Electrolux, Urso convoca il tavolo a inizio ottobre: confronto decisivo sul piano industriale
La vertenza Electrolux torna al centro dell'agenda del Governo con la decisione del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso di convocare nei primi giorni di ottobre un nuovo tavolo nazionale. Il confronto dovrà affrontare il futuro degli stabilimenti italiani dopo che gli incontri tecnici al ministero non hanno prodotto il cambio di rotta richiesto da istituzioni e sindacati. Il piano rivisto dalla multinazionale prevede 1.454 esuberi, in diminuzione rispetto ai 1.719 inizialmente prospettati, ma conferma una profonda riorganizzazione delle attività italiane e la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto d'Esi. Per il Governo la riduzione degli esuberi non è sufficiente: l'obiettivo resta ottenere una proposta industriale capace di garantire continuità produttiva e prospettive occupazionali ai siti del gruppo.
Il dossier coinvolge direttamente gli stabilimenti di Porcia, Susegana, Forlì e Solaro, oltre a Cerreto d'Esi. La ristrutturazione proposta dall'azienda prevede una revisione dei volumi e dell'organizzazione produttiva, accompagnata dal trasferimento di alcune lavorazioni verso altri Paesi. A Porcia, polo specializzato nelle lavatrici, i lavoratori contestano anche la richiesta di aumentare sensibilmente la produttività delle linee. A Forlì vengono indicati 297 esuberi complessivi, comprendendo personale della produzione e degli staff, mentre anche Susegana e Solaro sono interessate dalla riduzione degli organici. Il ridimensionamento coinvolge inoltre funzioni amministrative e attività di ricerca e sviluppo, aumentando le preoccupazioni sulla capacità dell'Italia di mantenere competenze strategiche nella filiera degli elettrodomestici.
La risposta dei lavoratori è arrivata attraverso lo sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali negli stabilimenti italiani. Fim, Fiom e Uilm giudicano insufficienti le modifiche apportate al progetto originario e chiedono una revisione sostanziale della strategia. Il punto non riguarda soltanto il numero degli esuberi, ma il rapporto tra occupazione, volumi produttivi e futuro industriale degli impianti. La preoccupazione è che una riduzione strutturale della capacità produttiva possa indebolire progressivamente i siti italiani, rendendo più difficile attrarre nuovi modelli e investimenti negli anni successivi. Da qui la richiesta di accompagnare qualsiasi intervento sull'efficienza con impegni verificabili su produzioni, innovazione e occupazione.
Il Governo mantiene una posizione critica nei confronti del piano. Già nei mesi scorsi Urso aveva definito la proposta aziendale non adeguata e aveva chiesto a Electrolux un nuovo progetto industriale. Il ministro punta a replicare un metodo già utilizzato in altre vertenze, basato sulla ricerca di soluzioni che evitino licenziamenti collettivi e chiusure, privilegiando investimenti, riconversioni e strumenti concordati per gestire eventuali eccedenze occupazionali. Prima del nuovo tavolo di ottobre, il dossier sarà collegato anche al confronto europeo sulla competitività, perché la crisi di Electrolux viene considerata parte di un problema più ampio che riguarda l'intera industria continentale degli elettrodomestici.
Il settore europeo deve infatti confrontarsi con la crescente concorrenza asiatica, con costi energetici e produttivi elevati e con una domanda che non sempre consente agli stabilimenti di lavorare a piena capacità. L'Italia conserva una presenza industriale importante e una filiera di fornitori specializzati, ma la pressione sui margini spinge i grandi gruppi internazionali a rivedere continuamente la distribuzione geografica delle produzioni. Il Governo chiede per questo che anche gli elettrodomestici siano considerati un comparto strategico nelle politiche industriali dell'Unione europea, attraverso strumenti capaci di sostenere investimenti, domanda, reciprocità negli standard e condizioni competitive più equilibrate rispetto ai produttori extraeuropei.
Anche le Regioni interessate dalla presenza di Electrolux hanno rafforzato il coordinamento con il ministero. L'obiettivo condiviso è impedire che la ristrutturazione si traduca in un progressivo impoverimento della base produttiva nazionale. La questione assume particolare rilievo nei territori nei quali gli stabilimenti rappresentano da decenni uno dei principali poli manifatturieri e alimentano un indotto composto da fornitori, imprese di servizi e attività logistiche. Ogni riduzione dei volumi può quindi produrre conseguenze che vanno oltre i dipendenti diretti del gruppo, incidendo sull'intero ecosistema industriale locale.
Il tavolo previsto per inizio ottobre diventa così un passaggio determinante della vertenza. Electrolux sarà chiamata a chiarire fino a che punto intenda modificare il proprio piano e quali investimenti sia disponibile a destinare agli stabilimenti italiani. Governo, Regioni e sindacati chiedono una prospettiva che non si limiti alla gestione degli esuberi, ma definisca il ruolo dell'Italia nella strategia europea del gruppo. Sul confronto peseranno la salvaguardia dei posti di lavoro, il mantenimento delle competenze industriali e la capacità di assicurare agli impianti nuovi prodotti e volumi sufficienti a garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.


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