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Sudafrica, Ramaphosa evita per ora l’impeachment: il caso Phala Phala resta aperto

24 lug
Tempo di lettura: 3 min

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha ottenuto una tregua giudiziaria in uno dei passaggi più delicati del suo mandato. L’Alta Corte del Capo Occidentale ha disposto la sospensione temporanea dei lavori della commissione parlamentare incaricata di valutare un possibile impeachment, bloccando le audizioni pubbliche fino alla conclusione del ricorso con cui il capo dello Stato contesta il rapporto indipendente alla base del procedimento. La decisione non chiude il caso, ma rinvia il confronto istituzionale e consente a Ramaphosa di evitare, almeno nell’immediato, un’inchiesta parlamentare destinata a esporlo a nuove pressioni politiche.


Al centro della vicenda resta lo scandalo noto come Phala Phala, dal nome della tenuta privata di Ramaphosa dove nel 2020 vennero rubati almeno 580 mila dollari in contanti, nascosti all’interno di un divano. Secondo la versione del presidente, il denaro proveniva dalla vendita di alcuni bufali a un compratore straniero; le opposizioni hanno però sollevato dubbi sull’origine delle somme, sulla loro custodia e sulla mancata denuncia tempestiva del furto alle autorità. Un gruppo indipendente istituito ai sensi della Costituzione aveva ritenuto che esistessero elementi sufficienti per approfondire possibili violazioni, aprendo la strada a un esame parlamentare. Ramaphosa ha sempre respinto le accuse di riciclaggio, evasione fiscale e abuso di potere, sostenendo che il rapporto contenga errori giuridici e valutazioni non supportate da prove adeguate.


Il procedimento era tornato pienamente attuale dopo l’intervento della Corte costituzionale, che aveva annullato la decisione con cui l’Assemblea nazionale, nel 2022, aveva bloccato l’apertura dell’indagine. All’epoca l’African National Congress disponeva ancora di una solida maggioranza e riuscì a proteggere il proprio leader. Lo scenario è oggi profondamente diverso: dopo le elezioni del 2024, l’ANC ha perso per la prima volta la maggioranza assoluta ed è stato costretto a governare attraverso una coalizione con altre forze politiche. Questa nuova fragilità parlamentare rende il caso molto più pericoloso per Ramaphosa, perché il sostegno degli alleati non può essere considerato automatico e ogni passaggio sulla responsabilità del presidente rischia di trasformarsi in una verifica sulla tenuta complessiva del governo.


La sospensione concessa dall’Alta Corte ha una portata limitata. La commissione prevista dalla Section 89 della Costituzione può continuare a occuparsi di questioni organizzative e preparatorie, ma non potrà avviare le audizioni sostanziali finché non sarà definito il ricorso contro il rapporto indipendente. Il tribunale ha quindi cercato di bilanciare due esigenze: tutelare il diritto del presidente a contestare la legittimità del documento che ha innescato l’inchiesta e preservare le prerogative del Parlamento nel controllo sull’esecutivo. Qualora il rapporto venisse confermato, la commissione potrebbe riprendere i lavori e valutare se esistano gli estremi per proporre la rimozione del capo dello Stato.


Per Ramaphosa il caso colpisce soprattutto il terreno della credibilità personale. Salito al potere nel 2018 con la promessa di risanare le istituzioni dopo gli anni segnati dagli scandali dell’era Zuma, il presidente ha costruito la propria immagine sulla lotta alla corruzione e sul rilancio della legalità. La vicenda del denaro custodito nella tenuta privata ha incrinato quella narrazione e fornito alle opposizioni un argomento particolarmente efficace. L’Economic Freedom Fighters, l’African Transformation Movement e altri partiti chiedono da tempo le sue dimissioni, sostenendo che il ricorso ai tribunali serva soltanto a ritardare l’accertamento delle responsabilità.


La partita si svolge mentre il Sudafrica affronta problemi economici e sociali che richiederebbero un esecutivo concentrato su crescita, occupazione, infrastrutture e sicurezza energetica. L’incertezza sulla leadership può indebolire la capacità del governo di portare avanti le riforme e aggravare le tensioni all’interno della coalizione. Anche se per approvare una rimozione presidenziale sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi, il semplice avanzamento del procedimento potrebbe produrre effetti rilevanti sugli equilibri dell’ANC e sulla successione politica. La decisione dell’Alta Corte concede a Ramaphosa tempo e spazio di manovra, ma lascia intatto il nodo centrale: stabilire se il caso Phala Phala sia una controversia ingigantita dallo scontro politico oppure una violazione incompatibile con la permanenza alla guida dello Stato.

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