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Carburanti, prezzi stabili ma il peso fiscale sul diesel resta elevato

7 minuti fa
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Rifornimento di carburante a una stazione di servizio

I prezzi dei carburanti risultano stabili, ma sul gasolio il prelievo fiscale resta rilevante. I dati del Mimit indicano sulla rete stradale benzina self service a 2,020 euro al litro, rispetto a 2,022 della rilevazione precedente, e diesel a 2,261 euro, contro 2,260. In autostrada la benzina si attesta a 2,042 euro e il gasolio a 2,301 euro. Le variazioni sono minime, ma i livelli contano per famiglie e imprese che usano l’auto o il trasporto merci.


Secondo una valutazione di Adusbef, imposte e accise rappresentano circa il 48% del prezzo del diesel, pari a circa 1,08 euro per litro. La media indicata per l’Unione europea è del 37,9%, con uno scarto di circa 29 centesimi. Il confronto deve tenere conto della diversa struttura dei prezzi e dei sistemi fiscali nazionali, ma evidenzia la peculiarità italiana: il gasolio può non essere il più caro d’Europa in valore assoluto e al tempo stesso avere una quota tributaria particolarmente elevata.


Il prezzo alla pompa nasce dall’unione di tre componenti: costo industriale del prodotto, margine della distribuzione e fiscalità. Quando la componente fiscale è alta, le oscillazioni della materia prima si trasferiscono in modo meno proporzionale sul prezzo finale, mentre eventuali riduzioni d’imposta hanno effetti immediati sulle entrate pubbliche. Per questo gli interventi sulle accise pongono sempre un problema di copertura e di durata, oltre che di equità tra carburanti e tecnologie.


La stabilità rilevata in una singola giornata non elimina il rischio di nuovi movimenti. Quotazioni internazionali del petrolio, cambio euro-dollaro, costi di raffinazione e logistica possono modificare rapidamente il quadro. Per le imprese di trasporto anche pochi centesimi, moltiplicati per grandi volumi, incidono sui costi operativi; per le famiglie l’effetto dipende dalla percorrenza e dalla possibilità di scegliere mezzi alternativi. Il dato del Mimit fotografa quindi una tregua sui prezzi, mentre quello fiscale mostra un problema strutturale.

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