Agevolazioni, 46 miliardi non utilizzati dalle imprese: il costo del lavoro nasconde un tesoretto da recuperare

Ogni anno le imprese italiane lascerebbero inutilizzati circa 46 miliardi di euro di agevolazioni e opportunità di risparmio sul costo del lavoro, una massa di risorse che potrebbe essere recuperata attraverso una gestione più efficiente degli incentivi disponibili. È quanto emerge dallo studio di PwC Italia “Costo degli stipendi in Italia: liberare competitività per la crescita”, realizzato analizzando un campione di circa 400mila imprese, con 13 milioni di dipendenti e un costo del lavoro complessivo di 457 miliardi di euro. Sul campione esaminato sono stati individuati circa 33 miliardi di potenziali recuperi; proiettando il risultato sull'intero sistema occupazionale italiano, la stima sale appunto a 46 miliardi all'anno.
Il fenomeno riguarda un insieme molto ampio di strumenti. Non si parla soltanto di incentivi particolarmente complessi, ma anche di sgravi contributivi, crediti fiscali e agevolazioni collegati alle assunzioni di giovani e donne, all'occupazione nel Mezzogiorno, alle Zone economiche speciali e ad altre componenti della gestione del personale. Lo studio individua 33 leve di ottimizzazione che possono essere combinate tra loro. In molti casi le aziende non riescono a utilizzare pienamente le opportunità disponibili per difficoltà interpretative, procedure amministrative articolate, frammentazione delle norme o semplicemente per la mancata individuazione dell'incentivo applicabile alla singola posizione lavorativa.
La dimensione economica diventa particolarmente significativa se rapportata al costo del lavoro complessivo, stimato in Italia intorno ai 645 miliardi di euro. Recuperare anche soltanto una parte delle agevolazioni non utilizzate potrebbe liberare risorse da destinare agli investimenti, alla crescita dimensionale delle aziende, alle nuove assunzioni o alla remunerazione dei lavoratori. Il problema assume quindi un valore che va oltre la semplice gestione amministrativa delle buste paga: riguarda direttamente la competitività delle imprese italiane, soprattutto di quelle di piccole e medie dimensioni che dispongono di strutture meno attrezzate per seguire una normativa fiscale e contributiva in continua evoluzione.
Proprio la complessità del sistema sta favorendo l'ingresso dell'intelligenza artificiale nella gestione delle agevolazioni. La tech company italiana Jet HR, fondata da Marco Ogliengo e Francesco Scalambrino, ha sviluppato Jet Recupero AI, un sistema di agenti intelligenti progettato per analizzare automaticamente le opportunità disponibili per ogni impresa. L'obiettivo è individuare incentivi e risparmi applicabili alle singole posizioni, riducendo il rischio che un'agevolazione venga ignorata o che un credito non venga recuperato. Secondo le prime rilevazioni della società, il sistema avrebbe individuato un potenziale risparmio medio superiore a 1.500 euro per dipendente, con la possibilità di intercettare una quota rilevante delle risorse oggi non utilizzate.
Il tema evidenzia però anche un problema strutturale del sistema italiano degli incentivi al lavoro. La presenza di numerose misure può produrre risultati inferiori alle attese quando imprese e consulenti devono confrontarsi con requisiti differenti, finestre temporali, vincoli territoriali e condizioni specifiche. L'esistenza formale di un'agevolazione non garantisce infatti che questa venga effettivamente utilizzata. La semplificazione normativa e amministrativa diventa quindi complementare alla tecnologia: automatizzare la ricerca delle opportunità può aumentare l'efficienza, ma un sistema più stabile e leggibile potrebbe ridurre alla radice una parte delle risorse che oggi rimangono inutilizzate.
La questione si inserisce inoltre nel più ampio processo di riordino degli incentivi alle imprese avviato a livello nazionale. Il decreto legislativo 26 giugno 2026, n. 138, ha previsto una razionalizzazione degli strumenti di competenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, concentrandoli attorno ad alcuni grandi meccanismi di sostegno. La direzione è quella di ridurre la frammentazione e rendere più facilmente accessibili gli strumenti pubblici, mentre la digitalizzazione può consentire controlli più rapidi e una maggiore capacità di incrociare le caratteristiche delle imprese con i benefici disponibili.
I 46 miliardi stimati da PwC non rappresentano quindi un nuovo fondo pubblico immediatamente disponibile, ma il valore potenziale di agevolazioni, crediti e risparmi che il sistema produttivo potrebbe intercettare più efficacemente. È una distinzione essenziale: trasformare questa stima in risorse realmente recuperate richiede la verifica puntuale dei requisiti per ciascuna impresa e ciascun lavoratore. La dimensione del fenomeno mostra comunque quanto la gestione fiscale e contributiva sia diventata una componente strategica dell'organizzazione aziendale e quanto semplificazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale possano incidere sul costo effettivo dell'occupazione.





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