Gasolio, si riduce lo sconto sulle accise: dal 18 settembre beneficio a 12,2 centesimi, poi sarà dimezzato

Cambia nuovamente il quadro degli interventi contro il caro carburanti. Il Governo ha approvato un nuovo decreto che proroga il sostegno sul gasolio, ma contemporaneamente ne riduce progressivamente l'entità. Dal 18 al 25 settembre 2026 il beneficio complessivo alla pompa, considerando anche l'effetto dell'Iva, scenderà a 12,2 centesimi al litro. Dal 26 settembre al 5 ottobre lo sconto sarà ulteriormente dimezzato, arrivando a 6,1 centesimi al litro. Il provvedimento segna quindi un graduale ritorno verso la tassazione ordinaria, dopo i ripetuti interventi adottati nel corso dell'anno per contenere l'impatto dell'aumento delle quotazioni energetiche sui consumatori e sulle imprese.
La riduzione viene realizzata attraverso una progressiva risalita dell'accisa sul gasolio. Nel primo periodo, dal 18 al 25 settembre, l'aliquota sarà fissata a 572,90 euro per mille litri, cento euro in meno rispetto al livello ordinario di 672,90 euro. Dal 26 settembre al 5 ottobre salirà invece a 622,90 euro per mille litri, restringendo il vantaggio fiscale a 50 euro ogni mille litri. Tradotto sul prezzo finale, tenendo conto dell'Iva, il primo taglio equivale a 12,2 centesimi al litro, mentre nella seconda fase il beneficio scende a 6,1 centesimi. Il meccanismo consente all'Esecutivo di evitare una cancellazione immediata dello sconto, distribuendo nel tempo il ritorno verso le aliquote standard.
La decisione arriva dopo una lunga sequenza di misure adottate nel 2026 per fronteggiare la crescita del costo dell'energia provocata dalle tensioni internazionali e dall'andamento dei mercati petroliferi. Nei mesi precedenti il Governo era intervenuto più volte sulle accise, modificando durata e dimensione dello sconto in funzione dell'andamento delle quotazioni. A marzo il beneficio era stato particolarmente consistente e aveva prodotto una riduzione visibile dei prezzi alla pompa. Successivamente l'agevolazione sul diesel è stata progressivamente ridimensionata, fino alla nuova fase di settembre. La strategia punta a calibrare l'intervento pubblico sulla base dell'andamento dei prezzi, evitando di mantenere indefinitamente una misura particolarmente costosa per le finanze dello Stato.
Il tema è particolarmente rilevante perché il gasolio continua ad avere un peso centrale nel sistema economico italiano. Oltre alle automobili diesel ancora presenti in grande numero nel parco circolante, il carburante è essenziale per l'autotrasporto, la logistica e numerose attività produttive. Un aumento del prezzo alla pompa non riguarda quindi soltanto gli automobilisti, ma può trasferirsi sui costi di distribuzione delle merci e, indirettamente, sui prezzi finali di beni e servizi. Per questo le variazioni delle accise vengono osservate con particolare attenzione dalle associazioni dei consumatori e dalle categorie produttive, soprattutto nelle fasi in cui le quotazioni del petrolio rimangono elevate.
La progressiva riduzione dello sconto significa anche un maggiore costo per chi effettua il pieno. Rispetto a una riduzione fiscale complessiva di 12,2 centesimi al litro, il passaggio a 6,1 centesimi comporta una differenza di circa 3 euro su un rifornimento da 50 litri. L'effettivo andamento dei prezzi dipenderà comunque da numerosi altri fattori: quotazioni internazionali del greggio e dei prodotti raffinati, cambio euro-dollaro, costi di distribuzione e politiche commerciali degli operatori. Il dimezzamento del beneficio fiscale non implica quindi necessariamente un aumento identico del prezzo osservato presso ogni distributore, ma riduce la protezione garantita attraverso la leva delle accise.
Il nuovo intervento si inserisce inoltre nel più ampio processo di riallineamento della fiscalità dei carburanti. La legislazione italiana ha previsto un progressivo avvicinamento delle aliquote applicate a benzina e gasolio, modificando un sistema nel quale il diesel ha storicamente beneficiato di una tassazione inferiore. Nel 2026 l'aliquota ordinaria è arrivata a 672,90 euro per mille litri per entrambi i carburanti, anche se i provvedimenti emergenziali adottati durante l'anno hanno temporaneamente modificato questo equilibrio. La riduzione degli sconti riporta quindi gradualmente il mercato verso la struttura fiscale ordinaria.
La successione degli interventi mostra quanto il prezzo dei carburanti sia diventato una variabile sensibile tanto per i bilanci familiari quanto per la politica economica. Ogni riduzione delle accise produce un beneficio immediato per chi acquista carburante, ma comporta contemporaneamente minori entrate per lo Stato e richiede coperture finanziarie. Il passaggio da 12,2 a 6,1 centesimi rappresenta così un nuovo punto di equilibrio tra sostegno ai consumatori e sostenibilità dei conti pubblici, mentre l'andamento delle quotazioni energetiche continuerà a determinare la pressione sui prezzi alla pompa nelle prossime settimane.





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