Gaza, tregua ancora lontana: Netanyahu a Trump, "Dobbiamo finire il lavoro"
- piscitellidaniel
- 9 lug
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Le trattative per una tregua a Gaza restano in stallo, nonostante gli sforzi diplomatici intensificati. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump alla Casa Bianca per discutere di un possibile cessate il fuoco di 60 giorni, che includerebbe la liberazione di ostaggi israeliani e un parziale ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia. Tuttavia, Netanyahu ha ribadito la necessità di "finire il lavoro", indicando la volontà di continuare le operazioni militari fino alla completa neutralizzazione di Hamas.
La proposta americana, sostenuta da Qatar ed Egitto, prevede una tregua temporanea durante la quale Hamas rilascerebbe dieci ostaggi vivi e diciotto salme, mentre Israele ritirerebbe le sue forze in una zona cuscinetto. Nonostante l'apparente apertura di Hamas, che ha mostrato disponibilità a negoziare, permangono divergenze significative, soprattutto riguardo alla presenza militare israeliana a Gaza e alla richiesta di disarmo di Hamas.
Trump ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo, sottolineando l'importanza di porre fine al conflitto per concentrarsi su altre crisi internazionali, come quella in Ucraina. Tuttavia, ha anche avvertito che, in assenza di un'intesa, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Netanyahu, da parte sua, ha elogiato il sostegno incondizionato di Trump e ha nominato il presidente americano per il Premio Nobel per la Pace, riconoscendo il suo ruolo negli sforzi di mediazione.
La situazione umanitaria a Gaza continua a deteriorarsi. Secondo le autorità locali, oltre 57.000 palestinesi hanno perso la vita dall'inizio del conflitto, e centinaia di migliaia sono a rischio di carestia. Le organizzazioni umanitarie internazionali hanno denunciato le difficoltà nell'accesso agli aiuti e hanno chiesto un cessate il fuoco immediato per alleviare le sofferenze della popolazione civile.
Le pressioni internazionali su Israele aumentano, con critiche rivolte alla gestione del conflitto e alle operazioni militari che colpiscono aree densamente popolate. Allo stesso tempo, Netanyahu affronta pressioni interne da parte della sua coalizione di governo, che include forze di estrema destra contrarie a qualsiasi concessione a Hamas. Questa situazione complica ulteriormente le prospettive di un accordo.
Le trattative continuano, ma il raggiungimento di una tregua stabile appare ancora lontano. Le divergenze tra le parti, le pressioni politiche interne e la gravità della crisi umanitaria rendono il contesto estremamente complesso. La comunità internazionale osserva con attenzione, sperando in un progresso che possa portare a una cessazione duratura delle ostilità e a un miglioramento delle condizioni per la popolazione di Gaza.

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