Borse europee in rialzo dopo la stretta della Fed, petrolio in calo e tensione sui bond in attenuazione

I mercati finanziari reagiscono senza scossoni alla nuova stretta della Federal Reserve, che ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, portando il costo del denaro nella fascia compresa tra il 3,75% e il 4%. Si tratta del primo rialzo dal 2023, una decisione ampiamente prevista dagli operatori e motivata dalla necessità di contrastare un'inflazione che rimane superiore all'obiettivo del 2%. Dopo una seduta asiatica contrastata, le principali Borse europee hanno aperto in territorio positivo, sostenute anche dal calo delle quotazioni del petrolio e da una minore pressione sul mercato obbligazionario. A Milano il Ftse Mib ha avviato gli scambi con un progresso dello 0,36%, rafforzando successivamente il rialzo nel corso della giornata.
La decisione della banca centrale americana rappresenta il principale elemento intorno al quale si muovono i mercati. La Fed ha scelto all'unanimità di aumentare i tassi, segnalando la volontà di mantenere una politica monetaria sufficientemente restrittiva per riportare sotto controllo la dinamica dei prezzi. Il presidente Kevin Warsh ha ribadito l'attenzione dell'istituto nei confronti dell'inflazione, mentre le nuove proiezioni indicano per il 2026 una crescita del Pil statunitense del 2,3% e un'inflazione Pce al 3,7%. La fermezza mostrata dalla Fed ha contribuito a ridurre parte della pressione che nelle precedenti sedute aveva interessato i titoli di Stato, con gli investitori impegnati a ricalibrare le aspettative sull'evoluzione futura dei tassi.
In Asia la reazione è stata invece più articolata. La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, con il Nikkei a +0,33% e il Topix a +0,8%, beneficiando anche dell'indebolimento dello yen nei confronti del dollaro. La valuta giapponese più debole migliora infatti le prospettive per i grandi gruppi esportatori del Paese. Più prudenti gli altri mercati della regione: Seul si è mantenuta poco mossa, mentre Shanghai, Shenzhen e Hong Kong hanno registrato flessioni. L'attenzione si sposta ora sulla Bank of Japan, chiamata a decidere sulla propria politica monetaria in un contesto caratterizzato da inflazione persistente e debolezza della valuta nazionale.
In Europa il quadro è stato favorito soprattutto dal raffreddamento delle tensioni sul petrolio. Il Brent, dopo i forti rialzi provocati dai timori sulle forniture mediorientali, è sceso nel corso della giornata verso 102 dollari al barile, mentre il Wti è tornato sotto la soglia psicologica dei 100 dollari. A favorire la correzione sono state le prospettive di un ripristino almeno parziale della capacità dell'oleodotto saudita East-West e le iniziative dell'Arabia Saudita per garantire ulteriori carichi destinati alle raffinerie asiatiche. Restano comunque elevate le quotazioni rispetto ai livelli precedenti alla recente escalation, segno che il mercato continua ad attribuire un consistente premio per il rischio geopolitico.
La discesa del greggio rappresenta una variabile particolarmente importante per le banche centrali, perché prezzi energetici più bassi possono contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche. La Banca d'Inghilterra ha intanto lasciato invariati i propri tassi al 3,75%, mantenendo un atteggiamento prudente di fronte all'aumento dei costi energetici. Sul mercato obbligazionario la situazione è apparsa più distesa: il rendimento del Treasury statunitense decennale è tornato sotto il 5%, mentre il decennale italiano si è mosso nell'area del 4,3-4,4%. Lo spread tra Btp e Bund è rimasto intorno agli 87 punti base, confermando per il momento l'assenza di particolari tensioni sul debito italiano.
A Piazza Affari gli acquisti hanno interessato soprattutto alcuni titoli industriali e finanziari, mentre il comparto energetico ha risentito della discesa del greggio. Nel pomeriggio Milano è arrivata a guadagnare intorno allo 0,8-0,9%, in linea con il miglioramento delle altre principali piazze europee. Anche Wall Street ha aperto positivamente, con il settore tecnologico nuovamente protagonista. Il mercato sembra quindi aver assorbito senza particolari traumi il rialzo dei tassi statunitensi, concentrandosi sulla possibilità che la stretta contribuisca a contenere l'inflazione senza compromettere eccessivamente la crescita economica.
Il quadro resta tuttavia fortemente condizionato dall'evoluzione del Medio Oriente, dalle quotazioni dell'energia e dalle prossime decisioni delle maggiori banche centrali. La riduzione del prezzo del petrolio ha fornito un immediato sostegno alle Borse e ai titoli di Stato, ma una nuova interruzione delle forniture potrebbe rapidamente riportare l'inflazione energetica al centro delle preoccupazioni. Gli investitori continuano così a muoversi tra politica monetaria e rischio geopolitico, mentre ogni segnale proveniente dai mercati energetici assume un peso crescente nelle valutazioni su tassi, obbligazioni e andamento delle Borse internazionali.





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