Dazi, l’Unione Europea apre a un accordo con gli USA: ipotesi tetto al 10% per evitare una nuova guerra commerciale
- piscitellidaniel
- 16 giu
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L’Unione Europea si prepara a compiere un passo decisivo per scongiurare una nuova escalation commerciale con gli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la Commissione è pronta ad accettare un’intesa con Washington per fissare un tetto massimo del 10% ai dazi su acciaio e alluminio importati, al fine di stabilizzare le relazioni economiche transatlantiche e mettere in sicurezza i rapporti in un anno cruciale per la politica internazionale. La proposta, attualmente al vaglio dei servizi tecnici a Bruxelles, rappresenta un compromesso tra la necessità di difendere l’industria europea e quella di evitare nuove misure protezionistiche unilaterali che potrebbero danneggiare l’intero sistema multilaterale del commercio.
La questione dei dazi tra Unione Europea e Stati Uniti è tornata al centro del dibattito dopo che l’amministrazione Biden ha lasciato in vigore le misure introdotte nel 2018 sotto la presidenza Trump, giustificate con motivazioni di “sicurezza nazionale” e che prevedono tariffe del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio per una serie di Paesi esportatori. Sebbene con l’UE fosse stato raggiunto nel 2021 un accordo temporaneo basato su contingenti tariffari – i cosiddetti TRQ (tariff rate quotas) – la soluzione si è rivelata insufficiente per garantire stabilità e prevedibilità agli operatori industriali europei. Le imprese lamentano procedure complesse, quote rigide e incertezza cronica.
L’ipotesi su cui si sta lavorando prevede l’introduzione di un tetto uniforme del 10% sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, in cambio della rinuncia di Washington all’imposizione di dazi punitivi aggiuntivi. Il modello sarebbe simile a quello già in vigore per alcune categorie di prodotti siderurgici, ma esteso in forma permanente e semplificata. Si tratterebbe di una soluzione “a medio termine” in attesa di una riforma più strutturale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle regole sugli aiuti di Stato e sulle pratiche di dumping, che restano al centro delle tensioni globali.
Secondo fonti diplomatiche, la Commissione ha già avviato un confronto informale con le principali capitali europee, che si dicono in linea di principio favorevoli all’accordo, purché siano garantite salvaguardie per i settori più esposti. Germania, Italia e Francia – i tre principali esportatori di acciaio dell’UE – spingono per una clausola di revisione che consenta di adattare le soglie tariffarie in base all’evoluzione dei mercati e della capacità produttiva interna. I Paesi nordici, più orientati al libero scambio, chiedono che il compromesso sia inserito in una cornice multilaterale più ampia, per evitare discriminazioni e per preservare l’autorità dell’OMC.
L’apertura a una soluzione diplomatica riflette anche il timore dell’UE per un ritorno dell’unilateralismo commerciale in caso di una vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del novembre 2024. Trump ha già annunciato la volontà di introdurre una tariffa generalizzata del 10% su tutte le importazioni, indipendentemente dal Paese di origine. In questo scenario, ottenere un’intesa preventiva con l’amministrazione Biden rappresenta per Bruxelles una sorta di assicurazione geopolitica per proteggere la propria industria da una nuova ondata di barriere commerciali.
Sul versante industriale, il comparto siderurgico europeo guarda con attenzione alle trattative in corso. La European Steel Association (EUROFER) ha accolto con cautela la notizia dell’accordo in discussione, sottolineando la necessità di garantire una “concorrenza equa e condizioni simmetriche”. Le imprese temono che un tetto fisso ai dazi possa limitare la loro capacità di espansione sul mercato americano, proprio in un momento in cui il piano di investimenti infrastrutturali statunitense da oltre 1.200 miliardi di dollari sta alimentando una forte domanda di acciaio e alluminio.
Anche le associazioni imprenditoriali italiane, in particolare Federacciai e Confindustria, seguono con attenzione gli sviluppi. L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti dalle attuali quote TRQ, con diverse aziende che hanno dovuto rallentare le esportazioni verso gli USA per non incorrere in dazi aggiuntivi. L’industria italiana dell’acciaio – tra le prime cinque in Europa – chiede un meccanismo di accesso al mercato americano più trasparente, automatico e flessibile. In assenza di un accordo, si teme che la marginalizzazione del made in Italy nei mercati d’oltreoceano diventi strutturale.
Oltre al settore siderurgico, l’accordo potrebbe avere effetti a cascata su altri comparti industriali strategici, come quello automobilistico, della meccanica avanzata e dell’aerospazio, tutti altamente esposti alle dinamiche dei costi delle materie prime. Un’intesa stabile con Washington offrirebbe alle imprese europee una maggiore capacità di pianificazione e un vantaggio competitivo in un contesto globale sempre più incerto e caratterizzato da catene del valore frammentate.
Infine, la componente ambientale giocherà un ruolo decisivo nella definizione dell’accordo. L’amministrazione Biden ha chiesto che i dazi europei siano accompagnati da impegni concreti in materia di sostenibilità, con l’obiettivo di creare un “club climatico” che premi i produttori meno inquinanti. La Commissione europea, che ha appena introdotto il meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) per tassare i prodotti a elevata impronta carbonica provenienti da Paesi terzi, vede in questa proposta un’opportunità per armonizzare gli standard ambientali transatlantici, evitando doppie imposizioni e incentivando l’innovazione verde.
Le prossime settimane saranno decisive. La bozza di accordo dovrebbe essere presentata al Consiglio UE per una prima valutazione politica entro luglio, in modo da permettere un’eventuale approvazione formale prima della fine dell’estate. A Bruxelles si respira un cauto ottimismo, ma resta la consapevolezza che si tratta di un equilibrio delicato, in cui convergono interessi industriali, politici e diplomatici di grande rilievo. L’esito dei negoziati non inciderà solo sul mercato dell’acciaio, ma potrebbe segnare una svolta nella politica commerciale dell’Unione, sempre più chiamata a difendere i propri interessi senza rinunciare ai principi del libero scambio e della cooperazione multilaterale.

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