Bonus casa 2027, ecobonus al 65% fuori dalla prima versione della manovra

Proroga proposta per le aliquote del 50% e del 36% e per il bonus mobili, in attesa dell’approvazione parlamentare
Il ritorno dell’ecobonus al 65% non trova spazio nell’impostazione iniziale della manovra per il 2027. L’ipotesi resta collegata ai margini di bilancio negoziati con le istituzioni UE. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 punta a mantenere le agevolazioni edilizie al 50% per l’abitazione principale e al 36% negli altri casi, con la proroga del bonus mobili. Sono misure ancora sottoposte all’esame parlamentare: il via libera del Governo non equivale all’entrata in vigore delle nuove disposizioni.
La distinzione ha conseguenze concrete. La legge 30 dicembre 2025, n. 199, ha confermato per il 2026 le aliquote del 50% e del 36%, lasciando per le spese del 2027 la riduzione, rispettivamente, al 36% e al 30%. Per neutralizzare questo calo occorre quindi una modifica legislativa definitiva. La proroga prospettata consentirebbe di conservare per un altro anno il trattamento applicato nel 2026.
Per il bonus ristrutturazioni il riferimento resta il limite di 96.000 euro per unità immobiliare, con recupero della detrazione in dieci quote annuali. La percentuale maggiorata richiede che la spesa sia sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento sull’immobile adibito ad abitazione principale. La destinazione dell’abitazione e la posizione del contribuente vanno quindi esaminate insieme: non tutti i soggetti ammessi al bonus possono beneficiare dell’aliquota più elevata.
Sul piano economico, ipotizzando 20.000 euro di lavori integralmente agevolabili, la conferma del 50% darebbe diritto a 10.000 euro di detrazione, contro i 7.200 euro derivanti dall’aliquota del 36% prevista per il 2027 dalla disciplina vigente. Negli altri casi il mantenimento del 36%, anziché il passaggio al 30%, porterebbe il beneficio da 6.000 a 7.200 euro. Sono importi complessivi da distribuire negli anni, nei limiti dell’imposta utilizzabile.
Per la riqualificazione energetica, il mancato rilancio al 65% non significa cancellazione dell’ecobonus ordinario. Restano da rispettare requisiti tecnici e limiti propri dei singoli interventi, che non coincidono automaticamente con il tetto del bonus ristrutturazioni. Sono già escluse, dal 2025, le sostituzioni degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili.
La proroga annunciata riguarda anche il bonus mobili ed elettrodomestici, con detrazione del 50% su una spesa massima di 5.000 euro. Il vantaggio massimo sarebbe dunque di 2.500 euro, ripartito in dieci rate annuali. L’acquisto deve essere collegato a un intervento di recupero edilizio ammesso: il semplice rinnovo degli arredi non costituisce da solo il presupposto per ottenere l’agevolazione.
Per l’ecobonus, i contribuenti non titolari di reddito d’impresa devono utilizzare il bonifico parlante, conservando fatture e documentazione tecnica. La scheda descrittiva dell’intervento deve essere trasmessa all’ENEA, ordinariamente entro novanta giorni dalla conclusione dei lavori.
























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