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Disuguaglianza in calo in Italia, ma il divario resta sopra la media Ue

6 minuti fa
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Analisi macroeconomica sull'economia europea

La distribuzione dei redditi in Italia è diventata meno squilibrata, ma il Paese resta sopra la media europea. Secondo i dati Eurostat relativi al 2025, l’indice di Gini è sceso a 31,0 punti dai 32,2 dell’anno precedente. Nell’Unione europea il valore medio è pari a 29,2: la distanza dell’Italia si è quindi ridotta, senza però essere ancora colmata. L’indicatore varia da zero, che indica perfetta uguaglianza, a cento, che rappresenta la massima concentrazione del reddito.


Il miglioramento riguarda anche i minorenni. Per gli under 18 il Gini italiano è passato dal 31,1 al 29,3, un arretramento della disuguaglianza più marcato rispetto al dato complessivo. Il risultato segnala una minore distanza tra le famiglie con figli, ma non misura da solo povertà, potere d’acquisto o accesso ai servizi. Due Paesi possono infatti avere lo stesso indice e livelli di reddito molto diversi: per leggere il quadro servono anche occupazione, salari reali, trasferimenti sociali e costo dell’abitazione.


La riduzione osservata nel 2025 può riflettere più fattori: andamento del lavoro, rinnovi contrattuali, sostegni pubblici e composizione dei nuclei familiari. Il confronto con la media Ue indica però che la struttura distributiva italiana resta fragile, soprattutto quando redditi bassi e spese incomprimibili si sommano. Affitti, energia, trasporti e cura dei figli incidono in misura maggiore sui bilanci meno capienti e possono attenuare il beneficio di un miglioramento statistico.


Per le politiche economiche il dato offre una base utile, ma non autorizza letture automatiche. Il calo annuale va verificato nel tempo e confrontato con la crescita dei redditi disponibili. Sul fronte dei minori, la qualità e la diffusione dei servizi educativi contano quanto i trasferimenti monetari: una maggiore offerta di asili, scuola a tempo pieno e sostegni alla genitorialità può ridurre divari che l’indice fotografa solo in parte. Il 31,0 italiano resta dunque un progresso misurabile, non il punto di arrivo.

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