Ucraina, finisce la tregua di tre giorni: ripartono gli attacchi tra Mosca e Kiev, ci sono vittime
È durata appena tre giorni la limitata pausa negli attacchi a lungo raggio concordata tra Russia e Ucraina sulle rispettive capitali. Scaduta la tregua, nella notte Mosca ha lanciato un nuovo massiccio attacco contro Kiev, utilizzando droni e missili, mentre le forze ucraine hanno colpito nuovamente obiettivi sul territorio russo. Il bilancio degli attacchi è tornato immediatamente a registrare vittime e feriti, mostrando la fragilità di una sospensione delle ostilità che non aveva mai riguardato l'intero fronte. La pausa era stata stabilita in concomitanza con la missione diplomatica degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, impegnati in incontri prima a Mosca e successivamente a Kiev nel tentativo di riaprire uno spazio negoziale tra le parti.
La capitale ucraina è stata sottoposta a una nuova offensiva aerea dopo la partenza degli emissari americani. Le autorità ucraine hanno riferito di almeno due morti e diversi feriti, mentre edifici residenziali e altre strutture sono stati danneggiati in differenti quartieri della città. L'Aeronautica ucraina ha dichiarato di avere intercettato 142 droni, 31 dei 32 missili da crociera lanciati dalle forze russe e due missili balistici. Gli allarmi antiaerei hanno interessato anche altre regioni del Paese, mentre nell'area attorno alla capitale sono stati segnalati danni nei distretti di Boryspil e Fastiv. Mosca ha sostenuto che l'operazione fosse diretta contro infrastrutture militari, logistiche e strutture collegate alla produzione e all'impiego di droni.
La ripresa degli attacchi non è stata unilaterale. Droni ucraini hanno raggiunto diverse aree della Federazione Russa e dei territori controllati da Mosca. Le autorità russe hanno segnalato danni a infrastrutture civili e feriti nella regione di Saratov, a quasi mille chilometri da Mosca. Altre vittime sono state comunicate dalle autorità locali nelle regioni di Bryansk e Kursk e nella penisola di Crimea. Come accade frequentemente nel conflitto, parte dei bilanci forniti dalle due parti non può essere verificata in maniera indipendente nell'immediatezza, mentre Russia e Ucraina attribuiscono all'avversario la responsabilità dell'escalation e sostengono di colpire prevalentemente obiettivi legati allo sforzo bellico.
La tregua appena terminata aveva comunque una portata molto circoscritta. L'intesa riguardava essenzialmente la sospensione temporanea degli attacchi a lungo raggio contro Kiev e Mosca, mentre i combattimenti e i bombardamenti erano proseguiti in altre zone. Nei giorni della pausa si erano infatti registrate vittime in Ucraina, compreso un pesante attacco nella regione di Dnipropetrovsk. Kiev aveva proposto una sospensione più ampia delle operazioni lungo il fronte, ma la Russia non aveva accettato un cessate il fuoco generale. La differenza tra una tregua limitata sulle capitali e una reale sospensione delle ostilità rappresenta uno degli elementi centrali per comprendere perché il conflitto abbia continuato a produrre vittime anche durante i giorni dedicati alla nuova iniziativa diplomatica.
Sul piano politico, la fine della pausa rappresenta un nuovo banco di prova per la mediazione degli Stati Uniti. Witkoff e Kushner hanno incontrato il presidente russo Vladimir Putin e successivamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, portando nuove proposte per tentare di riavvicinare le posizioni. Dai colloqui non è tuttavia emersa un'intesa concreta sulla cessazione delle ostilità. Restano profonde divergenze sul controllo dei territori occupati, sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina e sulle condizioni richieste da Mosca per un eventuale accordo. Kiev insiste inoltre sulla necessità di rafforzare le proprie difese aeree, soprattutto attraverso ulteriori sistemi e intercettori occidentali, considerando la vulnerabilità delle città e delle infrastrutture strategiche agli attacchi missilistici.
La ripresa dei bombardamenti poche ore dopo la conclusione della missione americana evidenzia quanto sia ancora distante una tregua stabile. La sospensione di tre giorni ha dimostrato che una limitazione concordata degli attacchi è tecnicamente possibile, ma ha anche evidenziato l'assenza di un accordo politico capace di estenderla all'intero teatro di guerra. Con l'avvicinarsi dell'autunno e successivamente dell'inverno, torna inoltre centrale la protezione delle infrastrutture energetiche, già duramente colpite nelle precedenti fasi del conflitto. La diplomazia continua a cercare uno spazio tra le posizioni di Mosca e Kiev, mentre sul terreno droni, missili e operazioni militari sono tornati a scandire il confronto immediatamente dopo la scadenza della breve pausa.





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