sulle parti comuni dell'edificio. L'agevolazione è rivolta alle persone fisiche residenti in Italia e ai condomìni e non si applica, con queste modalità, alle imprese.
Il contributo non riguarda soltanto il prezzo della colonnina. Tra le spese ammissibili rientrano anche i costi necessari alla posa dell'infrastruttura, gli impianti elettrici, le opere edili strettamente indispensabili, i dispositivi per il monitoraggio, le spese di progettazione, la direzione dei lavori, la sicurezza e i collaudi. Può inoltre essere riconosciuto il costo della connessione alla rete elettrica attraverso l'attivazione di un nuovo POD, cioè il punto di prelievo dell'energia. Il meccanismo permette quindi di recuperare una quota significativa dell'investimento complessivo e non soltanto del dispositivo acquistato, purché tutte le spese rispettino i requisiti previsti dalla disciplina dell'incentivo.
Un elemento essenziale riguarda le modalità di pagamento e la documentazione. Il bonus viene riconosciuto per interventi già realizzati e pagati: non è quindi possibile presentare una richiesta preventiva e utilizzare successivamente il contributo per finanziare l'acquisto. Le spese devono risultare da fatture elettroniche e i pagamenti devono essere tracciabili, effettuati attraverso un conto corrente intestato al beneficiario mediante bonifico bancario, SEPA Credit Transfer, carta di credito o carta di debito. Sono inoltre richiesti la relazione finale sull'investimento e la certificazione di conformità rilasciata dall'installatore, oltre alle coordinate del conto sul quale dovrà essere accreditato il contributo.
Per i condomìni la procedura richiede ulteriori adempimenti. Oltre al codice fiscale del condominio e ai dati dell'amministratore, deve essere disponibile la delibera assembleare che autorizza i lavori sulle parti comuni, accompagnata dalla dichiarazione prevista per attestare la regolarità della decisione. Nei condomìni più piccoli può intervenire un condomino delegato nei casi consentiti. Il tetto massimo di 8.000 euro rende la misura particolarmente interessante quando si decide di realizzare un'infrastruttura comune, predisponendo più punti di ricarica o un impianto capace di servire diversi posti auto.
La domanda viene gestita attraverso la piattaforma informatica di Invitalia, soggetto incaricato della gestione della misura per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L'accesso alla procedura avviene utilizzando SPID, Carta d'identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Ogni beneficiario può presentare una sola richiesta e deve compilare il modulo elettronico allegando la documentazione prevista. Le domande vengono valutate secondo l'ordine cronologico di presentazione e l'erogazione avviene in un'unica soluzione, nei limiti delle risorse disponibili. È quindi importante verificare sempre l'effettiva apertura dello sportello relativo all'annualità interessata prima di procedere.
Proprio le scadenze richiedono particolare attenzione. Il bonus non costituisce infatti uno sportello permanentemente aperto. Per le installazioni effettuate nel 2024, l'ultima finestra prevista consentiva di presentare le richieste dal 29 aprile al 27 maggio 2025 e risulta attualmente chiusa. Chi intende installare oggi una nuova infrastruttura non deve quindi considerare automaticamente disponibile il contributo: occorre attendere e verificare l'eventuale apertura di nuove finestre o il rifinanziamento della misura. Il limite degli 8.000 euro, inoltre, riguarda esclusivamente gli interventi condominiali, mentre per una persona fisica il contributo massimo resta fissato a 1.500 euro.
L'incentivo si inserisce nel più ampio processo di sviluppo delle infrastrutture di ricarica private, considerate fondamentali per aumentare la diffusione delle automobili elettriche. La possibilità di ricaricare il veicolo durante la notte nel proprio garage o nel parcheggio condominiale può ridurre la dipendenza dalle stazioni pubbliche e rendere più semplice l'utilizzo quotidiano dell'auto a batteria. Il sostegno pubblico interviene soprattutto sul costo iniziale dell'impianto, che può aumentare quando sono necessari adeguamenti della rete elettrica, opere murarie o sistemi per gestire contemporaneamente più punti di ricarica. Per famiglie e condomìni, la convenienza dipende quindi non soltanto dalla percentuale riconosciuta, ma dalla corretta programmazione dell'intervento e dalla disponibilità effettiva delle risorse nel momento in cui viene aperto lo sportello.





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