24 ottobre 2026
È rimessa all’Adunanza plenaria la questione se il provvedimento giurisdizionale che sospenda o annulli un’ingiunzione di ripristino di un abuso edilizio determini la sospensione oppure l’interruzione del termine di novanta giorni per adempiere, decorso il quale il bene è acquisito al patrimonio comunale. L’iscrizione dell’associazione proprietaria nel Registro unico nazionale del terzo settore non preclude, di per sé, l’acquisizione dell’immobile utilizzato come luogo di culto in violazione della destinazione urbanistica.
Autorità: Consiglio di Stato, sezione II, sentenza non definitivaData: 26 gennaio 2026. giustizia-amministrativa.itNumero: 656
Ai fini della legittimità della costituzione della parte civile, l’onere in capo al legale rappresentante di un ente di indicare la fonte specifica dei poteri di rappresentanza è adempiuto con la mera indicazione della qualifica di amministratore senza necessità di ulteriori allegazioni, poiché tale indicazione comporta l’implicito riferimento all’articolo 2384 Cc che costituisce la fonte della legittimazione; la procura speciale prevista dall’articolo 122 Cpp è, infatti, necessaria solo nel caso in cui il potere di rappresentanza abbia fonte negoziale o sia presentata da un soggetto terzo che non abbia alcun rapporto organico con la società querelante.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penale, sentenzaData: 20 aprile 2026Numero: 1014
In tema di bancarotta fraudolenta per distrazione, rientrando gli interessi tutelati dalle norme penali societarie e fallimentari tra quelli affidati alle cure degli amministratori, è correttamente configurabile il concorso ex articolo 40 cpv. Cp tutte le volte in cui l’amministratore di una società, violando l’obbligo di vigilanza e quello di attivarsi in presenza di atti pregiudizievoli, abbia consentito ad altri amministratori — o comunque a soggetti che di fatto abbiano compiuto atti di gestione — di perpetrare delitti.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penale, sentenzaData: 29 aprile 2026Numero: 1142
In tema di maltrattamenti contro familiari e conviventi, ai fini della configurabilità dell’aggravante del fatto commesso in presenza di minori degli anni diciotto, è necessario avere riguardo alla qualità e non alla quantità degli episodi maltrattanti cui assiste il minorenne, dovendosi accertare, quale che ne sia il numero, l’idoneità di tali episodi a compromettere lo sviluppo psico-fisico del predetto, in termini di astratta offensività, sulla base dell’id quod plerumque accidit.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione III penale, sentenzaData: 22 maggio 2026Numero: 6085
Il reato di maltrattamenti in famiglia, a livello di elemento materiale, richiede un quadro di comportamenti che esprimano una condizione di dominazione e sopraffazione abituale dell’autore nei confronti della vittima, e non semplici dissidi o conflittualità familiari prive di tale sbilanciamento relazionale.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penale, sentenzaData: 25 maggio 2026Numero: 6250
Il rimedio contro il silenzio-inadempimento è esperibile soltanto in presenza di un’inerzia dell’amministrazione e non può essere utilizzato per contestare una risposta già resa, anche se sintetica o implicitamente negativa. Quando l’amministrazione abbia manifestato una volontà incompatibile con l’accoglimento dell’istanza, il privato deve impugnare tempestivamente il provvedimento, anziché chiedere l’accertamento dell’obbligo di provvedere.
Autorità: Consiglio di Stato, sezione VI, sentenzaData: 27 maggio 2026Numero: 4278
Nel delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi il dolo è generico e non richiede la sussistenza di uno specifico programma criminoso verso il quale sia finalizzata, fin dalla rappresentazione iniziale, la serie di condotte tale da cagionare le abituali sofferenze fisiche o morali alla vittima, né l’intenzione di sottoporre la vittima, in modo continuo e abituale, ad una serie di sofferenze fisiche e morali, essendo, invece, sufficiente la consapevolezza dell’agente di persistere in un’attività vessatoria idonea a ledere la personalità della vittima stessa.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione III penale, sentenzaData: 29 maggio 2026Numero: 4671
Il reato di esercizio abusivo della professione, di cui all’articolo 348 Cp, è finalizzato a tutelare il buon andamento della Pubblica Amministrazione per garantire che l’esercizio di determinate attività professionali avvenga da parte di chi sia munito della necessaria competenza tecnica, verificata mediante il rilascio di una speciale attestazione di idoneità da parte dello Stato o l’iscrizione in un albo professionale; ha natura di pericolo presunto sicché è integrato a prescindere dal fatto che il soggetto non qualificato o non iscritto sia o meno dotato della perizia necessaria per eseguire una determinata prestazione; dal punto di vista soggettivo, è necessario e sufficiente dolo generico […] l’ignoranza della legge penale non può essere invocata come scusante.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione III penale, sentenzaData: 03 giugno 2026Numero: 4667
Il delitto di abbandono di persone minori o incapaci tutela, non già il rispetto dell’obbligo legale di assistenza in sé considerato, quanto il valore etico-sociale della sicurezza della persona fisica contro determinate situazioni di pericolo, che non deve necessariamente essersi realizzato, e la condotta di “abbandono” resta integrata da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo, sicché, ai fini della sussistenza dell’elemento materiale del reato, non è necessario che l’abbandono della persona offesa sia definitivo, talché il delitto di cui all’articolo 591 Cp si perfeziona anche nel caso della sua temporaneità e in difetto di un effettivo animus derelinquendi mentre il dolo è generico e consiste nella coscienza di abbandonare a sé stesso il soggetto passivo, che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze, in una situazione di pericolo per la sua integrità di cui si abbia l’esatta percezione.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penale, sentenzaData: 05 giugno 2026Numero: 6638
L’accertamento dell’insussistenza dei presupposti per l’operatività dell’articolo 49 della legge n. 203 del 1982, contenuto in una sentenza non definitiva non impugnata resa nel corso del giudizio al cui esito è pronunciato il provvedimento poi azionato come titolo esecutivo, determina la formazione di un giudicato che preclude la riproposizione della medesima questione di merito in sede di opposizione all’esecuzione, essendo il giudicato volto a coprire non solo il dedotto, ma anche il deducibile nel corso del giudizio di cognizione.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 06 giugno 2026Numero: 18228
Per la configurabilità del reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi non è richiesta una totale soggezione della vittima al soggetto attivo, in quanto la norma di cui all’articolo 572 Cp, nel reprimere l’abituale attentato alla dignità e al decoro della persona, tutela la normale tollerabilità della convivenza. Gli atti lesivi possono alternarsi con periodi di normalità ed essere talvolta causati da motivi contingenti: data la natura abituale del delitto, l’intervallo di tempo tra una serie e l’altra di episodi lesivi non fa venir meno l’esistenza dell’illecito.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penale, sentenzaData: 07 giugno 2026Numero: 5745
In tema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, la condizione di sfruttamento che non si avvantaggi dello stato di bisogno non integra il reato di cui all’articolo 603-bis Cp essendo incriminato a tale titolo non lo sfruttamento in sé ma solo l’approfittamento di una situazione di grave inferiorità del lavoratore, sia essa economica, che di altro genere, che lo induca a svilire la sua volontà contrattuale sino ad accettare condizioni proposte dall’utilizzatore, cui altrimenti non avrebbe acconsentito; non è sufficiente, dunque, che ricorrano i sintomi dello sfruttamento, come indicati dal terzo comma dell’articolo 603-bis Cp, ma occorre l’abuso della condizione esistenziale della persona, che non coincide solo con la sua conoscenza, ma proprio con il vantaggio che da quella volontariamente si trae.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione III penale, sentenzaData: 08 giugno 2026Numero: 6705
In tema di compensi professionali di avvocato, la presunzione di solidarietà passiva per il pagamento dei compensi dovuti al professionista che assiste più parti le quali abbiano una posizione identica tale da poter qualificare la prestazione legale resa come sostanzialmente unitaria, si applica anche alle prestazioni stragiudiziali.
In tema di attività professionale svolta dagli avvocati, mentre la procura «ad litem» è un negozio unilaterale con il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio, il mandato sostanziale costituisce invece un negozio bilaterale — il contratto di patrocinio — con il quale il legale viene incaricato, secondo lo schema negoziale che è proprio del mandato, di svolgere la sua opera professionale in favore della parte; il mandato professionale può essere conferito anche in forma verbale, e la prova di esso può quindi darsi anche per testimoni, oltre che in via presuntiva, attraverso idonei indizi plurimi, precisi e concordanti; parimenti, la procura alle liti può certamente essere rivelatrice del conferimento del mandato professionale, ma rappresenta solo un indice presuntivo della sussistenza tra le parti dell’autonomo rapporto di patrocinio.
Nel caso esaminato, la domanda di pagamento è stata rigettata perché i professionisti non avevano documentato l’adempimento dell’obbligo informativo sulla possibilità di avvalersi della mediazione civile e commerciale previsto dall’articolo 4, comma 3, del Dlgs n. 28 del 2010, la cui violazione comporta l’annullabilità del contratto.
Autorità: Tribunale di Napoli, sezione XI civile, sentenzaData: 08 giugno 2026Numero: 9522
Nel caso di cessazione della convivenza more uxorio è configurabile il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, anziché quello di atti persecutori, quando tra i soggetti permanga un vincolo assimilabile a quello familiare, per il mantenimento di una consuetudine di vita comune o per l’esercizio condiviso della responsabilità genitoriale ex articolo 337-ter Cc. Occorre verificare se la condotta abbia inciso su una relazione nella quale le persone continuino a riconoscersi reciprocamente, pur senza coabitazione, come persone della famiglia.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione III penale, sentenzaData: 12 giugno 2026Numero: 6843
In tema di reati fallimentari, l’assunzione solo formale della carica gestoria non consente l’automatica esenzione dell’amministratore per i reati previsti dagli articoli 216, comma 1, n. 2), 217 comma 2 e 220 legge fallimentare, atteso che questi e non altri è il diretto destinatario ex articolo 2392 Cc dell’obbligo relativo alla regolare tenuta e conservazione dei libri contabili; ne consegue che, qualora egli deleghi ad altri in concreto la tenuta della contabilità o comunque consenta che altri assumano di fatto la gestione della società, non è esonerato dal dovere di vigilare sull’operato dei delegati o degli amministratori di fatto e, conseguentemente, dalla responsabilità penale, eventualmente in forza del disposto di cui all’articolo 40, comma 2, Cp, se viene meno a tale dovere.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penale, sentenzaData: 15 giugno 2026Numero: 6983
In tema di estorsione, quando l’attività successiva alla consumazione del reato di furto consista nella richiesta di un compenso a chi possedeva il bene sottratto, accompagnato dalla prospettazione della mancata restituzione dello stesso, essa deve necessariamente considerarsi come attività volta a coartare, a scopo di profitto, l’altrui volontà: difatti colui che è stato privato illecitamente di un bene conserva il diritto alla restituzione dello stesso, oltreché un’aspettativa morale di riacquistarlo; a ciò consegue che, ove intervenga una richiesta di denaro in cambio dell’adempimento dell’obbligo giuridico di restituire che incombe sul soggetto agente, ciò viene ad influire sulla libertà di autodeterminazione del soggetto passivo, integrando una minaccia rilevante ai sensi dell’articolo 629 Cp.
Autorità: Corte d’appello di Napoli, sezione VI penaleData: 22 giugno 2026Numero: 6768
Nel procedimento di convalida di sfratto per finita locazione, se il giudice disponga il mutamento del rito, conseguente all’opposizione proposta dal conduttore-intimato invitando le parti ad attivare la procedura di mediazione obbligatoria, spetta al locatore-intimante l’onere di introdurre la procedura conciliativa a pena di improcedibilità delle domande giudiziali proposte.
Autorità: Tribunale di Cosenza, sezione I civile, sentenzaData: 24 giugno 2026Numero: 904
Il gestore di un blog o di una pagina social non è soggetto a un obbligo generale di controllo preventivo dei commenti pubblicati da terzi, ma deve rimuoverli tempestivamente quando acquisisca consapevolezza del loro carattere diffamatorio. La consapevole mancata rimozione, consentendo l’ulteriore diffusione del contenuto lesivo, può fondare la sua responsabilità risarcitoria.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanzaData: 10 luglio 2026Numero: 22999
In caso di applicazione della continuazione in sede esecutiva tra un reato giudicato con rito ordinario e un reato oggetto di sentenza di patteggiamento, il giudice, nel determinare la pena unica, deve tenere conto della riduzione concessa ai sensi dell’articolo 444 del Cpp. Ne consegue che, ove ritenga più grave il reato definito con rito speciale, deve porre a base del calcolo la pena già ridotta; ove, invece, lo qualifichi come reato-satellite, deve commisurare il relativo aumento alla pena determinata in sede di cognizione, comprensiva della riduzione premiale.
In caso di applicazione della continuazione in sede esecutiva tra un reato giudicato con rito ordinario e un reato oggetto di decreto penale di condanna, il giudice, nel determinare la pena unica, deve applicare, con riferimento a quest’ultimo, la riduzione prevista dall’articolo 459 del Cpp, dando conto in motivazione di averne tenuto conto nella determinazione del trattamento sanzionatorio.
In caso di riconoscimento della continuazione in sede esecutiva tra reati giudicati con rito ordinario e reati definiti con giudizio abbreviato, la riduzione della pena prevista dall’articolo 442, comma 2, del Cpp deve essere applicata soltanto con riferimento a questi ultimi, siano essi individuati come reati-satellite ovvero come violazioni più gravi. In tali ipotesi, il giudice deve dare atto, in motivazione, di aver tenuto conto della riduzione correlata al rito, la quale, essendo aritmeticamente predeterminata, non richiede alcuna specifica giustificazione in ordine al quantum.
In caso di applicazione della continuazione in sede esecutiva tra un reato giudicato con rito abbreviato e un reato definito mediante patteggiamento, il giudice deve tenere conto, ai fini dell’individuazione della violazione più grave, delle pene concretamente inflitte dalle due sentenze, comprensive delle riduzioni operate per i rispettivi riti premiali.
Autorità: Corte di cassazione, sezione V penale, sentenzaData: 16 luglio 2026Numero: 26847
Il condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno, rispondendo, in base all’articolo 2051 del Cc, dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini, ancorché tali danni siano imputabili a difetti costruttivi dello stabile.
Il condomino che subisca, nella propria unità immobiliare, un danno derivante dall’omessa manutenzione delle parti comuni di un edificio, ai sensi degli articoli 1123, 1124, 1125 e 1126 del Cc, assume, quale danneggiato, la posizione di terzo avente diritto al risarcimento nei confronti del condominio, senza tuttavia essere esonerato dall’obbligo — che trova la sua fonte nella comproprietà o nella utilità di quelle e non nella specifica condotta illecita ad esso attribuibile — di contribuire, a propria volta e «pro quota», alle spese necessarie per la riparazione delle parti comuni, nonché alla rifusione dei danni cagionati.
L’obbligazione risarcitoria da illecito aquiliano costituisce un debito di valore, rispetto al quale gli interessi «compensativi» valgono a reintegrare il pregiudizio derivante dalla mancata disponibilità della somma equivalente al danno subito nel tempo intercorso tra l’evento lesivo e la liquidazione; la relativa determinazione non è, peraltro, automatica né presunta «iuris et de iure», occorrendo che il danneggiato provi, anche in via presuntiva, il mancato guadagno derivatogli dal ritardato pagamento.
In tema di «emendatio libelli», la diversa quantificazione della domanda risarcitoria originariamente azionata è consentita nel rispetto delle preclusioni processuali, per cui, in relazione al sistema anteriore alla riforma di cui al Dlgs n. 149 del 2022, deve aver luogo non oltre la memoria di cui all’articolo 183, comma 6, n. 1, del Cpc, nel procedimento dinanzi al tribunale in composizione monocratica, e, nel procedimento davanti al giudice di pace, prima che questi inviti le parti a precisare le conclusioni ed a discutere la causa ai sensi dell’articolo 321 del Cpc, ovvero, in entrambi i procedimenti, immediatamente dopo l’espletamento dell’attività istruttoria quando sia conseguenza di quest’ultima, in ossequio al principio di acquisizione processuale.
Autorità: Tribunale di Roma, sezione VII civile, sentenzaData: 17 luglio 2026Numero: 11223
In tema di condominio negli edifici, la legittimazione passiva dell’amministratore ex articolo 1131 del Cc sussiste nelle azioni negatorie e confessorie di servitù anche quando si chieda la rimozione di opere comuni o l’eliminazione di ostacoli che impediscano l’esercizio della servitù.
In tema di condominio negli edifici, per sottrarre i beni di cui all’articolo 1117 del Cc alla comproprietà dei condomini e dimostrarne l’appartenenza esclusiva al titolare di una porzione esclusiva dell’edificio, il titolo contrario richiamato dall’anzidetta norma deve essere contenuto non già nell’atto di compravendita o donazione delle singole unità immobiliari, bensì nell’atto costitutivo del condominio. Infatti, il titolo idoneo a vincere la presunzione di condominialità, ai sensi della citata disposizione, non è l’atto di acquisto del singolo appartamento condominiale, ma il negozio posto in essere da colui che ha costituito il condominio dell’edificio, in quanto tale negozio, rappresentando la fonte comune dei diritti dei condomini, ne determina l’estensione e le limitazioni reciproche.
Autorità: Tribunale di Catanzaro, sezione I civile, sentenzaData: 21 luglio 2026Numero: 3196
La domanda ex articolo 2932 del codice civile, ove proposta dopo l’apertura della liquidazione coatta amministrativa e non assistita da precedente trascrizione opponibile, non può essere accolta, poiché comporterebbe il recupero del bene alla sola garanzia patrimoniale del promissario acquirente e la correlativa sottrazione dello stesso alla garanzia collettiva dei creditori in contrasto con il complesso di regole desumibili dagli articoli 42, 44, 45, 51 e 52 della legge fallimentare. Ciò non lascia il promissario acquirente privo di tutela, potendo egli far valere nella procedura il credito restitutorio o risarcitorio derivante dal rapporto, secondo le regole del concorso e dell’accertamento del passivo, in sede fallimentare.
Autorità: Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanzaData: 24 luglio 2026Numero: 24023
Costituisce domanda nuova, non proponibile per la prima volta in appello, quella che alteri anche uno soltanto dei presupposti della domanda iniziale, introducendo un “petitum” diverso e più ampio, oppure una diversa “causa petendi”, fondata su situazioni giuridiche non prospettate in primo grado ed in particolare su un fatto giuridico costitutivo del diritto originariamente vantato, radicalmente diverso, sicché risulti inserito nel processo un nuovo tema d’indagine. La facoltà di mutare la domanda di adempimento in quella di risoluzione, consentita dall’articolo 1453, comma secondo, del codice civile in deroga al divieto della “mutatio libelli”, si estende anche alla conseguente domanda di risarcimento del danno, nonché a quella di restituzione del prezzo, essendo tali domande accessorie alla domanda sia di risoluzione che di adempimento.
Autorità: Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanzaData: 24 luglio 2026Numero: 24027
Le decisioni sull’affidamento dei figli devono perseguire la soluzione concretamente meno pregiudizievole per i minori e non assolvere una funzione premiale o punitiva nei confronti dei genitori. Il diritto alla bigenitorialità deve essere bilanciato con il diritto del minore a non subire un trauma dall’imposizione di modalità relazionali destinate all’insuccesso, considerando l’età, le risultanze istruttorie e la situazione effettiva.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanzaData: 28 luglio 2026Numero: 24135
Il diritto all’indennità sostitutiva della mensa spetta a tutti i lavoratori che svolgono la loro attività lavorativa per almeno sei ore continuative e che, per tale ragione, hanno diritto a un intervallo non lavorato. La fruizione di tale intervallo — che non è retribuito ed è destinato alla consumazione del pasto all’interno o all’esterno dell’azienda, con la possibilità, per i lavoratori turnisti che abbiano una pausa non sufficiente a tale scopo, di farlo prima o dopo il turno — non priva il lavoratore turnista del diritto a godere delle più brevi pause retribuite eventualmente previste dalla contrattazione collettiva e destinate precipuamente al recupero delle energie lavorative nel contesto del lavoro articolato in turni. Nessuna elisione o compensazione è pertanto ipotizzabile tra voci — indennità sostitutiva del servizio mensa e retribuzione della pausa intralavorativa — che hanno natura e funzioni disomogenee.
Autorità: Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza. LexCEDData: 29 luglio 2026Numero: 24194
È rilevante e non manifestamente infondata, in riferimento agli articoli 3, 24, 111 e 117 della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’articolo 6 della Cedu, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 593, comma 3, del Cpp nella parte in cui non prevede l’impugnazione con l’appello, da parte dell’imputato, della sentenza di proscioglimento pronunciata ai sensi dell’articolo 131-bis del Cp per un reato punito con pena alternativa che abbia condannato lo stesso imputato alle restituzioni e al risarcimento del danno in favore della parte civile.
Autorità: Corte di cassazione, sezioni unite penali, ordinanzaData: 29 luglio 2026Numero: 28647
È da escludere l’applicabilità della meno grave fattispecie di cui all’articolo 571 del Cp alle condotte di violenza tenute in danno di un figlio, in quanto il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone l’uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi, in via ordinaria consentiti, e non è mai configurabile nel caso di uso sistematico di violenza fisica e morale nei confronti del minore affidato, anche se sorretto da animus corrigendi.
Autorità: Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenzaData: 29 luglio 2026Numero: 28776
I poteri del giudice di rinvio sono diversi secondo che la sentenza sia stata annullata per violazione o falsa applicazione di norme di diritto ovvero per omessa o contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia, atteso che solo in quest’ultima ipotesi l’annullamento travolge la valutazione dei fatti compiuta in sede d’appello, onde il giudice di rinvio è libero di riesaminare “ex novo” tutte le risultanze processuali e di risolvere le questioni devolutegli senza limitazione di sorta. Il solo limite è costituito dal divieto di fondare la decisione sugli stessi elementi del provvedimento impugnato ritenuti illogici ed eliminando, a seconda dei casi, le contraddizioni ed i difetti argomentativi riscontrati.
Autorità: Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanzaData: 30 luglio 2026Numero: 24227
Ai sensi dell’articolo 2233 del codice civile come modificato dall’articolo 2, del Dl 223 del 2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 2006, l’accordo di determinazione del compenso professionale tra avvocato e cliente deve rivestire la forma scritta “ad substantiam” a pena di nullità, senza che rilevi la disciplina introdotta dall’articolo 13, comma 2, legge n. 247 del 2012, che, nell’innovare il solo profilo del momento della stipula del negozio individuato, di regola, nella data del conferimento dell’incarico, ha lasciato invariato quello sul requisito di forma, con la conseguenza che, da un lato, l’accordo, quando non trasfuso in un unico documento sottoscritto da entrambe le parti, si intende formato quando la proposta, redatta in forma solenne, sia seguita dall’accettazione nella medesima forma e, dall’altro, che la scrittura non può essere sostituita con mezzi probatori diversi e la prova per presunzioni semplici, al pari della testimonianza, sono ammissibili nei soli casi di perdita incolpevole del documento ex articoli 2724 e 2725 del Cc.
Autorità: Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanzaData: 30 luglio 2026Numero: 24233
Nei contratti a formazione progressiva, l’accertamento della conclusione dell’accordo con la conoscenza dell’accettazione da parte del proponente, presupponendo la conformità di questa alla proposta ex articolo 1326, commi 1 e 5, del codice civile, impone al giudice di merito d’indagare, anche d’ufficio, sul piano giuridico prima ancora che su quello di merito, se tra proposta ed accettazione vi sia la concordanza voluta dalla legge.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 30 luglio 2026Numero: 24240
I negozi posti in essere dal “falsus procurator” non sono nulli, bensì privi di efficacia e tale inefficacia non è rilevabile d’ufficio, ma solo su eccezione di parte, a sollevare la quale è legittimato soltanto lo pseudo rappresentato. Tuttavia, ove la parte, allegando la mancanza di potere rappresentativo, invochi la nullità del contratto concluso dal “falsus procurator”, non incorre in vizio di ultrapetizione il giudice che ne dichiari la semplice inefficacia, posto che quest’ultima costituisce un “minus” rispetto alla nullità e in essa può ritenersi virtualmente compresa.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 30 luglio 2026Numero: 24244
L’azione di ingiustificato arricchimento è contraddistinta da un carattere di residualità che ne postula l’inammissibilità ogni qualvolta il danneggiato, per farsi indennizzare del pregiudizio subito, possa esercitare, tanto contro l’arricchito che nei confronti di una diversa persona, altra azione, secondo una valutazione da compiersi in astratto e prescindendo, quindi, dal relativo esito.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, sentenzaData: 30 luglio 2026Numero: 24258
Il criterio distintivo tra riposo intermedio, non computabile ai fini della determinazione della durata del lavoro, e semplice temporanea inattività, computabile, invece, a tali fini, e che trova applicazione anche nel lavoro discontinuo, consiste nella diversa condizione in cui si trova il lavoratore, il quale, nel primo caso, può disporre liberamente di se stesso per un certo periodo di tempo anche se è costretto a rimanere nella sede di lavoro o a subire una qualche limitazione, mentre, nel secondo, pur restando inoperoso, è obbligato a tenere costantemente disponibile la propria forza di lavoro per ogni richiesta o necessità.
Autorità: Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanzaData: 31 luglio 2026Numero: 24300
In tema di ricorso per cassazione, per dedurre la violazione dell’articolo 115 del Cpc, occorre denunciare che il giudice, in contraddizione espressa o implicita con la prescrizione della norma, abbia posto a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli — salvo il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio —, mentre è inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall’articolo 116 del cpc.
Autorità: Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanzaData: 31 luglio 2026Numero: 24302
La prova della disponibilità da parte del fallito di un consistente patrimonio azionario ed immobiliare non è sufficiente ad escludere la sussistenza dello stato d’insolvenza, né la conoscenza dello stesso da parte del terzo contraente: l’esistenza di un cospicuo attivo, ancorché in ipotesi sufficiente ad assicurare l’integrale soddisfacimento dei creditori, non esclude infatti di per sé la sussistenza dello stato di insolvenza, consistendo quest’ultimo in una situazione di impotenza economica che si realizza allorquando l’imprenditore non è più in grado di adempiere “regolarmente e con mezzi normali” le proprie obbligazioni, in quanto sono venute meno le necessarie condizioni di liquidità e di credito.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanzaData: 31 luglio 2026Numero: 24318
Le clausole delimitative del rischio indennizzabile, nella loro differente e multiforme tipologia — soggettive, oggettive, causali, spaziali, temporali —, concretano un fatto impeditivo del diritto al pagamento dell’indennizzo azionato dall’assicurato: pertanto esse sono espressione di un diritto potestativo, il cui esercizio è rimesso alla volontà dell’assicuratore che ne è titolare, ben potendo egli in ogni modo disporne, anche rinunciando a farlo valere. Da ciò consegue, dal punto di vista processuale, che l’allegazione dell’esistenza di una clausola di inoperatività della polizza assicurativa per delimitazione pattizia del rischio concretamente avveratosi — astrattamente rientrante nel genus dei rischi previsti dalla polizza — configura un’eccezione in senso stretto: da formulare, in maniera analitica e circostanziata, nella comparsa di risposta del giudizio di primo grado e nel rispetto del termine a tal fine stabilito, non rilevabile ex officio né deducibile per la prima volta nel giudizio di appello.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 31 luglio 2026Numero: 24333
Il termine di novanta giorni entro il quale provvedere alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi, fissato dall’articolo 31, comma 3, del d.P.R. n. 380 del 2001, è sospeso dalla pronuncia cautelare o dalla sentenza di primo grado del giudice amministrativo favorevole al ricorrente e riprende a decorrere a seguito della comunicazione di un provvedimento giurisdizionale di segno contrario, fatta salva la verifica in concreto della esigibilità dell’esecuzione da parte dell’interessato nel tempo residuo e la sua possibilità di chiedere all’amministrazione l’accertamento di conformità o la fissazione di un ulteriore congruo termine per ottemperare all’ordine.
L’esigenza costituzionalmente garantita di svolgere le attività di culto ben può e deve essere valutata in sede di pianificazione urbanistica ma non consente di ritenere comunque lecito il suo svolgimento laddove non rispetti la legislazione recante la normativa urbanistica ed edilizia.
Autorità: Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenzaData: 31 luglio 2026Numero: 7
In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, nella procedura di risarcimento diretto di cui all’articolo 149 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussiste litisconsorzio necessario, analogamente a quanto previsto dall’art. 144, comma 3, del medesimo decreto, nei confronti del danneggiante responsabile.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 01 agosto 2026Numero: 24358
In materia di contratti agrari, qualora sia intervenuta una transazione tra le parti, la competenza del giudice ordinario è configurabile soltanto nell’ipotesi in cui, rimanendo incontroverse l’esistenza e la validità del rapporto agrario, la controversia riguardi esclusivamente l’esecuzione dell’accordo ovvero questioni ad esso accessorie; viceversa, ove venga in discussione la perdurante operatività del rapporto agrario, la sua validità o quella della stessa transazione, la cognizione appartiene ratione materiae alla sezione specializzata agraria.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 03 agosto 2026Numero: 24416
Ai fini della qualificazione di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti come dedita solo alla commissione di reati di “lieve entità” — articolo 74, comma 6, del dpr n. 309 del 1990 —, se è pur vero che la tipologia di sostanza stupefacente trattata non sia di per sé ostativa alla qualificazione del fatto nell’ambito della lieve entità, deve, tuttavia, considerarsi che — rientrando fra gli elementi che il giudice deve rilevare ai fini della qualificazione del fatto in termini di maggiore o minore gravità, anche la “qualità” della sostanza di volta in volta costituente il corpo del reato — ben più attenta e tendenzialmente restrittiva deve essere, ai fini della rilevazione della ipotesi di lieve entità, la ponderazione della singola fattispecie laddove la sostanza trattata sia caratterizzata da una più intensa micidialità, così come avviene per ciò che attiene alle sostanze appartenenti — come nella fattispecie, in cui i reati-fine dell’associazione avevano avuto ad oggetto quantità cospicue di cocaina — alla tabella I richiamata dall’articolo 73, comma 1, del Dpr n. 309 del 1990, rispetto a quella che, invece, caratterizza le sostanze di cui alla tabella II richiamata al successivo comma 4 della medesima disposizione.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III penale, sentenzaData: 04 agosto 2026Numero: 29485
Ai fini della distinzione tra lavoro autonomo e subordinato, quando l’elemento dell’assoggettamento del lavoratore alle direttive altrui non sia agevolmente apprezzabile a causa della peculiarità delle mansioni e del relativo atteggiarsi del rapporto, occorre fare riferimento a criteri complementari e sussidiari, fra i quali quello della collaborazione, della continuità delle prestazioni, del coordinamento dell’attività lavorativa all’assetto organizzativo dato dal datore di lavoro, che, privi ciascuno di valore decisivo, possono essere valutati globalmente come indizi probatori della subordinazione.
Autorità: Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenzaData: 05 agosto 2026Numero: 24479
Se la natura del bene di proprietà comune non ne permette un simultaneo godimento da parte di tutti i comproprietari, l’uso comune può realizzarsi o in maniera indiretta oppure, appunto, mediante avvicendamento con un uso turnario da parte dei comproprietari, utilizzo che costituisce corretto esercizio del potere di regolamentazione dell’uso della cosa comune da parte della maggioranza, in quanto non ne impedisce il godimento individuale, ed evita, piuttosto, che, attraverso un uso più intenso da parte di singoli comunisti, venga meno, per i restanti, la possibilità di godere pienamente e liberamente della cosa durante i rispettivi turni, senza subire alcuna interferenza esterna.
Autorità: Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanzaData: 07 agosto 2026Numero: 24534
In caso di nullità del contratto di locazione, il conduttore ha diritto di ripetere, a norma dell’articolo 2033 del codice civile, i canoni versati al locatore in esecuzione del contratto, ferma restando la facoltà di quest’ultimo di eccepire, ex articolo 2041 del codice civile, la sussistenza di un ingiustificato arricchimento, facendo valere un credito indennitario che va, però, liquidato nei limiti della diminuzione patrimoniale subita nell’erogazione della prestazione e non in misura coincidente con il mancato guadagno che esso avrebbe potuto trarre dall’instaurazione di una valida relazione contrattuale.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanzaData: 08 agosto 2026Numero: 24561
Ai fini della configurabilità della circostanza per i casi di minore gravità, prevista dall’articolo 609-bis, comma 3, del codice penale, deve farsi riferimento ad una valutazione globale del fatto, nella quale assumono rilievo i mezzi, le modalità esecutive, il grado di coartazione esercitato sulla vittima, le condizioni fisiche e mentali di questa, le sue caratteristiche psicologiche in relazione all’età, così da potere ritenere che la libertà sessuale della persona offesa sia stata compressa in maniera non grave, e che il danno arrecato alla stessa anche in termini psichici sia stato significativamente contenuto. Ciò, in altri termini, comporta che il giudice deve tener conto della gravità del reato, desunta: 1) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione; 2) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato; 3) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.
Ai fini della configurabilità del delitto di atti sessuali con minorenne, non è richiesto, ove esso sia realizzato con l’impiego di sistemi di comunicazione telematica, la contestualità temporale tra le condotte poste in essere, rispettivamente, dal soggetto agente e dalla persona offesa, essendo sufficiente che quella tenuta da quest’ultima sia, sul piano causale, conseguenza della prima.
In tema di reati contro la libertà sessuale commessi in danno di persona minore degli anni quattordici, l’ignoranza da parte del soggetto agente dell’età della persona offesa scrimina la condotta solo qualora egli, pur avendo diligentemente proceduto ai dovuti accertamenti, sia indotto a ritenere, sulla base di elementi univoci, che il minorenne sia maggiorenne; ne consegue che non sono sufficienti le sole rassicurazioni verbali circa l’età fornite dal minore e/o da terzi, soprattutto se fornite in maniera ambigua.
Autorità: Corte di cassazione, sezione III penale, sentenzaData: 08 agosto 2026Numero: 29851
È devoluta al giudice ordinario, non a quello contabile, la domanda di restituzione dell’indebito, proposta dalla Pubblica amministrazione nei confronti dell’esercente che abbia venduto a beneficiari del cosiddetto “bonus cultura” ex lege 208/2015 beni non compresi tra quelli ammessi al rimborso del prezzo da parte dello Stato.
Autorità: Corte di cassazione, sezioni unite civili, ordinanzaData: 10 agosto 2026Numero: 24598
L’articolo 165, comma 5, del Cp, nel testo introdotto dall’articolo 6 della legge 19 luglio 2019 n. 69 e poi modificato dalla legge 24 novembre 2023 n. 168, prevede — tra le altre ipotesi — che, nei casi di condanna per i delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 572, 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 612-bis del Cp, la sospensione condizionale della pena sia subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati. Tale previsione ha carattere cogente: una volta riconosciuto il beneficio della sospensione condizionale della pena in relazione a condanna per uno dei reati compresi nel catalogo legale, il giudice non può omettere la relativa condizione, salva la diversa questione delle concrete modalità attuative del percorso.
La previsione dell’articolo 165, comma 5, del Cp, nel testo introdotto dall’articolo 6 della legge 19 luglio 2019 n. 69 e poi modificato dalla legge 24 novembre 2023 n. 168, laddove prevede l’obbligo di subordinare la sospensione condizionale della pena alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per uno dei reati ivi previsti, pur avendo natura sostanziale, si applica anche ai reati abituali iniziati anteriormente alla novella ma protrattisi, senza significative cesure temporali, in epoca successiva, in ragione dell’unitarietà strutturale della fattispecie abituale.
L’omessa subordinazione della sospensione condizionale della pena agli obblighi di cui all’articolo 165, comma 5, del Cp non può tuttavia essere emendata direttamente dalla Corte di cassazione con annullamento senza rinvio. Infatti, il provvedimento con il quale il giudice subordina la sospensione condizionale della pena alla partecipazione ai percorsi di recupero previsti dalla disposizione ha natura complessa e richiede valutazioni non meramente esecutive, ma proprie del giudice della cognizione. Tale provvedimento deve contenere, in particolare: l’accertamento della libera, consapevole ed effettiva volontà dell’imputato di intraprendere il percorso, non essendo sufficiente una mera non opposizione; l’individuazione dell’ente o associazione specializzata in relazione allo specifico reato accertato e alle caratteristiche del caso concreto; la definizione della cadenza del percorso, comunque almeno bisettimanale nel testo vigente; la previsione della necessità del suo superamento con esito favorevole; la fissazione del termine di inizio, da far decorrere dall’irrevocabilità della sentenza; l’indicazione della durata massima del percorso.
Autorità: Corte di cassazione, sezione V penale, sentenzaData: 14 agosto 2026Numero: 31417
Il mediatore, ai sensi dell’articolo 1759, primo comma, del Cc, deve comunicare alle parti le circostanze a lui note, o che avrebbe dovuto conoscere con l’uso della diligenza impostagli dalla natura professionale dell’attività esercitata, relative alla valutazione ed alla sicurezza dell’affare, che possano influire sulla conclusione di esso o determinare le parti a perfezionare il contratto a diverse condizioni. Tale obbligo consente di configurare la responsabilità del mediatore anche ove questi dia informazioni obiettivamente non vere su fatti di indubbio rilievo, dei quali egli non abbia consapevolezza e che non abbia controllato. Ne consegue che, ove l’affare sia concluso, può sussistere la responsabilità risarcitoria del mediatore in caso di mancata informazione del promissario acquirente circa l’esistenza di irregolarità urbanistiche o edilizie relative all’immobile oggetto della promessa di vendita, dovendosi, comunque, verificare l’adempimento di tale dovere di informazione da parte del mediatore con esclusivo riferimento al momento stesso della conclusione dell’affare. Invero, allorché l’affare sia concluso, la responsabilità risarcitoria del mediatore reticente o mendace può correlarsi al minore vantaggio o al maggiore aggravio patrimoniale derivanti dalle determinazioni negoziali della parte che siano state effetto del deficit informativo subito — indipendentemente dalla eventuale responsabilità concorrente della controparte contrattuale — o anche all’importo della provvigione corrisposta nella prospettiva di un affare che avrebbe richiesto una diversa valutazione economica per raggiungere gli scopi prefissi dal contraente.
Autorità: Tribunale di Milano, sezione V civile, sentenzaData: 21 agosto 2026Numero: 6726
La sentenza della Corte costituzionale 13 maggio 2024 n. 86, che ha dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 628, comma 1, del Cp, nella parte in cui non prevede, per il delitto di rapina, un’attenuante comune in forza della quale la pena può essere diminuita in misura non eccedente un terzo quando, per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità, trova applicazione anche nel caso in cui la rapina risulti aggravata, giacché in tal caso l’attenuante può ben coesistere — e portare all’eventuale giudizio di comparazione ex articolo 69 del Cp — con le eventuali circostanze aggravanti.
Autorità: Corte di cassazione, sezione II penale, sentenzaData: 28 agosto 2026Numero: 32273
La particolare tenuità del fatto non può essere valutata considerando isolatamente la condotta contestata: occorre verificare se l’autore abbia commesso almeno due ulteriori illeciti della stessa indole, tali da rendere abituale il comportamento ai sensi dell’articolo 131-bis Cp. Rilevano anche illeciti risalenti nel tempo o successivi al fatto oggetto del procedimento.
Autorità: Corte di cassazione, sezione VII penale, ordinanzaData: 02 settembre 2026Numero: 32629
L’ergastolo è compatibile con l’articolo 3 della Convenzione soltanto se sussistono una reale prospettiva di liberazione e un meccanismo effettivo di revisione della pena; nel caso esaminato, la sua irriducibilità ha determinato una violazione limitatamente al periodo precedente alla riforma introdotta dal decreto-legge n. 162 del 2022. Viola inoltre l’articolo 7 della Convenzione l’applicazione retroattiva e imprevedibile della disciplina ostativa che trasformi una pena originariamente riducibile in una pena concretamente più grave e irriducibile.
Autorità: Corte europea dei diritti dell’uomo, sezione I, sentenzaData: 03 settembre 2026Numero: 23169/16, ricorso
L’omessa consegna del foglio informativo relativo ai buoni fruttiferi postali non attribuisce al sottoscrittore un diritto al risarcimento per la perdita del rimborso conseguente alla prescrizione. Il regime dei buoni è stabilito dai decreti ministeriali istitutivi delle singole serie, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, mentre il foglio informativo svolge una funzione riepilogativa e ricognitiva dell’operazione già conclusa.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanzaData: 06 settembre 2026Numero: 25014
In tema di buoni fruttiferi postali, sulla base della normativa di riferimento, l’imposizione fiscale sui rendimenti dei medesimi avviene secondo il criterio di competenza, rilevando il momento in cui matura il diritto di credito.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanzaData: 06 settembre 2026Numero: 25064
La violazione dell’obbligo di rinvio pregiudiziale da parte di un giudice nazionale di ultima istanza non è, da sola, sufficiente a fondare la responsabilità risarcitoria dello Stato membro. Occorre che essa sia accompagnata dalla violazione di un’altra norma del diritto dell’Unione diretta a conferire diritti ai singoli.
Autorità: Corte di giustizia dell’Unione europea, Grande Sezione, sentenzaData: 08 settembre 2026Numero: C-163/24
Le disposizioni della direttiva sul trasferimento d’impresa conferiscono diritti ai singoli e possono fondare la responsabilità dello Stato per una decisione del giudice nazionale di ultima istanza che le violi in modo sufficientemente qualificato. Costituiscono elementi decisivi, nel caso esaminato, gli errori interpretativi rispetto alla giurisprudenza già esistente, l’omesso rinvio pregiudiziale obbligatorio e la mancata considerazione di una domanda pregiudiziale allora pendente sul medesimo problema interpretativo.
Autorità: Corte di giustizia dell’Unione europea, Grande Sezione, sentenzaData: 08 settembre 2026Numero: C-293/24
L’utilizzo di un marchio notorio nella campagna elettorale di un partito politico, contro la volontà del titolare, può essere giustificato dalla libertà di espressione soltanto all’esito di un concreto bilanciamento con il diritto di proprietà e gli interessi del titolare del marchio. Spetta al giudice nazionale stabilire se tale uso integri un «giusto motivo», considerando che nessuno dei diritti contrapposti ha carattere assoluto.
Autorità: Corte di giustizia dell’Unione europea, sezione II, sentenzaData: 08 settembre 2026Numero: C-298/23
Il termine di dieci giorni per contestare l’oscuramento dell’offerta dell’aggiudicatario opera soltanto quando la relativa decisione della stazione appaltante sia espressa, motivata e comunicata contestualmente all’aggiudicazione. Se la decisione o la comunicazione intervengono successivamente, si applica il rito ordinario sull’accesso agli atti; la mera pubblicazione dell’offerta oscurata, priva di motivazione, non costituisce un provvedimento implicito idoneo a far decorrere il termine breve.
Autorità: Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenzaData: 09 settembre 2026Numero: 8
In tema di ordinamento penitenziario, è legittimo il provvedimento di trattenimento di un atto giudiziario trasmesso da un detenuto a un altro detenuto sottoposto al regime detentivo differenziato di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, in ragione della mancanza di attestazione dell’autenticità dell’atto da parte dell’autorità giudiziaria emittente, trattandosi di un adempimento formale funzionale alla verifica della natura della documentazione trasmessa e dell’assenza di alterazioni del testo suscettibili di veicolare informazioni non consentite.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I penale, sentenzaData: 09 settembre 2026Numero: 33206
Nel giudizio abbreviato le dichiarazioni spontanee rese dall’indagato alla polizia giudiziaria sono utilizzabili, purché risultino da un autonomo verbale sottoscritto dal dichiarante. Non è sufficiente che siano soltanto richiamate o riassunte in un’annotazione di polizia giudiziaria.
Autorità: Corte di cassazione, sezione I penale, sentenzaData: 10 settembre 2026Numero: 33273
L’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa di uno Stato membro che subordina la prestazione di servizi di sorveglianza sul territorio nazionale da parte di un’impresa stabilita in un altro Stato membro al rilascio di un’autorizzazione amministrativa, a pena di sanzione nei confronti di qualsiasi impresa responsabile di violazioni, purché tale normativa non imponga al prestatore di servizi condizioni e controlli equivalenti a quelli richiesti per lo stabilimento. Inoltre, le autorità nazionali sono tenute a prendere in considerazione tutte le condizioni che il prestatore di servizi soddisfa già nello Stato membro in cui è stabilito, nei limiti in cui esse corrispondono alle condizioni imposte dallo Stato membro ospitante al fine di tutelare l’ordine pubblico. In ogni caso, lo Stato di destinazione non può fissare spese amministrative sproporzionate, né imporre garanzie non necessarie o sproporzionate.
Autorità: Corte di giustizia dell’Unione europea, sezione VIII, sentenzaData: 10 settembre 2026Numero: C-602/25
La reiterata gestione irregolare di prodotti scaduti, in violazione degli obblighi di diligenza e delle procedure aziendali, può integrare una giusta causa di licenziamento quando comprometta il rapporto fiduciario, tenuto conto del ruolo di responsabilità del dipendente, dell’esperienza professionale, del numero dei prodotti e della durata dell’inadempimento. Le clausole collettive sulle differenze inventariali non determinano una decadenza dal potere disciplinare rispetto a una diversa violazione delle procedure aziendali; la discriminazione collegata alla fruizione dei permessi della legge n. 104 richiede elementi idonei a presumere il collegamento con il licenziamento.
Autorità: Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanzaData: 11 settembre 2026Numero: 25231



Commenti