LVMH e Kering lontane dai massimi, il lusso cerca la strada per una nuova crescita

I grandi protagonisti francesi del lusso provano a ritrovare slancio dopo una lunga fase nella quale le valutazioni di Borsa si sono allontanate sensibilmente dai massimi raggiunti negli anni dell'espansione post-pandemia. LVMH e Kering, pur con situazioni industriali e finanziarie differenti, rappresentano due esempi emblematici del cambiamento attraversato dal settore. La crescita eccezionale sostenuta dalla domanda cinese, dal turismo internazionale e dalla forte capacità di spesa dei consumatori più facoltosi ha lasciato spazio a un mercato più selettivo, nel quale gli investitori chiedono risultati concreti, recupero dei margini e conferme sulla capacità dei marchi di mantenere elevata la propria desiderabilità.
Per LVMH il quadro resta complessivamente solido. Nel primo semestre del 2026 il gruppo ha realizzato 38,6 miliardi di euro di ricavi, con una crescita organica del 2% e un'accelerazione al 3% nel secondo trimestre. Il risultato operativo ricorrente ha raggiunto 8,7 miliardi, con un margine ancora elevato al 22,5%, mentre l'utile netto di competenza del gruppo si è attestato a 5,7 miliardi. I segnali più incoraggianti sono arrivati dagli Stati Uniti e dall'Asia escluso il Giappone, mentre anche Fashion & Leather Goods ha mostrato un miglioramento progressivo. La forza di marchi come Louis Vuitton, Dior, Tiffany e Bulgari, insieme alla diversificazione garantita da Sephora, vini e distillati e altre attività, continua a rappresentare una protezione importante contro le oscillazioni del ciclo.
La situazione di Kering è più complessa, ma nel 2026 sono comparsi i primi segnali di stabilizzazione. Il gruppo ha chiuso il primo semestre con ricavi per 7,22 miliardi di euro, in aumento dell'1% su base comparabile, mentre nel secondo trimestre la crescita è stata del 2%. Il risultato operativo ricorrente ha raggiunto 921 milioni, con un margine del 12,8%, in miglioramento rispetto all'anno precedente. La riduzione dell'indebitamento netto a 3,3 miliardi, dagli 8 miliardi di fine 2025, ha inoltre rafforzato sensibilmente la struttura finanziaria. Il mercato guarda però soprattutto a Gucci, il marchio più importante del portafoglio e il principale elemento dal quale dipende la capacità del gruppo di recuperare terreno.
Nel primo semestre Gucci ha generato ricavi per 2,76 miliardi di euro, in calo del 5% a perimetro e cambi comparabili. Il secondo trimestre ha però evidenziato un netto miglioramento: la flessione comparabile si è ridotta al 2% e le vendite nella rete diretta hanno accelerato di sette punti rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Il rilancio passa attraverso nuove collezioni, maggiore disciplina nella distribuzione, razionalizzazione della rete commerciale e un riposizionamento dell'offerta. Parallelamente, Kering sta cercando di valorizzare maggiormente gli altri marchi, da Saint Laurent a Bottega Veneta, mentre la gioielleria ha registrato una crescita particolarmente sostenuta. La sfida consiste nel trasformare questi primi segnali in una ripresa strutturale della redditività.
Il confronto tra i due gruppi mette in evidenza anche il cambiamento delle aspettative degli investitori. Negli anni di maggiore espansione il settore beneficiava di multipli elevati grazie alla convinzione che la domanda di prodotti di fascia alta avrebbe continuato a crescere rapidamente. Oggi il quadro è differente. La Cina, per anni uno dei principali motori del lusso mondiale, rimane un mercato fondamentale ma meno prevedibile, mentre il consumatore aspirazionale è diventato più prudente. A sostenere maggiormente le vendite sono i clienti con patrimoni elevati, meno sensibili alle oscillazioni economiche, mentre negli Stati Uniti e in alcune aree asiatiche emergono segnali di maggiore dinamismo.
Per tornare verso le valutazioni raggiunte nei momenti migliori non sarà quindi sufficiente una ripresa generale dei consumi. I gruppi dovranno dimostrare di saper preservare l'esclusività dei marchi, mantenendo contemporaneamente un rigoroso controllo dei costi e degli investimenti. Nel caso di LVMH l'attenzione si concentra sulla capacità di riaccelerare senza sacrificare margini già molto elevati; per Kering la priorità rimane invece il rilancio di Gucci e l'esecuzione del piano di trasformazione avviato dal management. In entrambi i casi, creatività e gestione finanziaria sono diventate due componenti inseparabili della stessa strategia.
Il settore del lusso entra così in una fase nella quale la crescita sarà probabilmente meno uniforme rispetto al passato. LVMH e Kering dispongono di marchi globali, reti distributive internazionali e competenze difficilmente replicabili, ma la distanza dai precedenti massimi di Borsa testimonia quanto il mercato sia diventato più esigente. Il recupero dipenderà dalla capacità di riconquistare consumatori, rafforzare l'attrattività delle collezioni e trasformare i primi segnali di miglioramento della domanda in una crescita duratura dei ricavi e dei margini.





Commenti