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Agroalimentare italiano, export oltre 72 miliardi: il Made in Italy continua a correre

6 minuti fa
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Il 2025 segna un nuovo record per le vendite all’estero, mentre il rallentamento dei primi mesi del 2026 e le tensioni commerciali impongono maggiore attenzione ai mercati di destinazione.

Il 2025 ha segnato un nuovo massimo per l’export agroalimentare italiano, che ha superato i 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente. Il dato, elaborato dal CREA, conferma la capacità del sistema alimentare nazionale di mantenere una forte proiezione internazionale anche in un contesto caratterizzato da tensioni commerciali, oscillazioni dei prezzi delle materie prime e domanda non uniforme tra i principali mercati. Le importazioni hanno raggiunto 72,45 miliardi, aumentando del 10,1%, mentre l’agroalimentare ha rappresentato l’11,2% delle esportazioni complessive italiane e il 12,2% delle importazioni.

Particolarmente rilevante è il peso dei prodotti riconducibili al Made in Italy alimentare, che nel 2025 hanno generato esportazioni per 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’intero export agroalimentare, con un incremento del 3,7%. Fra i comparti più dinamici figurano i prodotti dolciari a base di cacao, cresciuti del 21,4%, il caffè torrefatto, salito del 23,6%, i formaggi, in aumento del 13,4%, la frutta fresca, +14,6%, e i prodotti della panetteria, +6,5%. Per l’olio extravergine di oliva il valore esportato è diminuito del 17,2%, ma i volumi sono cresciuti del 18,2%: una divergenza legata soprattutto alla normalizzazione delle quotazioni internazionali.

La geografia degli scambi continua a premiare le regioni a maggiore densità produttiva e logistica. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte concentrano oltre il 60% dei flussi in entrata e in uscita. Sul fronte dell’export, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno registrato incrementi rispettivamente del 9,1%, dell’8,1% e del 9,8%; avanzano anche Lazio, Calabria e Sicilia, mentre la Toscana arretra del 7,2% e la Campania resta sostanzialmente stabile.

L’Unione europea assorbe il 59,5% delle esportazioni e fornisce quasi il 70% delle importazioni agroalimentari italiane; nel 2025 le vendite verso i Paesi UE sono aumentate dell’8,1%. Più complesso il mercato statunitense: l’export verso gli Stati Uniti è sceso del 4,2% a 7,55 miliardi di euro, risentendo soprattutto delle tensioni tariffarie nella seconda parte dell’anno, pur restando sopra i livelli del 2023. Nei primi cinque mesi del 2026 il quadro si è fatto più prudente, con esportazioni in calo dello 0,4% su base annua e importazioni ridotte del 4,3%, segnale di una fase in cui competitività, prezzi e accesso ai mercati tornano centrali nelle strategie delle imprese.

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