Svezia, il centrosinistra vince al fotofinish: Andersson avanti di tre seggi, Kristersson si dimette

La Svezia cambia scenario politico dopo un'elezione decisa sul filo dei voti. Con lo scrutinio sostanzialmente completato, il blocco formato da Socialdemocratici, Verdi, Partito della Sinistra e Partito di Centro ha conquistato 176 seggi nel Riksdag, contro i 173 ottenuti da Moderati, Democratici Svedesi, Democratici Cristiani e Liberali. Un margine di appena tre parlamentari in un'assemblea composta da 349 membri, sufficiente però a consegnare alle opposizioni la maggioranza preliminare. I Socialdemocratici di Magdalena Andersson si confermano il primo partito del Paese con il 28% dei voti e 99 deputati, mentre i Moderati del premier uscente Ulf Kristersson si attestano al 19,9% con 70 seggi.
Il risultato mette fine alla maggioranza che aveva sostenuto il governo Kristersson e apre una fase di negoziati politici destinata a essere particolarmente delicata. Dopo il completamento del conteggio, il premier ha presentato la propria richiesta di dimissioni, consentendo così l'avvio del procedimento istituzionale per la formazione di un nuovo esecutivo. Kristersson ha comunque sottolineato la complessità della situazione parlamentare, mentre il presidente del Riksdag dovrà condurre le consultazioni con i rappresentanti dei diversi partiti prima di proporre un candidato alla guida del governo. La nuova assemblea è attesa per il 28 settembre e soltanto successivamente potrà iniziare formalmente il passaggio verso l'elezione del nuovo primo ministro.
La protagonista della nuova fase è Magdalena Andersson, già premier tra il 2021 e il 2022. Dopo la definizione del risultato preliminare, la leader socialdemocratica ha indicato tra le priorità il clima, il funzionamento della scuola, la sanità e l'assistenza agli anziani, sottolineando contemporaneamente la necessità di aprire una stagione di collaborazione tra le forze parlamentari. Il successo elettorale non equivale però automaticamente alla nascita di un governo guidato dai Socialdemocratici: la maggioranza di 176 seggi comprende partiti con identità e programmi differenti, che dovranno trovare un'intesa sulla composizione dell'esecutivo e sulle principali scelte politiche.
Il dato elettorale evidenzia inoltre un Parlamento fortemente frammentato. I Democratici Svedesi ottengono il 17,5% e 62 deputati, mantenendo un peso rilevante nel campo della destra. Il Partito della Sinistra raggiunge 30 seggi, i Verdi 22 e il Partito di Centro 25. Nel blocco uscente, oltre ai 70 Moderati e ai 62 Democratici Svedesi, i Democratici Cristiani conquistano 22 parlamentari e i Liberali 19. La partecipazione si mantiene elevata, con un'affluenza superiore all'84%, confermando la tradizionale forte mobilitazione dell'elettorato svedese. La distanza minima tra i due schieramenti rende particolarmente importante ogni passaggio della successiva formazione del governo.
Per Andersson la questione centrale sarà quindi trasformare la maggioranza parlamentare emersa dalle urne in un accordo politicamente sostenibile. I Verdi hanno già rivendicato un ruolo naturale all'interno di un possibile governo rosso-verde, ricordando però che per costruire una maggioranza stabile sarà necessario il contributo delle altre forze dello schieramento. Il Partito di Centro, tradizionalmente collocato su posizioni liberali e con differenze significative rispetto alla sinistra su diversi dossier economici, potrebbe assumere una funzione determinante nei negoziati. La ridotta distanza numerica tra i due blocchi aumenta il peso contrattuale delle singole formazioni e rende necessario trovare compromessi su bilancio, welfare, clima, sicurezza e immigrazione.
La sconfitta del blocco che aveva sostenuto Kristersson segna anche la conclusione dell'esperienza politica costruita intorno all'accordo di Tidö, attraverso il quale Moderati, Democratici Cristiani e Liberali avevano governato contando sul sostegno esterno dei Democratici Svedesi. Il nuovo equilibrio parlamentare non cancella il peso raggiunto dalla destra nazionalista, che conserva 62 seggi, ma trasferisce l'iniziativa politica al campo guidato dai Socialdemocratici. La procedura istituzionale svedese prevede che il candidato premier proposto dal presidente del Parlamento possa assumere l'incarico purché non raccolga contro di sé la maggioranza assoluta dei 349 deputati, rendendo decisivi non soltanto i voti favorevoli ma anche eventuali astensioni.
Il risultato maturato al fotofinish apre così una fase nella quale i tre seggi di vantaggio rappresentano soltanto il punto di partenza. Andersson dispone dell'iniziativa politica, mentre Kristersson ha lasciato l'incarico permettendo l'apertura delle consultazioni, ma la configurazione definitiva del prossimo governo dipenderà dagli accordi tra partiti che presentano differenze rilevanti su numerosi temi. Dopo una competizione rimasta incerta fino alle ultime schede, il confronto si trasferisce dalle urne al Parlamento, dove la tenuta dei 176 seggi del nuovo blocco sarà sottoposta alla prova delle trattative per costruire una maggioranza capace di sostenere il prossimo esecutivo.





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