Cyberattacco globale sfrutta una falla Microsoft: coinvolti Stati Uniti e decine di paesi
- piscitellidaniel
- 21 lug
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Un attacco hacker su scala globale ha recentemente scosso le infrastrutture informatiche di governi, istituzioni e aziende in tutto il mondo, con un impatto particolarmente significativo sugli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da fonti ufficiali e da analisi condivise dai principali organismi di cybersicurezza, l’origine dell’attacco risiede in una vulnerabilità critica scoperta all’interno del software SharePoint, sviluppato da Microsoft e utilizzato ampiamente per la gestione e la condivisione di documenti sensibili nelle reti interne di enti pubblici e privati.
La falla, individuata inizialmente dal CERT statunitense e confermata da Microsoft, consente agli aggressori di ottenere accessi non autorizzati a server protetti, eludendo i sistemi di autenticazione. Il codice sfruttato per la compromissione sembra appartenere a un gruppo hacker altamente specializzato, ritenuto legato a interessi geopolitici, con capacità simili a quelle già osservate in precedenti offensive attribuite a strutture statali. L’attacco non si è limitato a un singolo evento, ma si è articolato in più fasi, con un’escalation che ha colpito sistemi strategici e database critici, compromettendo la sicurezza di dati riservati in numerosi settori, tra cui difesa, sanità, energia e finanza.
Le indagini in corso, condotte dalla National Security Agency e dal Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, hanno confermato che almeno 40 organizzazioni governative e 200 enti privati negli Stati Uniti sono stati compromessi. Tra gli obiettivi figura anche il Dipartimento della Salute e Servizi Umani, oltre a diverse università e aziende che operano nella ricerca tecnologica e biomedica. Microsoft, attraverso una comunicazione ufficiale, ha riconosciuto l’esistenza della vulnerabilità e ha rilasciato una patch di emergenza per correggere il problema, invitando tutti i clienti a procedere con l’aggiornamento immediato dei propri sistemi.
L’aspetto più preoccupante dell’attacco è la sua sofisticazione: non si tratta di una semplice azione mirata al furto di credenziali o dati finanziari, ma di una penetrazione strutturata che punta a stabilire un accesso persistente nei sistemi bersaglio. Gli hacker hanno utilizzato tecniche avanzate di “living off the land”, ossia sfruttando strumenti legittimi già presenti nei sistemi violati per evitare di essere rilevati dai software antivirus. Hanno inoltre impiegato metodi di offuscamento del traffico e crittografia per mascherare i dati esfiltrati, rendendo difficile identificarne con precisione la natura e la destinazione finale.
Le prime evidenze raccolte dalle analisi forensi suggeriscono un coinvolgimento diretto di un gruppo associato a strutture di spionaggio elettronico. Il modus operandi ricorda gli attacchi APT (Advanced Persistent Threat) riconducibili ad attori noti come APT29 (legato alla Russia) o Hafnium (associato alla Cina), anche se al momento le autorità si limitano a parlare di “attori statali altamente capaci”. Secondo fonti dell’intelligence statunitense, lo scopo principale dell’operazione sarebbe stato quello di raccogliere informazioni strategiche di lungo periodo piuttosto che generare danni immediati o interrompere servizi essenziali.
Al di fuori degli Stati Uniti, il contagio si è esteso rapidamente a diversi paesi europei, inclusi Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi. In alcuni casi, l’attacco è passato inosservato per settimane, grazie alla capacità degli aggressori di mimetizzarsi nel traffico di rete. Il GCHQ britannico e l’ANSSI francese hanno avviato indagini autonome e coordinamenti multilaterali sono in corso anche attraverso l’Agenzia europea per la cybersicurezza (ENISA), che ha emesso un alert di livello massimo. In Italia, il CSIRT (Computer Security Incident Response Team) ha segnalato almeno cinque casi confermati di compromissione in infrastrutture pubbliche, con una task force istituita per la bonifica e la valutazione dei danni.
Microsoft si è trovata nuovamente al centro di una tempesta geopolitica e tecnologica. Già in passato, le sue piattaforme erano state bersaglio di attacchi su vasta scala, come nel caso di SolarWinds e di Exchange Server. L’episodio attuale mette in luce ancora una volta le vulnerabilità dei software enterprise su cui si basano intere architetture istituzionali, sollevando interrogativi sull’efficacia delle strategie di difesa informatica adottate nei contesti governativi. Alcuni esperti di sicurezza hanno criticato il ritardo con cui la vulnerabilità è stata rilevata e corretta, sottolineando la necessità di un monitoraggio continuo delle minacce attraverso strumenti proattivi basati su intelligenza artificiale e machine learning.
L’impatto dell’attacco non è solo tecnico, ma anche politico. Le autorità statunitensi stanno valutando contromisure diplomatiche ed economiche nei confronti dei presunti responsabili, in quello che rischia di diventare un nuovo fronte di tensione nelle relazioni internazionali. A margine del G7 cybersicurezza convocato d’urgenza, si è discusso dell’ipotesi di creare un protocollo internazionale per la gestione condivisa delle vulnerabilità zero-day e per la cooperazione nella risposta agli incidenti cyber. L’obiettivo è evitare che episodi di questa gravità restino confinati alla gestione nazionale e rafforzare le capacità collettive di difesa digitale.
L’attacco ha infine riacceso il dibattito sull’importanza della cyber-resilienza e sulla necessità di investimenti strutturali nella sicurezza informatica. Secondo l’ultima rilevazione del World Economic Forum, l’80% delle infrastrutture critiche mondiali non dispone ancora di strumenti adeguati di difesa avanzata, nonostante il rischio crescente di cyberattacchi complessi e interconnessi. Il caso Microsoft–SharePoint, per ampiezza e sofisticazione, potrebbe rappresentare un punto di svolta per il ripensamento globale delle politiche di sicurezza, tanto nel pubblico quanto nel privato.

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