top of page

Pouch per bambini sotto esame: troppi zuccheri e consistenze troppo liquide

13 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Uno studio dell’Università di Glasgow analizza quasi 300 alimenti per l’infanzia e riapre il tema della qualità nutrizionale e delle regole sull’alimentazione complementare.

Una nuova ricerca riapre il confronto sulla composizione degli alimenti destinati ai bambini durante lo svezzamento, con particolare attenzione alle pouch con beccuccio. Lo studio coordinato dall’Università di Glasgow e pubblicato su Archives of Disease in Childhood ha analizzato 298 prodotti umidi per l’infanzia commercializzati da 16 produttori e acquistati in sei grandi supermercati di Glasgow. Tra questi, 178 prodotti, pari al 60% del campione, erano confezionati in pouch.

Il dato più rilevante riguarda il profilo nutrizionale. Secondo i ricercatori, il 61% delle pouch presentava una concentrazione di zuccheri superiore a quella del latte materno, mentre tra gli altri alimenti analizzati la percentuale era dell’8%. Nel complesso, i prodotti avevano in media 66,5 chilocalorie per 100 grammi, 2,3 grammi di proteine e 3,7 grammi di zuccheri. Solo 14 pouch, pari all’8,5% di quelle valutabili secondo l’insieme dei criteri adottati nello studio, soddisfacevano tutte le caratteristiche considerate desiderabili per un alimento complementare; 48, il 29%, non ne soddisfacevano nessuna.

La ricerca evidenzia anche un problema legato alla consistenza degli alimenti. Circa il 49% delle pouch era classificato come alimento liquido, contro il 7% degli altri prodotti, mentre solo il 10% delle pouch rientrava tra i cibi morbidi, rispetto al 77% degli altri formati. Gli autori osservano che una dieta complementare dovrebbe sostenere progressivamente lo sviluppo delle capacità di masticazione e la familiarità con consistenze diverse, evitando che il confezionamento favorisca un consumo prolungato di puree molto lisce o direttamente dal beccuccio.

Tutte le pouch esaminate erano indicate come adatte a bambini sotto i 12 mesi e circa due terzi riportavano un’età di introduzione di sei mesi o inferiore. Il dato va letto alla luce delle raccomandazioni internazionali che collocano intorno ai sei mesi l’avvio dell’alimentazione complementare, mantenendo un’attenzione particolare alla qualità nutrizionale e alla modalità di somministrazione.

Gli stessi ricercatori segnalano limiti metodologici: lo studio non misura quanto e come i prodotti siano effettivamente consumati dai bambini e utilizza le informazioni nutrizionali dichiarate dai produttori; inoltre, il contenuto di ferro era raramente riportato in etichetta. Proprio per questo il lavoro non autorizza a considerare tutte le pouch equivalenti o inadeguate, ma rafforza la richiesta di criteri regolatori e di etichettatura più chiari, capaci di distinguere meglio composizione, consistenza e reale funzione nell’alimentazione complementare.

Post correlati

Mostra tutti

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page